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Tre attivisti italiani aggrediti in casa da coloni israeliani, Tajani: «Basta violenza». Netanyahu chiede la grazia: di cosa è accusato e cosa rischia

30 Novembre 2025 - 12:10 Bruno Gaetani
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Tajani rassicura sui tre connazionali: «Sono feriti ma non gravi, stanno raggiungendo un'abitazione a Ramallah». E chiede al governo israeliano di fermare i coloni e impedire «che continuino queste violenze che non servono alla pace»

Dopo settimane di pressing da parte di Donald Trump, ora è lo stesso premier israeliano Benjamin Netanyahu, sotto processo per corruzione, a chiedere la grazia al presidente Isaac Herzog. Il capo di governo dello Stato ebraico ha sottoscritto oggi una richiesta formale. «Accettare questa richiesta consentirà al primo ministro di dedicare tutto il suo tempo, le sue capacità e le sue energie al progresso di Israele in questi tempi critici e ad affrontare le sfide e le opportunità che lo attendono», si legge nel documento di 111 pagine redatto da Amit Hadad, avvocato di Netanyahu. Inoltre – continua il legale – accogliere la richiesta contribuirà a ricomporre le fratture tra i diversi settori dell’opinione pubblica, aprendo la strada a un allentamento delle tensioni, il tutto allo scopo di rafforzare la resilienza nazionale del Paese».

Netanyahu e le accuse di corruzione

La richiesta di grazia presentata dal team legale di Netanyahu si compone di due documenti: una lettera dettagliata firmata dall’avvocato del primo ministro e una lettera firmata dal premier stesso. Netanyahu è sotto processo dal 2020 con le accuse di corruzione, frode e abuso di fiducia, in tre distinti casi. Il presidente può concedere la grazia dopo la condanna e, solo in rarissimi casi di interesse nazionale, anche durante il procedimento. E comunque sempre su richiesta della persona interessata o di un suo familiare stretto. A metà novembre, era stato Donald Trump a inviare una lettera a Herzog affinché concedesse la grazia a Netanyahu. Il capo dello Stato aveva risposto che il premier avrebbe dovuto «presentare una richiesta formale secondo le procedure stabilite». 

Herzog: «Esaminerò la richiesta»

Quasi immediata la risposta di Herzog, che tramite il suo ufficio ha fatto sapere che esaminerà la richiesta di grazia «con responsabilità e sincerità, dopo aver ricevuto tutti i pareri pertinenti». Il presidente, sottolinea ancora il suo ufficio, è «consapevole che si tratti di una richiesta straordinaria che comporta implicazioni significative».

Netanyahu: «Perché chiedo la grazia»

Netanyahu ha spiegato in un video diffuso su X che, di fronte alle «accuse infondate» che gli vengono mosse, il suo «interesse personale è stato e rimane quello di proseguire il processo fino alla fine, fino alla piena assoluzione». Tuttavia, «la realtà della sicurezza e della situazione politica, l’interesse nazionale, impongono un’altra strada»: la richiesta di grazia al presidente Isaac Herzog. «Il proseguimento del processo ci lacera dall’interno e approfondisce le fratture – ha insistito – Ho riflettuto a lungo su questo. Ma ciò che ha fatto pendere la bilancia è il fatto che mi viene richiesto di testimoniare tre volte alla settimana. È una richiesta impossibile». 

Aggrediti tre attivisti italiani in Cisgiordania

Nel frattempo, proseguono le tensioni in Cisgiordania. Quattro attivisti internazionali, di cui tre italiani, sono rimasti feriti in un attacco condotto da coloni israeliani nella comunità di Ein al-Duyuk, vicino a Gerico. Lo riferisce l’agenzia palestinese Wafa, precisando che il quarto attivista sarebbe di nazionalità canadese. Circa dieci coloni israeliani mascherati, secondo quanto ricostruito, hanno fatto irruzione nella casa in cui alloggiavano i quattro attivisti. «Ho parlato con il console d’Italia a Gerusalemme, mi ha aggiornato sulla situazione e mi ha detto che sono feriti ma non sono gravi, stanno rientrando a Ramallah e quindi dovrebbero essere raggiungibili nel pomeriggio. Quindi cercherò di parlare con loro anche nel pomeriggio», ha spiegato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

Foto copertina: EPA/Abir Sultan | Il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente israeliano Isaac Herzog in una foto del 2022

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