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Secondo uno studio dell’università di Urbino l’algoritmo di Facebook ora punisce la politica ufficiale e premia gli estremisti antieuropei. Pd e FdI verso una legge bipartisan sulle piattaforme

07 Gennaio 2026 - 18:54 Sofia Spagnoli
zuckerberg meta trump
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Casu (Pd): «Alla Camera è in corso un confronto per capire come porre un argine normativo a questo sistema»

La visibilità della politica istituzionale su Facebook è crollata, lasciando spazio all’avanzata di estremismi antieuropeisti, filorussi e complottisti. È questa la conclusione della ricerca pubblicata oggi, 7 gennaio, dall’Università di Urbino a firma del professor Fabio Giglietto, che analizza gli effetti delle scelte algoritmiche di Meta sulla distribuzione e sulla visibilità dei contenuti politici sulle piattaforme riconducibili a Mark Zuckerberg. Lo studio mette in luce significativi deficit di trasparenza: «La soppressione algoritmica – si legge nella ricerca – appare meno efficace proprio contro gli attori che intendeva colpire», ovvero gli estremisti.

Analizzati oltre 2,5 milioni di post su Facebook

I ricercatori hanno analizzato oltre 2,5 milioni di post su Facebook pubblicati tra il 2021 e il 2025, un periodo segnato da numerosi e rilevanti appuntamenti elettorali in Europa e non solo. Basti pensare che il 2024 è stato l’anno più elettorale di sempre, con 76 Paesi chiamati alle urne in tutto il mondo. I post presi in esame comparivano sui profili di parlamentari italiani eletti, di politici prominenti non eletti e di account riconducibili all’ecosistema estremista.

Per i politici -43% di visibilità sui social

Lo studio mostra che la policy di Meta sulla riduzione dei contenuti politici è stata applicata «in modo continuativo durante un ciclo elettorale quasi ininterrotto», dalle politiche del 2022 alle europee del 2024, fino alle elezioni amministrative. Gli effetti risultano profondamente asimmetrici: fino al 2023, a fronte di un calo minimo della visibilità per gli account estremisti del 3,6%, i politici istituzionali hanno perso in media circa il 43% della reach. E Il confronto con il 2021 è ancora più netto: i parlamentari perdono il 73,4% della visibilità, mentre gli estremisti crescono del 13,6%.

Pagine estremiste, il primo ecosistema informativo

Nel 2024, la distorsione diventa strutturale: pur rappresentando solo 146 account su 904, le pagine appartenenti all’ecosistema estremista diventano il primo ecosistema informativo su Facebook, superando per visibilità complessiva tutti i parlamentari (49,3 milioni contro 43,6 milioni di visualizzazioni settimanali). Una tendenza che si è riconfermata anche nel 2025.

L’anomalia sui contenuti prodotti durante le elezioni europee

Ma c’è un’altra anomalia che emerge e che si intreccia direttamente con i risultati delle elezioni europee. Il 29 aprile 2024 Bruxelles apre una procedura formale nei confronti di Meta, chiedendo conto del rispetto degli obblighi del Digital Services Act, rispetto ai contenuti politici. Poco più di un mese dopo, l’8 e 9 giugno, si vota per il rinnovo del Parlamento Ue.

A elezioni concluse, Meta deve presentare i report di trasparenza post-elettorali, chiamati a spiegare se e come le scelte algoritmiche abbiano inciso sulla circolazione dei contenuti politici. Ed è qui che, secondo lo studio dell’Università di Urbino, si consuma l’anomalia: la policy di riduzione della visibilità dei contenuti politici e la crescita di pagine estremiste e antieuropeiste – non risulta né dichiarata né analizzata nei report obbligatori. Secondo i ricercatori, Meta «non avrebbe informato la Commissione europea né dell’esistenza della policy né dei suoi effetti», che, alla luce di questa ricerca, sarebbero stati invece molto impattanti, sul lato della disinformazione.

Casu (Pd): «Una deriva inquietante»

«Se l’Oxford Dictionary ha scelto la parola Rage bait (“esca per la rabbia”) come parola dell’anno del 2025 è perché sempre più spesso sulle principali piattaforme i contenuti vengono creati deliberatamente per suscitare sentimenti negativi di rabbia, indignazione o frustrazione a partire da notizie false, o insulti sessisti come quelli che abbiamo visto il giorno della Befana dal sindaco di Trieste alla segretaria del Partito Democratico», commenta ad Open il deputato del Pd Andrea Casu.

Alla Camera in commissione IX, a partire da due proposte di legge a prima firma Furfaro (Pd) e Kelany (FdI), è in corso «un confronto su questi temi per capire come riuscire a porre un argine normativo a un sistema che così per come è congegnato adesso non solo non reprime ma incentiva a seminare odio e fake news». «Una deriva inquietante – prosegue il dem – che secondo questo studio ha già condizionato le ultime elezioni europee e potrà avere un peso determinante anche alle prossime elezioni politiche».

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