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No! I vaccini anti Covid non sono stati autorizzati alla cieca senza essere testati

No, non ci hanno somministrato un vaccino senza testarlo prima

Circola su Facebook un elenco di vari pericoli per i quali i vaccini contro il nuovo Coronavirus non sarebbero stati testati. «Una scienza molto veloce che viaggiava tramite accordi personali con messaggi Whatsapp (cancellati) e ricchi bonifici bancari – commenta l’autore – Sono certo che le scuse non siano più sufficienti. Ora pretendiamo giustizia». Si va dalla cancerogenicità agi presunti effetti su bambini e donne in gravidanza.

Per chi ha fretta:

  • I vaccini sono stati autorizzati in via emergenziale dopo tre fasi di sperimentazione clinica.
  • Non sono stati distribuiti subito a tutti ma si è proceduto per fasce di popolazione tenendo conto dell’equilibrio rischi-benefici.
  • Le agenzie del farmaco hanno continuato a vigilare riscontrando che i benefici sono superiori ai presunti rischi.
  • Vaccinarsi non è un fattore di rischio per il cancro.
  • Le donne in gravidanza corrono maggiori rischi contraendo la Covid senza protezioni.
  • I vaccini sono stati autorizzati dai 5 anni in su solo dopo aver visto che non sussistevano pericoli nelle altre fasce di popolazione.
  • Vaccinarsi protegge contro le forme gravi di Covid-19 e riduce globalmente la circolazione del virus, infatti le varianti Covid sono emerse sempre dove non si vaccinava o lo si faceva poco.

Analisi

Abbiamo aggiornato il testo in oggetto inserendo i link alle nostre precedenti analisi per ogni evento avverso elencato, a dimostrazione del fatto che si tratta di vecchi temi ancora circolanti ignorando le spiegazioni. Elencarli assieme non li rende meno falsi o fuorvianti: una somma di zeri dà sempre zero.

QUINDI, PER RIASSUMERE:
Non hanno testato la cancerogenicità.
Non hanno testato la genotossicità.
Non hanno testato il rischio di provocare malattie autoimmuni.
Non hanno testato gli effetti sulle donne in gravidanza.
Non hanno testato gli effetti sui bambini.
Non hanno testato la capacità di bloccare la trasmissione del virus.
Tuttavia ci hanno detto che dovevamo fidarci della (loro) scienza.
Una scienza molto veloce che viaggiava tramite accordi personali con messaggi Whatsapp (cancellati) e ricchi bonifici bancari.
Infine, hanno imposto una tessera verde, sospensioni, licenziamenti, ghettizzazioni, emarginazioni e discriminazioni basandosi su presunte prove dichiarate ormai ufficialmente non vere.
Sono certo che le scuse non siano più sufficienti. Ora pretendiamo giustizia.
Dott. Stefano Manera

Risulta presente un messaggio completamente falso, che circola attraverso lo screenshot dell’avviso Facebook «i vaccini anti COVID-19 vengono sottoposti a numerosi test di sicurezza ed efficacia prima di essere approvati» con il timbro «falso». L’immagine circolava già nel 2021 e recentemente anche nei canali QAnon:

Le tre fasi di sperimentazione clinica

L’idea sottintesa nel testo è che siano stati somministrati alla cieca dei vaccini indiscriminatamente a tutta la popolazione, senza che vi fosse contrapposto un rischio più alto. Le cose non stanno così e non lo scopriamo solo oggi. I vaccini Covid distribuiti nei Paesi occidentali hanno ricevuto una autorizzazione emergenziale a seguito del superamento di tre fasi di sperimentazione clinica. La velocità con cui li abbiamo ottenuti si deve allo snellimento delle procedure burocratiche (non di quelle scientifiche); all’esistenza di nuove tecnologie già sperimentate in altri ambiti (vedasi la catena di produzione dei vaccini a mRNA); e alla natura stessa della pandemia, che ha reso disponibili tanti volontari.

Tutto è cominciato dai test preclinici, con l’impiego di topi e primati non umani (grazie alla Sperimentazione animale). Per la verità sono stati fatti prima ancora degli esperimenti in vitro sui componenti dei vaccini: particelle lipidiche e mRNA. Dati i primi indizi di efficacia e sicurezza si è passati alla Fase I, per accertare che non vi fosse un rilevante pericolo nelle persone. Vengono coinvolte poche persone, perfettamente sane, appartenenti al personale sanitario. Qui si sperimentano anche i primi dosaggi. Nella Fase II centinaia di volontari divisi in gruppi con differenti caratteristiche. È previsto un gruppo di controllo a cui viene somministrato placebo. Si arriva quindi alla Fase III dove queste verifiche vengono fatte a decine di migliaia di persone.

Dopo questo iter non sono emersi eventi avversi rilevanti, mentre è stato visto che i vaccini avevano alte probabilità di proteggere almeno contro le forme gravi di Covid-19. È il cosiddetto endpoint primario, necessario per ottenere l’autorizzazione emergenziale. Come abbiamo ribadito in un precedente articolo, non è un complotto, ma si sapeva fin da prima che fosse cominciata la distribuzione (per approfondire leggete qui e qui).

Bilancio rischi-benefici e priorità

L’autorizzazione le case farmaceutiche non possono darsela da sole, né dispongono dei mezzi che hanno i Governi per ulteriori accertamenti. Ragione per cui sono circolate nei gruppi No vax circolari aziendali, dove sembrava che gli azionisti non fossero sicuri del vaccino prodotto dalla propria azienda. Ma questo è normale: l’autorizzazione viene data dagli enti competenti, come l’Ema europea e l’Aifa italiana. Queste ultime hanno indagato sugli eventi avversi che sembravano maggiormente correlati ai vaccini: miocardite e trombosi, verificando che i presunti rischi erano di gran lunga inferiori ai benefici del vaccino, anche considerato che i medesimi pericoli erano più probabile contraendo una infezione facendo affidamento alla sola immunità naturale.

Non si possono considerare tutti gli eventi avversi riportati nei database come il Vaers americano e la EudraVigilance europea, i quali non verificano la loro reale entità. Tanto meno è possibile verificare qualsiasi effetto collaterale ci venga in mente. Altrimenti nessun farmaco verrebbe autorizzato. Non a caso nei bugiardini spesso troviamo elencati anche problemi mai accertati, per puro scrupolo legale.

Così i vaccini non sono stati distribuiti indiscriminatamente a tutti. Si è sempre considerato il livello di rischio. Quindi prima si sono vaccinati gli operatori sanitari, poi i più anziani, andando man mano a scendere nelle fasce di età, considerando anche la condizione di salute. Solo dopo si è arrivati a vaccinare bambini e donne in gravidanza.

A cosa è servito il Green pass

Vari studi hanno mostrato che la protezione dei vaccini cala dopo quattro mesi, anche se è stato osservato che quella contro le forme gravi resta alta, anche rispetto alla variante Omicron. Ragione per cui sono state necessarie delle dosi booster (vedasi terza e quarta dose). Anche questo è del tutto normale: tutti i vaccini antigenici (come quelli Covid, ovvero basati sull’antigene virale) necessitano di almeno tre dosi entro un anno, come quello contro la Difterite, Polio (di Salk), Tetano, Epatite B, Pertosse e Papilloma.

Ma i vaccini da soli non bastano, così come non basta una cintura di sicurezza se si guida a 200Km/h senza freni. Anzi, si raccomanda proprio ai vaccinati di non abbassare la guardia. Non di meno, anche se i vaccini Covid non garantiscono la protezione dal contagio al 100%, abbiamo comunque una ridotta probabilità che questo accada (vedasi il technical report del European centre for disease prevention and control (Ecdc) del 21 aprile 2021). Inoltre una ricerca canadese dell’aprile scorso ha suggerito che i non vaccinati aumentino le probabilità di contagio anche nei vaccinati. Si tratta di risultati attesi, perché li vedevamo già nei dati storici sull’emergere delle varianti Covid. Queste sono apparse sempre in popolazioni non vaccinate o che avevano introdotto scarsamente i vaccini:

  • Alfa – Regno Unito: 20 settembre 2020, 0% della popolazione vaccinata;
  • Beta – Sud Africa: 19 agosto 2020, 0% della popolazione vaccinata;
  • Gamma – Brasile, 11 settembre 2020, 0% della popolazione vaccinata;
  • Delta – India, 23 ottobre 2020, 0% della popolazione pienamente vaccinata;
  • Eta – Nigeria, 20 dicembre 2020, 0% della popolazione pienamente vaccinata;
  • Iota – New York, 23 novembre 2020, 0% della popolazione pienamente vaccinata;
  • Kappa – India, 1° dicembre 2020, 0% della popolazione pienamente vaccinata;
  • Lambda – Perù, 30 novembre 2020, 0% della popolazione pienamente vaccinata;
  • Mu – Colombia, 11 gennaio 2021, 0% della popolazione pienamente vaccinata;
  • Omicron – Sud Africa Botswana, novembre 2021, dove appena il 20% della popolazione era stata pienamente vaccinata.

Appare evidente che vaccinarsi riduca al virus la probabilità di moltiplicarsi, dunque di mutare. Il fatto che proprio Omicron sia stata trovata per la prima volta in soggetti vaccinati, rispecchia proprio quanto osservato dai ricercatori canadesi: chi sceglie di non vaccinarsi ha più probabilità di trasmettere il virus, anche a chi si è vaccinato. Anche questa non è una novità di questa pandemia, si chiama immunità di gregge, declinata all’epidemiologia della Covid-19.

Ecco a cosa sono serviti i passaporti vaccinali, come il Green pass: a limitare i danni che avrebbero potuto fare i non vaccinati; in particolare quelli che hanno scelto di non farsi inoculare, ignorando la dimensione sociale e poco egoistica delle campagne vaccinali.

Conclusioni

L’elenco condiviso su Facebook semplifica la complessa impresa che ha portato all’approvazione emergenziale dei vaccini Covid. I punti elencati privati del loro contesto restituiscono un’immagine falsa, ovvero che la popolazione sia stata sottoposta a qualcosa di non sperimentato, ignorando potenziali pericoli non giustificati. Tutto questo non trova fondamento, proprio alla luce degli studi e delle precauzioni che sono state adottate. Approfondendo cosa si intende per efficacia dei vaccini e conoscendo l’epidemiologia della Covid-19 è possibile comprendere la reale funzione dei passaporti vaccinali.

Edit – Due link sono stati sostituiti all’interno del primo quote. con riferimenti più chiari per il lettore

Questo articolo contribuisce a un progetto di Facebook per combattere le notizie false e la disinformazione nelle sue piattaforme social. Leggi qui per maggiori informazioni sulla nostra partnership con Facebook.

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