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No, le donne in gravidanza non sono state usate come cavie per testare i vaccini

Il medico dimentica che abbiamo solo riscontri di quanto sia pericoloso per le future madri infettarsi senza vaccino

Circola un video dove il dottor Giovanni Frajese, già sospeso dall’Ordine dei medici, afferma che «vaccinare le donne in gravidanza senza sperimentazione è da irresponsabili». Chi lo intervista fa riferimento all’ultimo intervento in una sala conferenze della Camera dei deputati, sostenendo che quanto affermato non fosse stato smentito da esperti. In realtà abbiamo visto che è vero l’esatto contrario. Frajese faceva infatti una serie di affermazioni sui vaccini contro il nuovo Coronavirus, rivelatesi infondate, spesso proprio dalla lettura delle stesse fonti che presenta. Una parte del filmato – che andremo qui ad analizzare -, è stata condivisa via Facebook dal canale Visione TV con una falsa affermazione: «Frajese spiega come le donne in gravidanza, fascia sociale che la medicina ha sempre tutelato, siano state usate come cavia con vaccini non sperimentati».

Per chi ha fretta:

  • Le donne in gravidanza non sono state usate come «cavie» per i vaccini anti Covid-19.
  • Nessuno ha esteso la vaccinazione alle madri in gravidanza “alla cieca”. Si è visto prima che la probabilità di eventi avversi gravi era relativamente nulla rispetto ai benefici.
  • Per le donne in dolce attesa l’analisi costi-benefici ha indicato che i presunti rischi della vaccinazione sono ampiamente superati dai benefici.
  • Se oltre ai potenziali rischi di cui abbiamo indizi dovessimo verificare qualsiasi altro rischio ipotetico, nessun farmaco riceverebbe l’autorizzazione.

Analisi

Anche il modo in cui viene condiviso l’intervento di Frajese appare del tutto fuorviante:

Donne in gravidanza usate come cavie – si legge nella didascalia che incornicia la clip -, Frajese spiega come le donne in gravidanza, fascia sociale che la medicina ha sempre tutelato, siano state usate come cavia con vaccini non sperimentati – continua la pagina Visione Tv, nella didascalia che presenta il filmato.

La condivisione di Visione Tv.

Le fonti di Frajese

Al minuto 1:12 della clip viene mostrato il frame di una pagina del sito di Ema, dove si evincerebbe, secondo Frajese, che i vaccini Covid siano stati dati alle donne in gravidanza senza verificarne la pericolosità. In pratica le donne in dolce attesa sarebbero state lasciate al loro destino, per vedere cosa succedeva: delle cavie umane in piena regola, secondo chi condivide questo genere di contenuti.

Nella slide successiva, tratta dal sito EpiCentro, si evincerebbe che «non è stato fatto nessuno studio […] solamente in topi». La narrazione di Frajese ricorda molto la stessa utilizzata in precedenza per sostenere che non esistano ricerche sulla cancerogenicità del vaccino di Moderna, questo perché dagli studi sulla genotossicità (premessa da cui si può evincere un potenziale rischio di cancro) è stato visto come la probabilità fosse estremamente bassa. Non si possono fare esperimenti su qualsiasi cosa venga ipotizzata, altrimenti non dovremmo somministrare alcun farmaco.

Donne in gravidanza usate come cavie?

Ancora una volta riscontriamo una narrazione affatto supportata dalle fonti scientifiche. Come avevamo già appurato in due precedenti analisi (qui e qui), SARS-CoV-2 è da solo il principale fattore di rischio per le donne in gravidanza, cosa che con la vaccinazione diventa sensibilmente meno probabile. Suggeriamo a tal proposito una analisi del dottor Salvo Di Grazia, debunker e medico, pubblicata il 17 maggio 2021 da Dottore, ma è vero che…? (FNOMCeo), dove si elencano i rischi della Covid-19 in gravidanza. Più recentemente, Di Grazia si è espresso su Twitter, facendo notare che l’iniziale esenzione delle donne in gravidanza era noto e rientrava del tutto nella normale prassi:

Per quanto riguarda le donne gravide vaccinate, si è visto in diversi studi che trasmettono gli anticorpi al nascituro senza riscontrare danni per quest’ultimo. Le ricerche in merito esistono, anche se relativamente poche. Infatti, non abbiamo segnali che facciano pensare ai vaccini Covid come fattore di rischio rilevante in gravidanza. Anche ignorando il fatto che l’mRNA dei vaccini è in questi contesti innocuo, questo comunque permane nel sito dell’iniezione, per poi venire degradato.

Del resto bambini e donne in gravidanza (qui e qui) non hanno ricevuto subito il vaccino, proprio perché per principio di precauzione si doveva accertare ulteriormente la sicurezza dei vaccini, nella cosiddetta «quarta fase di sperimentazione», rappresentata dalla distribuzione a milioni di persone, dopo tre fasi di ampi studi clinici. Sono cose che sappiamo da due anni, come potete appurare dalle nostre analisi pubblicate nel 2020 (per es. qui e qui).

Mancano gli studi?

Abbiamo premesso che gli studi non mancano, anche se sono pochi, perché non sussistono elementi che facciano pensare a gravidanze a rischio, per altro sappiamo che questa eventualità è più probabile se si contrae la Covid-19 senza protezione. Prendiamo per esempio due articoli del New England Journal fo Medicine, uno studio del giugno 2021, compatibile con quello citato dallo stesso Frajese nell’intervista integrale, e una lettera dell’ottobre dello stesso anno: entrambi (come altre fonti simili) non riscontrano differenze rispetto alla norma. Riportiamo una parte dell’ultima fonte, che rispecchia quanto emerso nella letteratura scientifica fino a oggi:

I nostri risultati suggeriscono che il rischio di aborto spontaneo dopo la vaccinazione con mRNA Covid-19 prima del concepimento o durante la gravidanza è coerente con il rischio atteso di aborto spontaneo; questi risultati si aggiungono alle prove accumulate sulla sicurezza della vaccinazione con mRNA Covid-19 in gravidanza.

In generale, spetta a chi fa affermazioni riguardo alla presunta pericolosità dei vaccini in gravidanza presentare fonti chiare, che mostrino evidenze precise in merito.

Conclusioni

Le donne in gravidanza (come i bambini) non sono state coinvolte subito nella vaccinazione, proprio per principio di precauzione. I vaccini sono stati distribuiti con priorità prima alle fasce più a rischio e man mano estesi a tutti, riscontrando progressivamente la scarsità di rischi a fronte dei notevoli benefici. Per esempio, è noto che in gravidanza è ben più rischioso contrarre la Covid-19 senza alcuna protezione.

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