Le figlie in comunità da un anno, le liti, le 12 coltellate: cosa sappiamo del femminicidio di Trapani

La lite, culminata con l’omicidio della 29enne, sarebbe iniziata da una discussione sulle due gemelline della coppia

Trovato con l’arma con cui aveva appena ucciso la moglie di 29 anni, Maria Amatuzzo, ora il 63enne Ernesto Favara davanti al magistrato fa scena muta. Durante l’interrogatorio della giudice Stefania Tredici, il pescatore in pensione di Marinella di Selinunte, in provincia di Trapani, ha scelto di non rispondere alle domande, evitando di fornire agli inquirenti qualsiasi elemento utile per individuare il movente. Quando nel pomeriggio del 24 dicembre i carabinieri sono arrivati in Via Cassiopea, dove l’uomo viveva con la giovane donna da circa cinque anni, Favara aveva ancora il mano il coltello. Secondo quanto accertato dal medico legale nella prima ispezione effettuata sul corpo della donna, la 29enne è stata assassinata con dodici coltellate all’addome, indicando che probabilmente l’arma usata per il delitto è un grosso coltello da cucina. Nelle prossime ore verrà anche eseguita l’autopsia disposta dalla Procura di Marsala. Dalle prime ricostruzioni, pare che la 29enne avesse lasciato l’abitazione da qualche giorno e che fosse rientrata proprio il 24 dicembre per prendere qualche oggetto personale. In casa però c’era il marito con cui sarebbe scoppiata una forte lite, con buona probabilità legata alle figlie, le due gemelline di appena 4 anni che da un anno vivono in una comunità di alloggio.


I due matrimoni passati, le liti e le figlie affidate alla comunità

Dopo le prime ore di indagini il capitano dei carabinieri di Castelvetrano Pietro Calabrò riferisce di rapporti molto tesi tra i due coniugi. «La conflittualità tra i due era nota», spiega. Poi poche ore fa l’ennesima lite, finita stavolta in tragedia. La storia d’amore era nata poco più di cinque anni fa. Entrambi con un matrimonio alle spalle, lui rimasto vedovo e con due figli. Anche la 29enne aveva due figli che però non vivevano più con lei. Dopo un anno di relazione Favara e Amatuzzo decidono di sposarsi e nello stesso anno diventano genitori di due gemelline, le stesse che da un anno erano state tolte ai genitori per motivi non noti.


Il fratello dell’assassino: «L’ho visto con il coltello in mano»

A raccontare gli attimi di terrore subito dopo l’assassinio di Maria Amatuzzo è il fratello dell’omicida, Antonino Favara. «Ero a casa e stavo dormendo, quando ho sentito qualcuno che gridava “aiuto, aiuto”, mi sono affacciato dal balcone del primo piano sul cortile e ho visto mio fratello nel cortile ancora col coltello in mano». I due fratelli vivono da 5 anni nello stesso appartamento: «Ma è ampio e ognuno ha i propri spazi», racconta. Antonino Favara a pranzo era rientrato da Marsala, dove si era sottoposto ad alcuni esami medici. «Ho parlato con mio fratello chiedendogli cosa avremmo preparato per la cena di Natale», racconta ancora, «poi sono andato a letto. Nel pomeriggio ho sentito le grida, mi sono alzato, mi sono messo i pantaloni, ho preso la stampella e mi sono affacciato e ho visto mio fratello ancora col coltello in mano insanguinato». Sentito dai carabinieri ha spiegato a quel punto di aver chiesto a Ernesto cosa avesse fatto: «Lui mi ha risposto: “Mi ha fatto perdere le bambine”». L’uomo ha chiarito che «da lunedì scorso» la moglie del fratello non era più in casa. «Ma Ernesto non aveva mai dato segni di squilibrio», ha aggiunto.

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