Messina Denaro potrebbe comparire davanti ai giudici già domani in video. Il sindacato di penitenziaria: «Evitare ogni contatto con l’esterno»

L’udienza a Caltanissetta del processo ai mandanti delle stragi di Capaci e via D’Amelio: al carcere dell’Aquila allestita una stanza per la videoconferenza

Il boss di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro potrebbe presentarsi per la prima volta davanti ai giudici domani, giovedì 19 gennaio, in collegamento video dall’interno del carcere “Le Costarelle” dell’Aquila, dove è detenuto dopo il suo arresto. La stanza delle videoconferenze all’interno del penitenziario di massima sicurezza, secondo quanto riporta l’Ansa, è pronta: U Siccu potrebbe collegarsi già domani nell’udienza del processo ai mandanti delle stragi di Capaci e via D’Amelio – nelle quali furono uccisi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – davanti alla Corte d’assise d’appello di Caltanissetta. L’ex superlatitante, infatti, in queste prime ore di detenzione al 41 bis sarebbe apparso in sostanziali buone condizioni fisiche, di certo psicologicamente solide, con il boss che avrebbe anche più volte sorriso e ironizzato con il personale carcerario. Dopo i primi controlli medici, lo staff medico del carcere ha dato il via libera allo svolgimento delle terapie all’interno della struttura penitenziaria. Intanto, il procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia, parlando al podcast del gruppo Gedi Metropolis, ha affermato di aver avuto «un breve colloquio» con il boss stragista in cui gli «ha spiegato che è nelle mani dello Stato e gli ho detto che avrà piena assistenza medica. Lui ha ringraziato».


«Impedire che al boss arrivino messaggi dall’esterno»

Il segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria, Aldo Di Giacomo, ha ribadito ora la necessità di avere «massima attenzione su cosa accade nelle carceri, dove vi sono boss sottoposti al 41bis». Al regime di “carcere duro” all’Aquila ci sono diversi nomi pesanti di Cosa Nostra, come Filippo Graviano, condannato all’ergastolo per essere stato uno dei mandanti delle stragi del ’92 e del ’93 e per l’uccisione di don Pino Puglisi, e Sandro Lo Piccolo, figlio del “barone di San Lorenzo” Salvatore, considerato uno dei boss più pericolosi di Cosa Nostra. L’obiettivo per Di Giacomo dev’essere pertanto quello di «impedire che da Messina Denaro e dagli altri mafiosi arrivino all’esterno messaggi e dall’altra raccogliere ogni dettaglio». Un compito «difficile», sottolinea il segretario del sindacato, sia a causa della mancanza di personale all’interno del penitenziario, sia per le norme europee a tutela della privacy. «Gli agenti del Gom (Gruppo Operativo Mobile) della Polizia penitenziaria, un gruppo specializzato, chiamato a operare su problemi specifici come la detenzione dei boss, sono pochi in un rapporto intorno a 0,5 per 1 detenuto al 41 bis e a rendere più difficile la sorveglianza ci sono anche norme europee a tutela della privacy», conclude. Al momento il carcere dell’Aquila ospita dodici donne – è l’unico penitenziario con la sezione femminile per il regime 41bis – e circa 160 uomini.


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