Ultime notizie CarovitaDelitto di GarlascoGiorgia MeloniIsraele
ATTUALITÀDomiciliariGenovaGiovanni TotiInchiesteLiguria

Caso Toti, la procura di Genova cerca una talpa interna. Aperto un fascicolo per rivelazione di segreto

14 Maggio 2024 - 11:36 Redazione
Paolo Emilio Signorini sale sullo yacht “Leila 2”, ormeggiato
presso i pontili di Marina Fiera Genova, il primo dicembre 2021. Quel giorno, alla vigilia della seduta del Comitato di Gestione che avrebbe dovuto deliberare sul rinnovo trentennale della concessione Terminal Rinfuse, Giovanni Toti, Paolo Emilio Signorini e Aldo e Roberto Spinelli si incontrano a pranzo, a bordo del “Leila 2”. Alle ore 12.45 arrivano Roberto Spinelli ed il padre Aldo, che ha in mano documenti, alcuni di ampio formato, probabilmente elaborati planimetrici, posati poi sul tavolo esterno a poppa dello scafo, dove appoggiano anche anche i loro cellulari. Alle 13.20 arriva Paolo Emilio Signorini, che, prima di entrare negli ambienti interni del natante, poggia il proprio telefono cellulare sul tavolo esterno, sul quale erano stati posizionati, oltre ai documenti portati da Aldo Spinelli, anche i telefoni dei due imprenditori. La foto è agli atti dell'inchiesta ligure. ANSA (npk)
I timori pm emersi per un'intercettazione che riguarda i fratelli Testa, adesso sospesi da Forza Italia
Google Preferred Site

C’è una talpa nell’inchiesta condotta dalla procura di Genova che ha coinvolto, portandolo agli arresti domiciliari, anche il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. Emerge da alcune intercettazioni fatte durante le indagini e per questo, in queste ore, è stato aperto un fascicolo per rivelazione di segreto d’ufficio: finora a carico di ignoti. Il 30 settembre 2020 i fratelli Arturo Angelo Testa e Italo Maurizio Testa, iscritti a Forza Italia in Lombardia e da ieri sospesi dal partito, vennero a Genova per incontrarsi con alcune persone della comunità riesina. Ma in quell’incontro un uomo con la felpa e il cappellino si avvicina a loro. Riconosciuto in Umberto Lo Grasso (consigliere comunale totiano) dice a Italo Testa: «Vedi che stanno indagando, non fate nomi e non parlate al telefono …. Stanno indagando». Maurizio Testa replica con tranquillità: «Si lo so, non ti preoccupare …. L’ho stutato (“spento” in dialetto siciliano, ndr)». Un comportamento, scrive il giudice per le indagini preliminari Paola Faggioni, «appare in tal modo integrare il delitto di favoreggiamento personale, avendo il predetto – avvisando i fratelli Testa a non parlare al telefono essendo in corso indagini (“stanno indagando”) – fornito un aiuto in favore dei predetti ad eludere le investigazioni a loro carico». Chi ha avvisato il consigliere Lo Grasso? La procura teme una fonte interna. Anche perché tra gli indagati figura il totiano Stefano Anzalone, ex poliziotto. Potrebbe anche esser che lo stesso Anzalone abbia millantato una indagine per far fuori proprio i fratelli Testa.

Leggi anche: