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Sequestro di Tommaso Onofri, libero dopo 20 anni Salvatore Raimondi: fu uno dei rapitori del bimbo di 18 mesi

30 Agosto 2025 - 11:44 Cecilia Dardana
salvatore Raimondi
salvatore Raimondi
Raimondi ha terminato di scontare la pena di 20 anni di reclusione inflittagli in rito abbreviato per la sua partecipazione al rapimento. A differenza degli altri due imputati principali, non era stato riconosciuto colpevole dell’omicidio del bambino

È tornato in libertà Salvatore Raimondi, uno dei protagonisti del sequestro del piccolo Tommaso Onofri, il bambino di appena un anno e mezzo rapito la sera del 2 marzo 2006 dalla sua casa di Casalbaroncolo, alle porte di Parma. Raimondi ha terminato di scontare la pena di 20 anni di reclusione inflittagli in rito abbreviato per la sua partecipazione al rapimento. A differenza degli altri due imputati principali, non era stato riconosciuto colpevole dell’omicidio del bambino.

L’uscita dal carcere e il percorso in semilibertà

Raimondi è uscito dal carcere di Forlì nelle scorse settimane. Aveva già terminato la pena principale nel 2022, ma era rimasto dietro le sbarre perché nel 2018 era stato condannato in via definitiva a tre anni e mezzo per un episodio di estorsione ai danni di un altro detenuto. Negli ultimi anni aveva già beneficiato della semilibertà: usciva la mattina per lavorare come operaio in una ditta di Forlì e rientrava la sera in cella. Durante la detenzione, nel 2016, si era anche sposato con una detenuta che deve ancora finire di scontare la sua pena. «È passato dalla semilibertà alla libertà. Durante la pena, per sua scelta, non ha mai voluto richiedere permessi premio», ha spiegato il suo avvocato Marco Gramiacci.

Il ruolo nel sequestro

La sera del 2 marzo 2006 fu Raimondi a sfilare il piccolo Tommy dal seggiolone, lasciando l’impronta digitale decisiva sul nastro adesivo con cui furono immobilizzati i familiari. Un mese dopo fu lui il primo a crollare, confessando che insieme a Mario Alessi – con la complicità di Antonella Conserva, compagna di Alessi – aveva organizzato il sequestro. Raimondi raccontò che fu Alessi a colpire il bambino con una vanghetta e a soffocarlo in via del Traglione, quando lui se n’era già andato. Il corpo del piccolo venne ritrovato il 1° aprile 2006 lungo l’argine del torrente Enza. L’omicidio, come sottolinearono i giudici, fu deciso per «eliminare un ostacolo» al piano criminale di estorcere denaro alla famiglia.

Le condanne

La giustizia riconobbe ruoli diversi ai tre protagonisti della vicenda. Mario Alessi fu condannato all’ergastolo per sequestro di persona e omicidio volontario. Antonella Conserva, compagna di Alessi, giudicata partecipe nella pianificazione del sequestro, fu condannata a 24 anni di carcere. Salvatore Raimondi, che aveva contribuito materialmente al rapimento, venne condannato a 20 anni, ma non fu ritenuto coinvolto nella decisione di sopprimere il bambino.

Il dolore della famiglia Onofri

La scarcerazione di Raimondi ha riaperto il dolore della famiglia Onofri. «Prima o poi me l’aspettavo, visto che era già in semilibertà. Che si goda la sua vita, noi invece siamo condannati per sempre», ha dichiarato alla Gazzetta di Parma Paola Pellinghelli, la madre di Tommaso. «A nessuno dei tre auguro del male: se sono credenti, faranno i conti con Dio. Ma non voglio sentire parlare di perdono. Per me sono tutti e tre sullo stesso piano. Non perché ha aiutato la giustizia è diverso dagli altri, meno responsabile».

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