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Deportato per errore e accusato senza prove, dopo 9 mesi rilasciato Abrego Garcia: il colpo alla politica “Ice” di Trump

12 Dicembre 2025 - 10:56 Ugo Milano
abrego garcia ice deportazione el salvador
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La decisione di un giudice in Maryland. Il 30enne salvadoregno era stato arrestato ed espulso in marzo. Poi, dopo le proteste in patria, era stato riportato i manette negli States

È stato rilasciato da una prigione in Pennsylvania Kilmar Armando Abrego Garcia, il 30enne salvadoregno che negli scorsi mesi era diventato il caso simbolo delle proteste contro gli arresti dell’Ice, le forze anti-immigrazione americane. Secondo un giudice del Maryland, dove l’uomo vive ed è finalmente potuto tornare a casa, l’amministrazioane Trump non avrebbe avuto le carte in regola per ordinare la deportazione dell’uomo. In particolare, secondo la togata Paola Xinis, mancherebbe l’ordine formale che richieda l’espulsione di Abrego Garcia fuori dai confini americani. La Casa Bianca, che aveva descritto il caso del 30enne come emblematico dell’efficienza alla lotta contro le migrazioni irregolari e le gang sudamericane, diffondendo fake news sul suo conto, ha già promesso di fare appello. Anche se, per ora, non risulta che nessuno abbia proceduto in quella direzione. 

L’ingresso illegale negli Usa, la protezione e l’arresto «per errore»

Kilmar Armando Abrego Garcia era entrato illegalmente negli Stati Uniti da ragazzino, raggiungendo il fratello che nel frattempo aveva guadagnato la cittadinanza americana. Pur non avendo accesso a quella prospettiva, l’amministrazione americana aveva concesso a Kilmar Armando di vivere e lavorare negli States. Ma senza stato di residenza e sotto la sorveglianza dell’Ice. Il 12 marzo 2025, al termine del suo turno di lavoro in una fabbrica metallurgica di Baltimora, era però stato arrestato per quello che, in un secondo momento, la Casa Bianca ha ammesso essere un «errore amministrativo».

Una volta finito in manette, era stato deportato in una prigione di massima sicurezza in El Salvador. Con l’accusa di aver aiutato altri immigrati illegali a entrare negli Usa. E di essere un membro della gang armata MS-13, dalla cui violenza invece Abrego Garcia era scappato a 15 anni. Secondo gli avvocati dell’oggi 30enne, la gang «lo ha perseguitato, picchiato e minacciato di rapirlo e ucciderlo. Per costringere i suoi genitori a cedere alle loro crescenti richieste di estorsione».

La decisione della giudice e il precedente nel 2019

Dopo le proteste e le critiche che l’amministrazione Trump aveva attirato a sé per quella decisione, la Casa Bianca aveva deciso di riportare Abrego Garcia in patria. Non come uomo libero però, bensì detenuto con l’accusa di aver appunto favorito l’immigrazione clandestina. Fino al suo rilascio, avvenuto a sera di giovedì 11 dicembre, proprio perché il giudice del Maryland ha ravvisato l’assenza dell’ordine ufficiale di espulsione. Anzi, la togata Xinis ha sottolineato come nel 2019 un giudice americano aveva garantito al 30enne la protezione da un eventuale deportazione in patria. Ritenendolo a rischio di persecuzione da parte delle bande armate. «Non c’è alcuna base legale per detenere e allontanare Abrego», ha scritto il giudice. «La sua detenzione deve terminare».

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