Federica Brignone e la certezza «che avrò strascichi per sempre». Il consiglio a Sinner dopo l’infortunio: «Non faccia il mio errore»
«Non voglio passare tutta la vita a zoppicare». Otto mesi dopo i due ori olimpici di Milano-Cortina, Federica Brignone deve ancora fare i conti con il dolore alla gamba sinistra. Sabato 24 ottobre la Coppa del Mondo ripartirà da Sölden, ma lei non sarà al cancelletto di partenza. Dopo l’operazione di agosto riesce finalmente a camminare meglio, ma non sa quando potrà tornare a gareggiare. E soprattutto sa che l’infortunio continuerà ad avere conseguenze sulla sua vita: «Avrò strascichi per sempre», racconta in un’intervista al Corriere della Sera. Per ora, prima delle gare e delle medaglie, c’è una priorità: riuscire a muoversi senza dolore.
Il dolore dopo l’infortunio: «È un anno e mezzo che non faccio una vita normale»
Il 3 aprile 2025, durante i Campionati italiani in Val di Fassa, Brignone cade nella seconda manche dello slalom gigante. Riporta la frattura di tibia e perone e gravi lesioni al ginocchio sinistro. Dieci mesi dopo riesce a conquistare due medaglie d’oro alle Olimpiadi di Milano-Cortina, nel supergigante e nello slalom gigante. Ma il dolore non scompare. Il 25 agosto torna in sala operatoria per rimuovere la placca e le viti inserite dopo l’incidente.
«È un anno e mezzo che non faccio una vita normale. Dopo l’intervento di agosto vedo dei miglioramenti, sto camminando come non accadeva da prima dell’infortunio», racconta la sciatrice. Il recupero procede, ma non abbastanza da permetterle di riprendere le gare. E alla domanda su quando tornerà in pista, Brignone non si sbilancia: «Bella domanda… C’è bisogno di tempo: voglio tornare a fare quello che amo, ma solo quando starò davvero bene». Per lei, però, stare bene non significa soltanto poter tornare sugli sci. «Nella vita di tutti i giorni. Avrò strascichi per sempre, sto cercando di ridurli», spiega. E aggiunge: «Dopo l’infortunio ho sempre pensato prima alla persona, poi all’atleta».
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I rischi corsi alle Olimpiadi e la doppia medaglia d’oro
Nonostante le condizioni fisiche, a febbraio Brignone è riuscita a vincere due ori olimpici. Un ritorno che sembrava impossibile nei mesi successivi all’incidente. Ripensando ai rischi affrontati per partecipare ai Giochi, però, la campionessa non mostra rimpianti. «No, o meglio: tra virgolette. Sentivo di avere la situazione sotto controllo. Ma quando sali sugli sci, ti prendi sempre dei rischi».
La sua impresa è diventata anche un documentario, Federica – L’ultima Olimpiade, presentato alla Festa del Cinema di Roma. Le telecamere l’hanno seguita durante la riabilitazione e fino alla conquista delle medaglie. «Proprio una storia da film, nel senso: impossibile da realizzare», racconta Brignone. Tra i ricordi più forti dei Giochi, Brignone sceglie due momenti: «Il momento in cui ho tagliato il traguardo del gigante e mi sono girata verso il maxi-schermo: non capivo più nulla. E poi quando mi sono sentita chiamare “campionessa olimpica” davanti al presidente della Repubblica».
Il consiglio a Sinner: «Ho sottovalutato i segnali del mio corpo»
Durante l’estate, al J Medical di Torino, Federica Brignone ha incrociato anche Jannik Sinner. Al tennista raccomanda di non affrettare il recupero: «Il mio consiglio è prendersi il tempo che gli serve». Lei stessa ammette di aver fatto il contrario: «Nella mia carriera ho spesso sottovalutato alcuni segnali del mio corpo e ne ho pagato le conseguenze alla lunga». Per Brignone, l’infortunio del campione altoatesino è tra i più difficili da gestire: «Un atleta non si fermerebbe mai, Sinner non ha traumi che gli impediscono di camminare». Ma sulle possibilità di recupero del tennista non ha dubbi: «Jannik è talmente forte che se torna al 100% non si ferma più».
Il sogno di una casa sull’oceano e lo sport che le manca di più
Prima dell’intervento di agosto, Federica Brignone ha provato il kitesurf in Sardegna: «C’erano le condizioni ideali ma ho fatto fatica». Si è dedicata anche al downhill, le discese in mountain bike, sfruttando ogni momento libero per allenarsi. «È uno sport propedeutico, soprattutto dal punto di vista mentale», racconta. «Provo un’adrenalina simile a quando sono sugli sci». Le piacerebbe dedicarsi anche al surf, ma per farlo più spesso, scherza, «mi servirebbe una casa sull’oceano…». C’è però uno sport che l’infortunio le impedisce ancora di praticare e di cui sente particolarmente la mancanza: «Giocare a tennis».

