Tre attivisti italiani aggrediti in casa da coloni israeliani: «Noi presi a calci, ci hanno detto di non tornare». Netanyahu chiede la grazia: di cosa è accusato e cosa rischia

«Stavamo dormendo quando alle 5 siamo stati attaccati da un gruppo di coloni armati di bastoni e fucili, erano 10 e mascherati. Hanno cominciato a picchiarci con pugni e a schiaffeggiarci, ma in particolare calci in faccia, nelle costole, nell’addome, lungo le gambe». Lo racconta a Sky Tg24 una volontaria italiana di 27 anni, tra i tre connazionali aggrediti dai coloni israeliani in Cisgiordania insieme a un’altra volontaria canadese, che appartengono alla campagna “Faz3a”. L’attacco è stato condotto nella comunità di Ein al-Duyuk, vicino a Gerico. «Loro sapevano che eravamo persone internazionali lì e quando se ne sono andati, dopo aver rubato tutta la nostra roba, ci hanno detto “Don’t come back here (non tornate qui, ndr)», ha raccontato la volontaria. «Io in questo momento ho un forte dolore alle costole. La mia amica del Canada che ora è qui con me sta molto peggio di me, ha dei lividi neri per tutta la lunghezza della gamba e dell’addome. Va precisato che questo è successo in “Zona A“, dove per legge, anche per gli accordi di Oslo, non dovrebbe esserci nessun tipo di presenza israeliana». Sull’accaduto, in mattinata, è intervenuto anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: «Ho parlato con il console d’Italia a Gerusalemme, mi ha aggiornato sulla situazione e mi ha detto che sono feriti ma non sono gravi, stanno rientrando a Ramallah e quindi dovrebbero essere raggiungibili nel pomeriggio. Quindi cercherò di parlare con loro anche nel pomeriggio».
Netanyahu chiede la grazia
Dopo settimane di pressing da parte di Donald Trump, ora è lo stesso premier israeliano Benjamin Netanyahu, sotto processo per corruzione, a chiedere la grazia al presidente Isaac Herzog. Il capo di governo dello Stato ebraico ha sottoscritto oggi una richiesta formale. «Accettare questa richiesta consentirà al primo ministro di dedicare tutto il suo tempo, le sue capacità e le sue energie al progresso di Israele in questi tempi critici e ad affrontare le sfide e le opportunità che lo attendono», si legge nel documento di 111 pagine redatto da Amit Hadad, avvocato di Netanyahu. Inoltre – continua il legale – accogliere la richiesta contribuirà a ricomporre le fratture tra i diversi settori dell’opinione pubblica, aprendo la strada a un allentamento delle tensioni, il tutto allo scopo di rafforzare la resilienza nazionale del Paese».
Netanyahu e le accuse di corruzione
La richiesta di grazia presentata dal team legale di Netanyahu si compone di due documenti: una lettera dettagliata firmata dall’avvocato del primo ministro e una lettera firmata dal premier stesso. Netanyahu è sotto processo dal 2020 con le accuse di corruzione, frode e abuso di fiducia, in tre distinti casi. Il presidente può concedere la grazia dopo la condanna e, solo in rarissimi casi di interesse nazionale, anche durante il procedimento. E comunque sempre su richiesta della persona interessata o di un suo familiare stretto. A metà novembre, era stato Donald Trump a inviare una lettera a Herzog affinché concedesse la grazia a Netanyahu. Il capo dello Stato aveva risposto che il premier avrebbe dovuto «presentare una richiesta formale secondo le procedure stabilite».
Herzog: «Esaminerò la richiesta»
Quasi immediata la risposta di Herzog, che tramite il suo ufficio ha fatto sapere che esaminerà la richiesta di grazia «con responsabilità e sincerità, dopo aver ricevuto tutti i pareri pertinenti». Il presidente, sottolinea ancora il suo ufficio, è «consapevole che si tratti di una richiesta straordinaria che comporta implicazioni significative».
Netanyahu: «Perché chiedo la grazia»
Netanyahu ha spiegato in un video diffuso su X che, di fronte alle «accuse infondate» che gli vengono mosse, il suo «interesse personale è stato e rimane quello di proseguire il processo fino alla fine, fino alla piena assoluzione». Tuttavia, «la realtà della sicurezza e della situazione politica, l’interesse nazionale, impongono un’altra strada»: la richiesta di grazia al presidente Isaac Herzog. «Il proseguimento del processo ci lacera dall’interno e approfondisce le fratture – ha insistito – Ho riflettuto a lungo su questo. Ma ciò che ha fatto pendere la bilancia è il fatto che mi viene richiesto di testimoniare tre volte alla settimana. È una richiesta impossibile».
Foto copertina: EPA/Abir Sultan | Il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente israeliano Isaac Herzog in una foto del 2022
