Centinaia di commercialisti hanno vinto il concorso dell’Agenzia delle Entrate: aveva ragione Checco Zalone

Meglio il posto fisso, devono aver pensato, dei rischi della libera professione

È una delle scene simbolo del film Quo vado di Checco Zalone del 2015: l’ex senatore impersonato da Lino Banfi allunga un ceffone a Checco quando gli chiede se deve dimettersi da statale e prendere la buonuscita offerta da una dirigente del ministero e lo rimprovera: «Non bestemmiare! Il posto fisso è sacro». E per tutto il film Zalone si è aggrappato a quel posto fisso. Che deve essere tornato di moda ora, come svela Italia Oggi: centinaia di commercialisti hanno deciso di abbandonare sogni di carriera e ricchezza partecipando al concorso pubblico per un posto da funzionario alla Agenzia delle Entrate.


Commercialisti e Agenzia delle Entrate erano fino ad oggi avversari professionali

La notizia è clamorosa non solo per l’abbandono della professione privata, ma anche perché quasi 400 di loro sembra ce l’abbiano fatta a scorrere la lista dei vincitori del concorso, e ora andranno a militare tranquillamente dall’altra parte della barricata. Funzionari dell’Agenzia delle Entrate e commercialisti fino a un minuto prima erano l’un contro l’altro armato, visto che sono le due parti in causa, e ora grazie al «posto fisso» esaltato da Zalone diventeranno compagni di banco o di ufficio.


La libera professione non tira più e non consente più gli alti redditi del passato

Come scrive il quotidiano economico diretto da Pierluigi Magnaschi, «il posto fisso può garantire tutta una serie di certezze che, almeno oggi, l’attività professionale non riesce più ad assicurare. La prima fra tutte è rappresentata, senza ombra di dubbio, dalla qualità della vita e dal tempo libero da poter dedicare alla famiglia e alle proprie passioni. L’altro aspetto da non sottovalutare è rappresentato dal fatto che l’esercizio della professione di commercialista, ma anche quella di altre categorie similari, non è più in grado di offrire redditi di una certa consistenza come in passato. È l’insieme di questi argomenti che ha convinto molti commercialisti a lasciare lo studio e iniziare una nuova esperienza professionale alle dirette dipendenze dell’Agenzia delle entrate».

Ernesto Maria Ruffini, direttore Agenzia delle Entrate

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