Imu sulle case dei coniugi, le richieste di rimborso sui versamenti effettuati dal 2017: requisiti e novità

Il cambiamento comporta una notevole perdita di gettito per i Comuni, che adesso dovranno effettuare accertamenti

La sentenza sull’Imu dalla Corte Costituzionale arrivata lo scorso ottobre inizia a tradursi in termini di rimborsi. L’imposta municipale propria legata al possesso di immobili, che prevede un’esenzione per le abitazioni principali, è stata infatti estesa anche alle seconde case, nel caso di coniugi che risiedano in strutture diverse di cui sono i rispettivi proprietari. I contribuenti coinvolti, adesso, iniziano a chiedere di riavere indietro quanto versato negli anni scorsi, fino al 2017. Dovranno tuttavia tenere a mente, come ricorda Il Messaggero, che il rimborso non sarà automatico. La modifica infatti comporta per gli enti locali una notevole perdita di gettito. E dunque dopo il via libera della Consulta si faranno accurate verifiche sulla condizione delle coppie che presentano domanda. Non basterà la semplice residenza, ma bisognerà dimostrare l’effettiva dimora presso il secondo immobile.


Le novità

L’imposta municipale è stata sganciata dal concetto di «nucleo familiare», abbattendo i limiti nei confronti delle coppie legalmente sposate. I giudici hanno infatti ritenuto che esistesse una sorta di discriminazione nei confronti di quest’ultime: partner in situazioni del tutto equivalenti potevano beneficiare senza ostacoli della doppia esenzione, in assenza del legame formale. Dunque adesso l’agevolazione non sarà riconosciuta solo per gli immobili dei coniugi costretti a vivere (ad esempio per ragioni lavorative) in Comuni diversi. La possibilità di non pagare versare il tributo comunale su nessuno dei due immobili è riconosciuta anche all’interno dello stesso Comune. Rimane un’ipotesi eccezionale, che però «non può essere esclusa a priori date sia le grandi dimensioni di alcuni comuni italiani, sia la complessità delle situazioni della vita».


Le richieste

I proprietari si stanno dunque cominciando ad attivare. Confedilizia ha predisposto un modello di istanza disponibile presso gli sportelli delle associazioni territoriali. L’anno più lontano nel tempo relativamente al quale è possibile fare richiesta è il 2017, a causa dei 5 anni di prescrizione. I proprietari aspirano a un rimborso dei versamenti nel corso dell’intero anno. Ma forse la prima rata (che scadeva il 16 giugno) verrà considerata prescritta, dal momento che la sentenza risale allo scorso ottobre. I contribuenti a cui fanno capo le case che appartengono alle categorie considerate «di lusso »- come le ville (A1, A8 e A9) che sono comunque soggette a Imu – potranno richiedere la differenza tra quanto dovuto in base alla sola aliquota abitazione principale e quanto invece effettivamente pagato.

Le perdite dei comuni

Una stima ufficiale a livello nazionale sulle potenziali perdite che subiranno i Comuni, al momento, non esiste. Il Messaggero riporta l’esempio del Comune di Roma, che ha stimato una perdita annuale di circa 150 milioni su un introito complessivo che si avvicina a 1,3 miliardi. Senza contare gli arretrati che dovranno essere versati relativamente alle richieste di rimborso. Per questo adesso le amministrazioni, pur adeguandosi alle indicazioni della Consulta, effettueranno minuziosi accertamenti per evitare di perdere entrate a fronte di situazioni fittizie.

Continua a leggere su Open

Leggi anche: