Ultime notizie AntisemitismoDelitto di GarlascoDonald TrumpFamiglia AgnelliUcraina
SOSTENIBILITÀAutoAuto elettricheBrasileCinaCop30Politiche ambientali

Cop30, alla conferenza mondiale sul clima le auto elettriche cinesi si prendono la scena. E in Brasile più dell’80% dei veicoli venduti è un marchio di Pechino

11 Novembre 2025 - 17:18 Gianluca Brambilla
auto elettriche cinesi cop30
auto elettriche cinesi cop30
I colossi Byd e Gwm sono partner ufficiali della conferenza sul clima in corso a Belém: sono le loro auto a trasportare capi di Stato e diplomatici che partecipano ai negoziati

Con gli Stati Uniti che si sono sfilati dalla lotta alla crisi climatica e l’Unione europea impegnata a litigare sul Green Deal, è la Cina a prendersi la scena della Cop30, la conferenza annuale sul clima che quest’anno si svolge a Belém, in Brasile. La dimostrazione più evidente è nel via vai di auto elettriche che sfrecciano silenziose tra le strade della città amazzonica, scorrazzando i capi di Stato e i rispettivi team diplomatici. Mentre l’automotive europeo arranca, le case automobilistiche di Pechino continuano a espandere i propri affari in tutto il mondo. Al punto che Byd e Gwm, leader cinesi nei veicoli elettrici, sono partner ufficiali della conferenza sul clima e hanno fornito centinaia di veicoli agli organizzatori.

La sfilata di Byd e Gwm alla Cop30

Alla cerimonia di apertura, il padrone di casa Luiz Inácio Lula da Silva è arrivato a bordo di una Chevrolet. Tutto intorno a lui, però, c’erano decine di vetture Byd e Gwm, che hanno fatto sembrare la vettura su cui viaggiava il presidente brasiliano una sorta di anomalia. Fino alla fine dei lavori, prevista per il 21 novembre, saranno le auto dei due colossi cinesi a trasportare le delegazioni dei Paesi che partecipano alla conferenza. Un palcoscenico ideale per consacrarsi agli occhi di tutto il mondo come protagonisti della transizione verso l’elettrico, percorso su cui i costruttori occidentali sembrano muoversi con maggiore difficoltà.

EPA | Il presidente brasiliano Lula e Wang Chuanfu, fondatore di Byd, all’inaugurazione della nuova fabbrica del colosso cinese in Brasile

Alla conquista del mercato dell’auto brasiliano

La presenza dei due colossi cinesi a Belém è tutto fuorché una sorpresa. Per decenni i produttori di veicoli europei e statunitensi hanno dominato il mercato brasiliano e di altri Paesi sudamericani, spesso trasferendo in loco parte della produzione. Anche lì, però, la conversione delle linee di produzione verso i veicoli elettrici si è rivelata più faticosa del previsto, spianando la strada ai concorrenti cinesi che oggi riescono a produrre grandi quantità di auto elettriche a costi più bassi, grazie agli incentivi governativi e al dominio sulle catene di fornitura delle materie prime.

In Brasile, che vanta il sesto mercato automobilistico più grande al mondo, oltre l’80 per cento dei veicoli elettrici venduti è cinese. Il mese scorso, Byd ha scelto lo stato di Bahia, nel nord-est del Paese, per aprire il suo più grande impianto produttivo fuori dall’Asia, soppiantando la statunitense Ford e incassando l’appoggio politico del presidente Lula per espandere i propri affari.

Il ruolo della Cina nella transizione green

A guardare bene, ciò che sta accadendo nel mondo dell’auto è emblematico di un processo ben più ampio, che vede le aziende cinesi rosicchiare sempre più terreno ai concorrenti europei e americani. Pechino controlla gran parte delle catene di approvvigionamento globali dei minerali necessari per costruire le batterie e le altre clean tech, le tecnologie fondamentali per rendere più sostenibile l’economie. Ed è proprio nei Paesi del cosiddetto «sud globale» che questo fenomeno è più evidente. In Brasile, India e Vietnam, i prodotti cinesi stanno diventando la spina dorsale della transizione verde.

Secondo il Net Zero Policy Lab della Johns Hopkins University, la Cina ha investito più di 225 miliardi di dollari in impianti manifatturieri nei Paesi emergenti dal 2011, una cifra superiore (in termini reali) al Piano Marshall che nel Dopoguerra contribuì a ricostruire l’economia europea.

EPA/Tingshu Wang | Xi Jinping e Lula insieme a Pechino
leggi anche