Quanto si ingrassa a Natale e Capodanno? Meno di quanto si pensi

C’è un momento, in genere arriva tra un brindisi e l’ennesima fetta di panettone, in cui il pensiero arriva puntuale: «Quest’anno a Natale ingrasserò di sicuro». È una convinzione diffusa a tal punto da sembrare un fatto biologico inevitabile. Pep Guardiola, allenatore del Manchester City, ha sottoposto tutti i suoi giocatori al test della bilancia, chiarendo fin da subito che chi avrebbe guadagnato più di tre chili durante le festività non sarebbe stato convocato per la partita successiva. In realtà, i dati raccontano una storia diversa e meno allarmante: prendere peso durante le feste di Natale è più difficile di quanto siamo portati a pensare.
Quanto si ingrassa a Natale e Capodanno
Quando la scienza si è messa a misurare cosa succede al nostro corpo tra fine dicembre e inizio gennaio, ha scoperto che spesso l’aumento di peso è modesto. E, soprattutto, non è il banchetto in sé il vero problema. A smontare uno dei miti più resistenti ci ha pensato una serie di studi dei National Institutes of Health americani, uno dei quali è stato pubblicato anche sul New England Journal of Medicine. I ricercatori hanno seguito per un anno quasi duecento adulti, pesandoli in modo regolare nelle diverse stagioni. Il risultato? Tra il Giorno del Ringraziamento (che cade a fine novembre) e Capodanno, l’aumento medio di peso è stato di circa mezzo chilo. Solo una minoranza – circa il 10% – ha superato i due chili, e in gran parte si trattava di persone già in sovrappeso o obese.
Gli studi più recenti
Ricerche più recenti sono arrivate alle stesse conclusioni. Le analisi pubblicate su uno studio dell’International Journal of Obesity indicano che durante le festività natalizie l’aumento medio oscilla tra i 300 e i 700 grammi, cioè intorno allo 0,5% del peso corporeo. Per una persona di 70 chili significa poco più di tre etti. Il paradosso, semmai, è un altro: quel piccolo aumento di peso tende a restare. Secondo il New England Journal of Medicine, oltre metà dell’aumento di peso annuale di un adulto deriva proprio da quei pochi etti presi tra Natale e Capodanno e mai smaltiti. Non è tanto quanto si ingrassa, ma il fatto che spesso è difficile tornare indietro.
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Il ruolo della «termogenesi adattativa»
Per capire perché i chili non si accumulano così facilmente, bisogna fare i conti con la matematica del corpo umano. Un chilo di grasso contiene circa 7.000–7.700 calorie, ma non basta mangiare 7mila calorie in più per ritrovarsi automaticamente con un chilo in più sulla bilancia. Quando l’introito calorico aumenta, entrano in funzione meccanismi di compensazione. Il metabolismo accelera, cresce la produzione di calore, aumenta l’energia spesa per digerire e anche muoversi costa di più a un corpo più pesante. È quella che gli scienziati chiamano «termogenesi adattativa». Uno studio pubblicato su Science lo dimostra in modo lampante. Sedici volontari non obesi hanno assunto mille calorie extra al giorno per otto settimane consecutive. Il risultato? L’aumento di peso è stato estremamente variabile, da poco più di un chilo a oltre sette.
Il vero nemico silenzioso non è il cenone
Ma se il cenone non è il colpevole principale, dove sta il rischio? La risposta è semplice: nello stile di vita. Durante le feste ci si muove meno, si sospendono allenamenti e routine, si passa più tempo seduti. Ed è proprio la riduzione del dispendio energetico, più che l’abbondanza occasionale di cibo, a fare davvero la differenza. Per uscire da questo circolo vizioso, la cosa più importante è interrompere la sedentarietà già durante le feste o appena dopo, così da smaltire quei mezzi chili di troppo accumulati durante i pranzi e i cenoni di Natale.
Foto copertina: Pixabay/Jill Wellington
