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I vaccini a mRNA possono provocare il cancro? Lo dicono i No vax, non gli studi scientifici

Non è stato dimostrato un collegamento di alcun tipo tra vaccino anti-Covid e tumori

Dopo un anno di somministrazioni non emergono evidenze che possano associare i vaccini a mRNA a un rilevante rischio di gravi eventi avversi, mentre risulta palese a quali pericoli si incorra contraendo il nuovo Coronavirus senza un Sistema immunitario preparato a riconoscerlo in anticipo. Attraverso gli ambienti No vax vengono proposti via Facebook diversi post con messaggi estremi e terrorizzanti. Basti pensare a quello dove si vuole far credere che i vaccini provochino una sindrome simile all’Aids (qui e qui). Oggi trattiamo invece quelle narrazioni dove si rispolverano le associazioni tra vaccini e insorgenza di tumori (su Facebook circolano vari esempi qui, qui e qui). Altri più “moderati” parlano di vaccini che aggraverebbero dei tumori già in corso. Come al solito vengono usati studi – o altre pubblicazioni scientifiche spacciate come tali – che trattano altro o non sono in grado di dimostrare granché, per stessa ammissione degli autori.

Per chi ha fretta:

  • I case report non sono studi scientifici e non possono dimostrare un collegamento causale tra i vaccini a mRNA e i tumori o un loro incremento.
  • Gli studi citati trattano l’ipotetica correlazione tra un certo tipo di casi oncologici e infezioni dovute a SARS-CoV-2 o altri patogeni.
  • L’azione delle proteine virali in un contesto infettivo non è paragonabile con quello dei vaccini.

Analisi

La proteina Spike è centrale nelle narrazioni che analizzeremo. Si tratta del principale antigene di SARS-CoV-2, ovvero una proteina che permette al virus di infettarci, moltiplicandosi nelle nostre cellule. I vaccini a mRNA trasportano un frammento di codice genetico che induce l’organismo la sola produzione della Spike, in modo da stimolare la produzione di anticorpi. Quello dei presunti collegamenti tra la Spike derivata dai vaccini e i gravi eventi avversi è un vecchio cavallo di battaglia No vax, ne abbiamo parlato già in tanti articoli del progetto Open Fact-Checking (per cominciare potete leggere qui, qui e qui). Nella seguente analisi tratteremo invece narrazioni dove i vaccini vengono collegati ad alcuni tipi di tumori, sia come causa scatenante, sia come fattore di accelerazione della loro proliferazione.

I case report non sono studi scientifici

Tra gli articoli citati (o copia-incollati) c’è un case report (non uno studio, ma l’osservazione di casi clinici), che per definizione non può dimostrare una associazione causale.

«Se avete tumori in corso, fare il siero potrebbe accelerare di molto la loro diffusione»: questo messaggio è stato attribuito (o viene riportato) a Stefano Montanari, autore apprezzato negli ambienti No vax, ma la frase compare identica in altri post, con la medesima fonte citata.

Peraltro il documento riguarda un singolo paziente di 66 anni:

Un uomo di 66 anni senza anamnesi significativa ad eccezione di ipertensione, ipercolesterolemia e diabete di tipo 2 si è presentato il 1 settembre 2021 con linfoadenopatie cervicali che sono diventate recentemente evidenti durante una sindrome simil-influenzale. Le due dosi di vaccino mRNA BNT162b2 erano state somministrate, rispettivamente, 5 e 6 mesi prima nel deltoide sinistro. […] Sono necessari studi dedicati per determinare se questo caso può essere estrapolato a popolazioni di pazienti con AITL o altri linfomi a cellule T periferici che coinvolgono cellule TFH.

I ricercatori ammettono di non avere nulla di probatorio. Il discorso vale se consideriamo il vaccino sia come potenziale causa scatenante del tumore, sia come fattore che ne acceleri la proliferazione. Del resto mancano evidenze rilevanti anche nel resto della letteratura:

Considerando i pazienti oncologici, lo studio più informativo è stato condotto su una serie di 728 pazienti che avevano ricevuto il vaccino mRNA BNT162b2 […] È interessante notare che in nessuno di questi studi è stata considerata la possibilità che i vaccini a mRNA possano aver avuto un ruolo nello sviluppo dei linfonodi maligni. In effetti, il consenso finora è che l’insorgenza di linfoadenopatie ipermetaboliche non dovrebbe mettere in discussione la sicurezza dei vaccini mRNA, né in individui sani né in pazienti con condizioni neoplastiche.

Il case report citato in un video di SocialTV (l’autore del video è noto, ne parliamo qui)

Come si assocerebbero tumori e vaccini?

Per come viene spiegato dagli autori, potrebbe sembrare che nonostante 728 casi, gli scienziati ottusi non vogliano vederci un collegamento causale. Ma la fonte a cui fanno riferimento i ricercatori non riporta direttamente quella cifra, che troviamo a sua volta tra le sue reference. Comunque, risulta interessante leggere come mai gli autori di questo ulteriore studio non vedono una chiara associazione:

Inoltre, dovremmo anche tenere conto del fatto che non è possibile ottenere informazioni chiare sulla prevalenza di questi risultati della PET nei destinatari del vaccino COVID-19 utilizzando solo questi case report e piccole serie di casi, perché questi manoscritti sono fortemente influenzati da bias di pubblicazione; in altre parole, è più probabile che vengano pubblicati risultati positivi (presenza di un aumento dell’assorbimento del radiofarmaco alla PET con diversi radiotraccianti dopo la vaccinazione) rispetto ai risultati negativi (assenza di un aumento dell’assorbimento del radiofarmaco alla PET con diversi radiotraccianti dopo la vaccinazione).

Cos’è il linfoma a cellule T angioimmunoblastico (AITL)

In queste fonti abbiamo visto la sigla «AITL», che sta per linfoma a cellule T angioimmunoblastico. La causa è ancora sconosciuta. Si ipotizza sia una «risposta disfunzionale del Sistema immunitario» in risposta a un antigene. Ma con questo termine si definisce una qualsiasi proteina che induce la produzione di anticorpi. Insomma, sarebbe molto più probabile con la proliferazione di un patogeno durante una vera infezione.

Del resto i fattori di rischio di AITL non sono stati ancora confermati. Tra quelli sospetti abbiamo le infezioni da virus Epstein-Barr; Citomegalovirus; il virus dell’epatite C, i virus dell’herpes umano 6 e 8 e l’Hiv. Sono stati collegati all’AITL anche il batterio della Tubercolosi e il fungo Cryptococcus. Il contesto è sempre quello di una infezione patogena, non di una vaccinazione.

Infezione e vaccinazione non sono paragonabili

Viene citato anche un paper che tratta la simulazione di una infezione da SARS-CoV-2 attraverso il software HADDOCK 2.2. Non viene fatta mai menzione di vaccini a mRNA. Si parla invece di una potenziale nuova pista per studiare gli effetti dell’infezione da SARS-CoV-2 sui malati oncologici:

Abbiamo eseguito un’analisi bioinformatica per studiare l’interazione della proteina della subunità S2 di SARS-nCoV-2 del nuovo Coronavirus con […] oncosoppressori p53 e BRCA-1/2 – continuano i ricercatori -. In questa breve comunicazione riportiamo per la prima volta l’interazione tra le proteine della subunità S2 con […] oncosoppressori. Questo risultato preliminare aprirà una nuova direzione per studiare l’effetto del nuovo Coronavirus nei malati di cancro.

Un conto è l’azione della proteina virale in un contesto di infezione, un altro è quando questa è contenuta (o indotta) dal vaccino. Per esempio, contro il Papilloma virus (Hpv) – associato al tumore del collo dell’utero -, esiste un vaccino. Evidentemente si ritiene più probabile che il principale fattore di rischio sia l’infezione, non la singola proteina virale contenuta nel vaccino. Se invece dovessimo applicare l’interpretazione dei No vax, dovremmo dedurre che è il vaccino anti-Hpv causi il tumore o ne acceleri la proliferazione se già esistente.

Conclusioni

Le narrazioni qui analizzate applicano una sorta di proprietà transitiva tra infezione e vaccinazione, ma gli effetti della prima non possono essere paragonati con la seconda. Si tratta di contesti diversi. Un conto è la proliferazione di antigeni dovuta a una infezione in atto, un altro sono le singole proteine indotte dalla vaccinazione. Abbiamo visto inoltre che tra i fattori di rischio ipotizzati delle forme tumorali citate non vi sono mai i vaccini, bensì l’azione di vari patogeni. Ancor meno evidenze si possono trovare se vogliamo collegare i vaccini a un incremento di tumori pre-esistenti. Fare menzione a dei case report non aiuta affatto, questo genere di pubblicazioni scientifiche da sole non possono dimostrare un collegamento di causa-effetto. Da quello che gli stessi ricercatori riportano, si evince che finora nulla di rilevante è emerso nella letteratura scientifica.

Questo articolo contribuisce a un progetto di Facebook per combattere le notizie false e la disinformazione nelle sue piattaforme social. Leggi qui per maggiori informazioni sulla nostra partnership con Facebook.

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