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Scontri ultras, la procura di Arezzo indaga nove tifosi anche per «attentato alla sicurezza dei trasporti»

16 Gennaio 2023 - 13:46 Redazione
Scontri tra tifosi della Roma e del Napoli nell'area di servizio Badia al Pino, vicino Arezzo, sull'Autostrada del Sole in un'immagine tratta dal Tgr Rai Toscana: un ferito è stato portato all'ospedale di Arezzo. All'origine degli scontri, secondo quanto si apprende dalla Questura di Arezzo, l'agguato teso da un gruppo di ultrà del Napoli ai romanisti in transito per raggiungere Milano: ne è nato poi un lancio reciproco di sassi e lacrimogeni, 8 gennaio 2023. +++ TWITTER/TGR RAI TOSCANA +++ ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE CUI SI RINVIA ++++ NPK +++
Si tratta di tre sostenitori della Roma e sei del Napoli, già sottoposti a Daspo dalle questure di appartenenza
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Nel fascicolo aperto dalla procura di Arezzo relativo agli scontri tra ultras dello scorso 8 gennaio, compare anche un filone di indagine per il reato di attentato alla sicurezza dei trasporti. I nove tifosi indagati, tre della Roma e sei del Napoli, potrebbero dover rispondere anche di questo illecito penale, oltre alla rissa aggravata e all’interruzione di pubblico servizio. Gli ultras in questione, protagonisti degli scontri sul tratto aretino dell’autostrada A1, all’altezza dell’area di servizio di Badia al Pino, sono già stati riconosciuti e sottoposti a Daspo dalle questure delle città di appartenenza. In ambienti vicini alla procura, inoltre, si dice che il numero di indagati potrebbe aumentare. Come si è arrivati a identificare i nove ultras sottoposti a Daspo? Gli investigatori delle questure di Roma e Napoli, con cui la questura di Arezzo lavora in sinergia, coordinate dal pubblico ministero Laura Taddei, sarebbero riusciti a identificare i trasgressori attraverso la comparazione di diversi filmati: quelli delle telecamere di videosorveglianza dell’area di servizio, quelli di video privati fatti con i cellulari da automobilisti in transito e quelli registrati all’interno degli stadi. Il lavoro di riconoscimento, però, è rallentato dal fatto che molti ultras, durante gli scontri, avevano il capo coperto da cappucci, scaldacolli e passamontagna.

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