Una donna sulla scena del delitto a Garlasco, giallo sulla foto e la borsetta: «Dove sono le sue impronte?»

Chi è entrato nella villetta di via Pascoli, a Garlasco, dopo l’omicidio di Chiara Poggi? La domanda è tornata al centro del dibattito dopo che è rispuntata una delle fotografie scattate dagli investigatori nel loro primo sopralluogo, il 13 agosto 2007. Nell’immagine si vede una vistosa chiazza di sangue sulla base destra della scala che porta al primo piano e qualche metro più in là parte il corridoio. Nella parte destra, accanto al divano, quasi di sfuggita viene catturata una persona. Nessun volto, nessun segno caratterizzante: solo dei jeans, una maglietta a righe e una borsa chiara in spalla.
L’indizio della borsetta
A mostrare la fotografia è stato Milo Infante, durante la puntata di Ore 14 Sera di giovedì 20 novembre. È ovvio che gli indizi sono pochi, troppo pochi, per arrivare a dare un nome e un cognome a quella persona. Anche se, forse, una traccia la si può trarre dalla borsetta che secondo i legali di Alberto Stasi, l’allora fidanzato di Chiara Poggi condannato a 16 anni per omicidio, garantirebbe che la persona anonima fosse una donna.

I dubbi sulla donna: «Dove sono le impronte?»
«Dove sono le impronte di questa donna? Possibile che non sia stato trovato nulla? Posso avere una risposta da parte delle istituzioni presenti?», ha attaccato Antonio De Rensis, difensore di Poggi. Anche perché, nel tempo che si è provato a scavare, nessuno ha saputo dire nulla sull’identità della persona. Il 13 agosto i primi operatori sono entrati alle 14.05 nella villetta, seguiti dai carabinieri del reparto tecnico. Da lì i poi, il via vai di persone è stato controllato, la scena del crimine – almeno teoricamente – sigillata. Eppure nessuno degli uomini e delle donne presenti sulla scena si riconosce nella figura attuata nella foto.
Sempio e la visita al laboratorio di genomica
Nel frattempo, dopo la doppia ospitata da Bruno Vespa, l’unico indagato nella nuova indagine Andrea Sempio ha ricominciato a preparare la sua difesa. Insieme al suo team legale, composto da Liborio Cataliotti e Angela Taccia, si sarebbe recato al Laboratorio genomica di Roma. Lo scopo, come hanno spiegato i suoi difensori, era di identificare eventuali luoghi in cui potrebbe esserci stato un contatto tra Sempio e Chiara Poggi: «Se ci fosse un DNA che colleghi i due, sarebbe indiretto, legato a un oggetto comune». Mentre l’accusa è convinta che quelle tracce rinvenute intorno alle unghie della vittima sarebbero da contatto diretto.
