Caso Garofani, nuovo gelo al Quirinale dopo il colloquio Meloni-Mattarella. FdI: «Caso chiuso»

Non è bastato nemmeno il colloquio tra Giorgia Meloni e Sergio Mattarella per placare le tensioni tra Palazzo Chigi e Quirinale su un presunto complotto di Francesco Saverio Garofani, consigliere del capo dello Stato, per far cadere il governo. In serata, sono i due capigruppi di Fratelli d’Italia alla Camera e al Senato, Galeazzo Bignami e Lucio Malan, a cercare di chiudere ogni discussione sul tema. «Dopo il colloquio di oggi […], Fratelli d’Italia ritiene la questione chiusa e non reputa di aggiungere altro. Rinnoviamo la stima nel presidente Mattarella e l’apprezzamento per la sintonia istituzionale tra il Quirinale e Palazzo Chigi».
Il nervosismo di Mattarella per la nota di Palazzo Chigi
Eppure, malgrado le note ufficiali fatte girare alla stampa, pare che il faccia a faccia tra Meloni e Mattarella non sia andato proprio nel migliore dei modi. A svelare i retroscena è il Corriere della Sera, secondo cui il capo dello Stato, che pure ha accettato di buon grado le scuse della premier e la visita al Quirinale, si sarebbe innervosito leggendo la nota di Palazzo Chigi. Poco dopo la fine dell’incontro, la presidenza del Consiglio ha ribadito «la sintonia istituzionale» che non è «mai venuta meno fin dall’insediamento di questo Governo e della quale nessuno ha mai dubitato». Ma ha anche sottolineato di aver «espresso al Capo dello Stato il suo rammarico per le parole istituzionalmente e politicamente inopportune pronunciate in un contesto pubblico dal consigliere Francesco Saverio Garofani».
L’articolo all’origine di tutto
All’origine dello scontro istituzionale tra Palazzo Chigi e Quirinale c’è un articolo pubblicato su La Verità martedì 18 novembre e rilanciato però capogruppo alla Camera di FdI, Galeazzo Bignami, che aveva chiesto al consigliere del Colle di smentire pubblicamente la notizia, altrimenti l’avrebbe considerata vera. Garofani, per la verità, ha invece parzialmente ammesso la ricostruzione, dicendo però che la sua era una semplice chiacchierata tra amici, non un complotto.
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Il rammarico di Meloni
L’incontro tra Mattarella e Meloni è durato circa venti minuti, un faccia a faccia necessario dopo la giornata di ieri in cui, dopo le parole di Bignami, sono volate accuse pesanti dai due lati dell’emiciclo. Non si può dire, però, che Meloni sia salita al Colle solo per scusarsi o abbassare la tensione. Al suo rientro a Palazzo Chigi, infatti, fonti di governo hanno riferito che Meloni ha espresso al presidente rammarico per parole istituzionalmente e politicamente inopportune pronunciate in un contesto pubblico.
Schlein: «Meloni smetta di vedere complotti»
A intervenire sulla questione è anche Elly Schlein, che giudica «doveroso» il passaggio di Meloni al Quirinale. «La smettano di vedere complotti dove non ce ne sono e si occupino della condizione economica di questo Paese con i dati della Commissione europea che purtroppo raccontano l’Italia fanalino di coda in Europa sulla crescita. C’è moltissimo da fare per far ripartire l’economia», incalza la segretaria del Pd. «Bisogna lavorare tanto – aggiunge – per non interrompere gli investimenti in questo Paese perché se si interrompono rallenta l’economia e anche l’occupazione, c’è moltissimo da fare. Su questo continueremo a fare sentire la nostra voce sulla manovra nonostante il governo ogni giorno cerchi di parlare d’altro».
Foti: «Bignami persona seria, mai messo in dubbio Quirinale»
Quanto alla destra, molti, specie in Fratelli d’Italia, sono corsi in difesa di Bignami. «Sono amico di Galeazzo Bignami da quando è un bambino, lo conosco e so che è una persona perbene e seria. La sua domanda era esclusivamente diretta all’interessato che era citato in un articolo del giornale, punto», ha affermato il ministro per gli Affari europei e il Pnrr, Tommaso Foti, rispondendo, da Napoli, ai giornalisti che chiedevano un commento sulla vicenda. «Non penso che nell’atteggiamento di Bignami vi fosse un errore – ha aggiunto il ministro – perché è un atteggiamento molto chiaro: uno legge sul giornale una certa affermazione e si limita a dire all’interessato di smentire oppure anche di confermarne il contenuto, ma nel contesto in cui è avvenuto. Prendo atto di quello che ho letto stamattina sul Corriere della Sera e quindi che è stato risposto in senso affermativo. Dopodiché, un conto è quanto si afferma a titolo personale, un conto è la Presidenza della Repubblica che nessuno, a partire da Bignami, ha mai messo in dubbio né come lealtà né come capacità, né come testimone dell’unità nazionale».
Foto copertina: ANSA/Francesco Ammendola | Sergio Mattarella e Giorgia Meloni in una foto del 2024
