Italiani bloccati in Egitto e Yemen, tre voli straordinari per i primi 600. Ancora niente per quelli a Socotra: «Siamo in trappola e presto senza soldi»

Nella notte è atterrato all’aeroporto di Milano Malpensa il primo collegamento straordinario Neos tra Sharm el-Sheikh e l’Italia. Il volo è stato organizzato dopo la cancellazione di numerosi collegamenti tra la località egiziana e il nostro Paese, grazie al coordinamento dell’ambasciata italiana al Cairo e della Farnesina. L’operazione punta a riportare a casa i circa 600 connazionali rimasti bloccati a Sharm. La compagnia Neos ha confermato la disponibilità ad attivare un ulteriore volo straordinario in partenza nella notte del 6 gennaio alle 23.45. Anche Easyjet, tra le compagnie costrette ad annullare i voli nei giorni scorsi, ha organizzato un collegamento per martedì 6 gennaio alle 19 e ha annunciato la disponibilità a far rientrare su Milano altri 40 passeggeri attraverso voli già programmati con transito a Londra. Ancora senza una data certa di rientro invece gli 86 italiani bloccati sull’isola di Socotra. Un viaggio già ampiamente sconsigliato dal ministero degli Esteri italiano.
I funzionari della Farnsina al Cairo
Due funzionari dell’ambasciata italiana al Cairo sono stati inviati a Sharm per gestire l’emergenza insieme al consolato onorario. La squadra diplomatica sarà presente in aeroporto per assistere i connazionali e facilitare le procedure di rientro. Con i tre voli organizzati nelle prossime 24 ore, sottolinea la Farnesina nel suo comunicato, dovrebbero riuscire a tornare in Italia tutti i circa 600 italiani rimasti fermi nella località del Mar Rosso dopo i problemi tecnici che hanno causato la sospensione del traffico aereo dalla Grecia.
Bloccati a Socotra ancora senza via d’uscita
Ben più complicata la situazione sull’isola yemenita di Socotra, dove circa 650 persone, tra cui circa 80 di italiani, restano intrappolate a causa degli scontri tra forze sostenute dall’Arabia Saudita e quelle degli Emirati Arabi Uniti. Come riporta il Messaggero Veneto, almeno 5 dei bloccati sarebbero residenti in Friuli. Angela Tirelli, 59enne di Mortegliano, ha raccontato al quotidiano: «Abbiamo scoperto solo arrivando in aeroporto che la struttura era chiusa. Siamo fermi in hotel da tre giorni. Non sapevamo assolutamente nulla. L’isola è senza connessioni con l’esterno». Anche Cinzia Gori, sull’isola dal 28 dicembre con il marito Amato De Monte – ex direttore della Sala Operativa Regionale Emergenza Sanitaria e del reparto di anestesia dell’ospedale di Udine – conferma: «Qui è tutto tranquillissimo. Il problema è che siamo in trappola: i voli sono sospesi e nessuno sa quando riprenderanno».
La chat di gruppo dei turisti per aiuti e informazioni
I turisti bloccati – italiani, polacchi, lituani, tedeschi e cinesi – hanno creato un gruppo WhatsApp per coordinarsi. L’unico collegamento disponibile è quello della compagnia Air Arabia da Abu Dhabi, sospeso a tempo indeterminato. Con il passare dei giorni si manifestano criticità economiche: «Avevamo un budget limitato in dollari. Non è facile prelevare qui. Prolungare la permanenza a nostre spese, diventa un problema serio», spiega Tirelli. La popolazione locale si è dimostrata solidale: «I locali sono gentilissimi e anzi preoccupati perché il turismo porta lavoro», disponibili persino ad ospitare i turisti nelle proprie abitazioni. Scartata l’ipotesi di un rientro via mare verso lo Yemen: servirebbero almeno tre giorni di navigazione in tratti non sicuri. Gori ha concluso: «Ci hanno detto che per questa settimana non c’è speranza».
