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Cosa sta succedendo in Brasile, e perché è così simile ai fatti americani di due anni fa

08 Gennaio 2023 - 21:16 OPEN
epa10396231 Bolsonaro supporters storm the National Congress in Brasilia, Brazil, 08 January 2023. Hundreds of supporters of former Brazilian President Jair Bolsonaro invaded the headquarters of the National Congress, and also Supreme Court and the Planalto Palace, seat of the Presidency of the Republic, in a demonstration calling for a military intervention to overthrow President Luiz Inacio Lula da Silva. The crowd broke through the cordons of security forces and forced their way to the roof of the buildings of the Chamber of Deputies and the Senate, and some entered inside the legislative headquarters.  EPA/ANDRE BORGES
I sostenitori dello sconfitto Bolsonaro hanno preso d'assalto i palazzi del potere proprio come quelli di Trump fecero a Capitol Hill il 6 gennaio 2021
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Pur nella sua drammaticità, e il suo esito imprevedibile, la vicenda in corso in Brasile è (purtroppo) fin troppo facile da analizzare. Due giorni dopo il secondo anniversario dell’assalto a Capitol Hill la storia si ripete con una sceneggiatura praticamente identica nella capitale del Brasile. I supporter più facinorosi dell’ex presidente Bolsonaro hanno preso d’assalto i palazzi del potere di Brasilia, nella piazza dove c’è la sede della presidenza ma anche del Congresso e della Corte suprema brasiliana. E così come quel 6 gennaio del 2021 a Washington a occupare e a devastare gli uffici e le aule rappresentative sono manifestanti violenti accomunati dalla contestazione del risultato elettorale che ha visto Bolsonaro battuto da Lula nelle presidenziali di due mesi fa. E e c’è un’altra eclatante similitudine perché Jair Bolsonaro allo stesso modo di Donald Trump due anni fa non ha ancora riconosciuto la vittoria dell’avversario, aprendo la strada a una narrazione alternativa complottista, secondo cui il successo di Lula sarebbe il frutto di brogli e manovre di poteri forti. Un copione ormai noto, ma non per questo meno inquietante, visto che la contestazione sistematica dei fatti quando non sono favorevoli è ormai essa stessa una strategia politica.

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