Virginia Raggi rinviata a giudizio per calunnia: i conti che non tornavano al Comune di Roma e quell’accusa di «minacce» all’ex ad di Ama

L’ex sindaca della Capitale a processo da settembre: Lorenzo Bagnacani l’ha denunciata dopo le accuse messe a verbale coi giudici. La vicenda e la replica di Raggi

L’ex sindaca di Roma Virginia Raggi andrà a processo con l’accusa di calunnia in riferimento ad alcune accuse mosse nel 2022 nei confronti dell’ex amministratore delegato di Ama Lorenzo Bagnacani. Il gup di Roma ha rinviato a giudizio oggi l’ex sindaca: la prima udienza è fissata per il prossimo 11 settembre. È l’epilogo, o meglio il passaggio a una nuova fase, di una vicenda che vede contrapposti Raggi e Bagnacani ormai da anni. Scorie di una stagione di potere M5s a Roma finita tra i veleni, nell’ambito di conti pubblici “ballerini” da far quadrare. Ad aprire il fronte giudiziario al termine di quell’esperienza fu Bagnacani: l’allora ad di Ama aveva registrato di nascosto un incontro avuto con la Raggi. Negli audio, oltre a giudizi giudizi negativi sullo stato in cui versava la Capitale, l’allora sindaca esercitava secondo l’esposto «pressioni indebite» sui vertici della municipalizzata dei rifiuti. Provate secondo i legali di Bagancani anche da svariati altri messaggi. A cosa puntavano quelle presunte pressioni? Ad ottenere la modifica del bilancio di Ama, in particolare per far sparire da quel documento il credito da 18 milioni di euro che la ditta vanava nei confronti del Comune, e che Raggi e i suoi non volevano ripagare.


Le accuse incrociate e il rinvio a giudizio

Interrogata in proposito nel 2022, l’ex sindaca M5s tentò di rivoltare la frittata, sostenendo di essere stata lei, al contrario, ad essere minacciata dallo stesso Bagnacani, oltre che dall’allora assessore all’Ambiente Pinuccia Montanari. «In qualche modo mi forzavano e minacciavano, dicendo che se non avessi approvato il bilancio come volevano loro riconoscendo i crediti io sarei stata responsabile del fallimento dell’azienda», con l’intenzione poi di svenderla ai privati, disse Raggi ai magistrati. Il gip prese molto sul serio quella denuncia, e dispose l’imputazione coatta dei due soggetti. Ma Bagnacani non solo negò tutto, ma denunciò a quel punto a sua volta l’ex sindaca per calunnia. Oggi l’esito di quella “contro-denuncia”. Nel ginepraio, al di là dei colpi bassi tra i due protagonisti della diatriba, restano coinvolti anche diversi altri membri del «raggio magico» dell’ex sindaca, che dovranno presto difendersi dall’accusa di concussione.


La reazione dell’ex sindaca

«Mi si contesta di avere accusato alcune persone di avere tenuto nei miei confronti una condotta che esse stesse hanno esplicitamente rivendicato. All’epoca ho effettivamente subito enormi pressioni affinché si approvasse un bilancio che presentava molti aspetti poco chiari, ma non lo feci», è la reazione a caldo di Virginia Raggi, oggi ai margini del M5s e di recente esclusa anche da una possibile candidatura alle Europee. «Provo, pertanto, sconcerto e rabbia per una vicenda paradossale nella quale – voglio ricordarlo – sono stata io, prima, a denunciare pubblicamente e a segnalare in Procura la situazione economica altamente critica dell’azienda, e, poi, ad affidarla a un nuovo CdA, che ne ha risanato i conti», rivendica ancora l’ex sindaca, evidenziando come «il bilancio successivamente approvato, dopo aver sostituito i vertici della società, risultò ben diverso: è emerso, infatti, un buco di 250 milioni di Euro, prodottisi addirittura dal 2003, dovuti a una gestione pregressa a dir poco disattenta dell’azienda». Raggi tiene infine a sottolineare, nella nota diffusa dopo la richiesta di rinvio a giudizio per calunnia, come «in relazione ai fatti che mi vengono oggi addebitati il pm ha chiesto, prima, l’archiviazione e, poi, una sentenza di non luogo a procedere in mio favore».

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