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Gaza, il messaggio a sorpresa della Casa Bianca: «Israele e Hamas mai così vicine a un accordo sul cessate il fuoco»

07 Agosto 2024 - 18:02 Simone Disegni
epa05202463 US Vice President Joe Biden (L) listens to Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu (R) as they talk during joint statements in the prime minister's office in Jerusalem, Israel, 09 March 2016. US Vice President Biden is in the region for his first talks in Israel and the Palestinian areas in six years.  EPA/DEBBIE HILL / POOL
Il consigliere per la sicurezza di Joe Biden, John Kirby, si dice convinto che un accordo sia a portata di mano. «Sinwar? Ha le mani sporche di sangue, ora firmi»
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Israele e Hamas non sono mai stati così vicini a chiudere un accordo per il cessate il fuoco a Gaza. A rivelare lo scenario inaspettato – nelle ore in cui lo Stato ebraico attende l’annunciata rappresaglia da parte dell’Iran per l’uccisione a Teheran del capo della milizia palestinese Ismail Haniyeh – è stata oggi la Casa Bianca. «Siamo più vicini di quanto pensiamo di essere mai stati» a quell’accordo, ha detto fiduciosi il consigliere per la sicurezza di Joe Biden, John Kirby, in un briefing coi cronisti. Reale considerazione o auspicio nella speranza che si realizzi? Non sembra essere un caso che l’azzardo arrivi proprio all’indomani della nomina del successore di Haniyeh alla guida politica di Hamas: nient’altro che Yahya Sinwar, l’imprendibile architetto del 7 ottobre da mesi rifugiatosi nei tunnel sotto Gaza, da dove guida da tempo le operazioni militari della milizia. «C’è una buona proposta sul tavolo di entrambe le parti, e devono accettarla», è lo sprone di Kirby, anche per agevolare la de-escalation nel più ampio quadro regionale. «Non vogliamo di certo vedere una guerra regionale su larga scala. E tutto indica che l consigliere per la sicurezza di Joe Biden, John Kirby, ianche altre parti in causa vogliono la stessa cosa…».

Il pressing sul grande nemico Sinwar

Venendo a Gaza, dunque, il messaggio degli Usa per Sinwar è chiaro, così come la valutazione del suo profilo. «Quell’uomo è un terrorista. Ha sulle mani una quantità orrenda di sangue», eppure non si potrà evitare di parlare – pur indirettamente – con lui perché cessino al più presto le ostilità. «È sempre stato il decisore supremo nei negoziati negli ultimi mesi. Nei fatti, dunque, non cambia nulla», sostiene Kirby. «Deve decidere. E deve accettare l’accordo». Per l’amministrazione Usa comunque resta una breve distanza da percorrere per giungere all’obiettivo. Ciò non toglie che gli Usa restano pronti anche a sostenere Israele sul piano militare qualora la situazione regionale, invece, dovesse sfuggire di mano. «Posso dire con certezza che gli Usa sono e restano in una postura di sostegno alla difesa di Israele con un’ampia gamma di capacità militari. Quel che altre nazioni decidono di fare o non fare è affar loro».

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