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Madre e figlia di 10 anni trovate morte in un congelatore: arrestati due fratelli. La scomparsa da un anno e il ritrovamento in una casa a Innsbruck

18 Novembre 2025 - 12:27 Ugo Milano
Polizia Austria
Polizia Austria
La scoperta in una cella frigorifera in una casa di proprietà di uno dei due arrestati. L'altro era un collega di lavoro della donna trovata senza vita assieme alla figlia. Il caso shock in Austria e le indagini passate anche per l'Italia

In un appartamento di Innsbruck, in Austria, sono state trovate in un grande congelatore le salme di una donna di 34 anni e della figlia di 10, che risultavano scomparse da luglio 2024, quindi da più di un anno. La polizia indaga per omicidio e già lo scorso giugno aveva arrestato due fratelli austriaci, di 53 e 55 anni, con l’accusa di aver avuto un ruolo nella sparizione delle due. Gli uomini sono in custodia cautelare da allora, ma solo lo scorso venerdì gli inquirenti hanno localizzato i corpi delle vittime.

Le indagini sulla sparizione

Le ricerche di madre e figlia, di origine siriana, erano cominciate quando un parente residente in Germania aveva segnalato l’assenza di contatti e la presenza di movimenti bancari sospetti. Questi avevano contribuito a dirigere l’attenzione delle autorità su uno dei due fratelli arrestati, che era un collega di lavoro della donna e che avrebbe anche avuto una relazione con lei. Il fratello è invece il proprietario dell’appartamento dove sono state trovate le salme, nascoste in una cella frigorifera all’interno di un ripostiglio. Dopo il macabro ritrovamento, i due fratelli hanno ammesso l’occultamento dei corpi, ma negano di aver commesso l’omicidio e parlano di un incidente.

Le ricerche anche in Italia

Mentre si indaga sulle cause della morte, difficili da accertare a causa delle condizioni dei corpi, i fratelli indagati rimangono in carcere. Uno è ad Innsbruck, l’altro è stato invece internato a Salisburgo. Nonostante il fatto fosse avvenuto in Austria, nel corso delle indagini le autorità avevano condotto ricerche anche in Alto Adige, per via dei molti mesi passati dalla sparizione e della possibilità che le vittime – o i loro sequestratori o assassini – avessero passato il confine.

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