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Roma, prova a strangolare la fidanzata con il cavo di ricarica del telefono: arrestato un 19enne

29 Agosto 2024 - 15:07 Manlio Adone Pistolesi
Oltre 300 carabinieri del Comando provinciale di Catania stanno eseguendo nelle provincie del capoluogo etneo, di Siracusa e di Teramo un'ordinanza di misure cautelari personali emessa dal gip nei confronti di 17 persone indagate a vario titolo di associazione mafiosa, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, turbata libert‡ degli incanti aggravata dal metodo mafioso e corruzione. L'indagine - denominata 'Athena', coordinata dalla Procura distrettuale e condotta dai Carabinieri della Compagnia di PaternÚ - Ë stata avviata dopo la denuncia di un imprenditore locale minacciato da alcuni mafiosi per farlo ritirare dalla vendita all'asta un lotto di terreni. Emersi dall'attivit‡ investigativa, oltre alle dinamiche criminali e gli elementi di vertice del gruppo Morabito-Rapisarda operativo a PaternÚ e riconducibile al clan catanese Laudani, anche gli interessi dell'organizzazione nel controllo sistematico delle aste giudiziarie di immobili nelle province di Catania e Siracusa. La cosca prevedeva l'intervento 'fisico' di propri sodali durante le procedure di vendita per allontanare, anche con la violenza, i partecipanti e garantiva ai propri 'clienti' l'acquisto o il rientro in possesso del bene. Le aste andate a 'buon fine' avrebbero fruttato alla consorteria consistenti guadagni, condivisi anche con il gruppo Assinata, articolazione della famiglia Santapaola-Ercolano di Cosa nostra di Catania, che certifica un patto di 'coabitazione' tra i clan. Coinvolto in una delle aste pilotate anche un avvocato siracusano che, in qualit‡ di delegato alla vendita, durante una procedura esecutiva giudiziaria avrebbe favorito l'aggiudicazione di un appartamento al figlio del soggetto che si era rivolto all'associazione mafiosa. Tra le attivit‡ illecite dei Morabito-Rapisarda anche il traffico e lo spaccio al dettaglio di stupefacenti. Durante le indagini, i Carabinieri hanno sequestrato complessivamente circa 71 chilogrammi di sostanza stupefacente, tra marijuana e cocaina,
La ragazza è stata trasportata d'urgenza all'ospedale San Giovanni Addolorata. Per lui i domiciliari e il braccialetto elettronico
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Un ragazzo di 19 anni è stato arrestato dai carabinieri a Roma perché avrebbe provato a strangolare la fidanzata di 20 anni. L’aggressione è avvenuta nella notte tra sabato 24 e domenica 25 agosto, in zona Serenissima, nella casa dove i due convivevano. La coppia avrebbe prima avuto una discussione e poi il giovane avrebbe provato a strangolare la ragazza con il cavo di ricarica del telefono. Contro di lui le accuse di tentato omicidio, violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia.

L’aggressione

La ragazza quella notte ha citofonato ai carabinieri della stazione di Roma Prenestina chiedendo il loro intervento. Secondo quanto raccontato dalla 20enne, scrive Il Messaggero, il fidanzato l’avrebbe aggredita e, una volta fuggita dalla sua presa, le avrebbe inviato dei messaggi con minacce di morte. La ragazza avrebbe anche riferito di aver subito in passato condotte vessatorie e violente e, in un caso, anche uno stupro da parte del compagno. I militari hanno quindi accompagnato la donna all’ospedale San Giovanni Addolorata dove è stato attivato il protocollo del codice rosso. Le forze dell’ordine hanno poi arrestato il 19enne che, all’oscuro della denuncia, aveva comunicato alla fidanzata che la stava aspettando sotto casa. Non si sa quali fossero le sue intenzioni, ma i militari l’hanno condotto alla casa circondariale di Regina Coeli dove il Tribunale di Roma ha convalidato l’arresto e disposto gli arresti domiciliari e il braccialetto elettronico.

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