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Milano Marittima, il bagno «no kids» continua a far discutere: «Posso andare al ristorante senza avere intorno bambini?»

29 Agosto 2025 - 08:49 Ugo Milano
stabilimento balneare
stabilimento balneare
Famiglia denuncia, il gestore rivendica la scelta “child free”. Esperti divisi tra difesa dei piccoli e critica ai genitori

Continua a far discutere la politica «Child Free» adotatta da uno stabilimento balneare nel cuore della riviera romagnola a Milano Marittima. Una terra storicamente nota per la sua ospitalità, che però non ha accolta la famiglia modenese che, in vacanza da circa un mese tra mare, pizzerie e ristoranti, si è sentita dire all’ingresso del Bicio Papao: «Qua non prendiamo bambini». Il padre, Andrea Mussini, non ha nascosto l’amarezza: «Certi atteggiamenti non possono essere ammessi, lo devo a mio figlio e all’etica del mondo in cui deve vivere». L’uomo ha sporto denuncia ai carabinieri. «Sia chiaro che io non ce l’ho con Milano Marittima, dove ho sempre trovato grande accoglienza, ma solo con questo posto», racconta in un’intervista al Corriere della Sera.

Il gestore: «Per alcuni bambini facciamo eccezioni»

Il gestore del bagno, Walter Meoni, invece rivendica la propria scelta: «Facciamo così da trentatré anni, non odiamo i bambini. Qui vengono persone di tutte le età e scelgono noi perché vogliono stare più serene, sapendo che qui non ci sono bambini. Solitamente li prendiamo dai 10 anni in su, sia in spiaggia che al ristorante. Con eccezioni legate a momenti particolari o persone con cui abbiamo rapporti di fiducia». La logica alla base della scelta è quella di ritagliarsi una clientela adulta: «Nulla contro la famiglia, io non prendo più neppure compleanni o addii al celibato. Non voglio confusione al Bicio Papao».

Le critiche

Sul piano legale, però, le posizioni sono nette. Il sindaco di Cervia Matteo Missiroli ha ricordato:
«Gli esercenti non possono rifiutare senza un motivo legittimo le prestazioni del proprio esercizio a chiunque le domandi. La spiaggia di Cervia è di tutti, soprattutto dei bambini». Categorico anche il Codacons. Il presidente Marco Maria Donzelli: afferma: «Illegittimo, sia dal punto di vista costituzionale che da quello del codice del consumo. Le sole deroghe sono per motivi di sicurezza o strutture destinate a un pubblico adulto, come le spiagge per nudisti».

Le reazioni degli esperti

Sulla vicenda si dividono anche gli esperti. Il psicoterapeuta Matteo Lancini parla di «una cultura che vede nei bambini un fastidio». Per Lancini, vietare l’accesso ai più piccoli alla spiaggia è il segno di una società «che non è fatta per bambini né per ragazzi» e che questo è poi quello che trasforma «le emozioni inespresse in rabbia esplosiva in adolescenza, con ritiro sociale, disturbi alimentari e ragazzi che vanno in giro col coltello». Il punto, sottolinea, è che «questa è un’epoca in cui vengono prima le esigenze professionali e di vita degli adulti. Piuttosto che giocare al mare con loro, siamo impegnati a lavorare, andare in palestra, farci lo spritz». Diversa la posizione dello psichiatra Paolo Crepet, che comprende la scelta del gestore pur con qualche perplessità: «Trovo buffo un divieto sotto i 10 anni, e quelli di 14? Togli un problema e ne metti un altro. Ma il tema resta serio: posso andare al ristorante a parlare con un amico senza avere intorno bambini che corrono e urlano? Può un adulto leggersi un libro in santa pace sotto l’ombrellone?».

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