Addetta alle pulizie dà del «tu» a una socia del Circolo Canottieri Roma: il club la licenzia, lei lo trascina in tribunale

Al Circolo Canottieri Roma, uno dei club più esclusivi della Capitale, basta un pronome storto per scatenare conseguenze disciplinari. È successo a una donna che da quasi vent’anni si occupava di pulire spogliatoi, sistemare il bordo piscina e preparare eventi: secondo il presidente Paolo Vitale, le sarebbe scattata una contestazione formale per essersi rivolta a una socia con un «tu», anziché il rigidissimo «lei». Ma il pronome è solo l’inizio. Vitale contesta anche altri comportamenti: il lancio di un asciugamano alla socia incinta, la sottrazione di un lettino al marito di quest’ultima e altri episodi già oggetto di sanzioni minori. L’insieme di questi addebiti ha portato al licenziamento in tronco della donna durante l’estate.
La donna impugna il licenziamento
La lavoratrice, però, non intende restare in silenzio. Considera il provvedimento ingiusto e umiliante e ha deciso di impugnare il licenziamento, affidandosi all’avvocato Francesco Bronzini, esperto di diritto del lavoro. La causa approderà davanti al giudice del lavoro con la prima udienza fissata a gennaio. Secondo la versione del club, raccolta in una lettera di contestazione del 18 giugno e ribadita con il licenziamento del mese successivo, la dipendente si sarebbe rivolta alla manager, in un’unica occasione, usando il «tu», le avrebbe chiesto se fosse socia del circolo e, infine, le avrebbe lanciato addosso un asciugamano mentre la donna era distesa sul lettino con il pancione.
La versione della donna
La lavoratrice si difende con forza: sostiene di essersi sempre rivolta alla manager con garbo, di averle fatto gli auguri per la gravidanza poche ore prima e di non aver mai lanciato il telo. Secondo lei, si trattava solo di una richiesta a un’altra donna sullo stato della sua iscrizione, per poter eventualmente addebitare il noleggio. Ma il vertice del Canottieri Roma ha giudicato le sue giustificazioni «inattendibili» e «contraddette dalle prove in possesso».
