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Attacco informatico, diplomazia, omicidio di Khamenei: cosa può fare Donald Trump con l’Iran

13 Gennaio 2026 - 06:20 Alessandro D’Amato
donald trump iran omicidio khamenei
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Il Pentagono presenta le opzioni di intervento al presidente. Reza Pahlavi incita gli Usa all'attacco. La possibilità di colpire le Guardie della Rivoluzione. E il bersaglio grosso: gli ayatollah

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ricevuto una vasta gamma di programmi, strumenti militari e operazioni segrete». Che potrebbero essere usati contro la Repubblica Islamica dell’Iran nel pieno caos a seguito delle proteste che vanno avanti ormai da due settimane. Queste opzioni, spiegano le fonti a Cbs News, vanno «ben oltre i bombardamenti aerei convenzionali». Tra queste c’è il programma nucleare iraniano. Ma i funzionari sono più propensi a un attacco al sistema informatico. Mentre JD Vance sta cercando di convincere il presidente a tentare la strada della diplomazia. Ma quali sono le opzioni in mano a TheDonald su Teheran?

Le opzioni per l’Iran

Dieci giorni fa Trump diceva che gli Usa erano pronti a intervenire per salvare i manifestanti se le autorità iraniane li avessero presi come bersaglio. Da allora il presidente ha ripetutamente sollevato la minaccia di un intervento militare. Mentre la repressione ha causato oltre 800 morti secondo le Ong. L’Iran è nemico giurato degli Stati Uniti sin dalla Rivoluzione islamica del 1979, che rovesciò lo Scià filo-occidentale. Ma Trump ha già dichiarato la sua opposizione di principio al «cambio di regime», citando in particolare le lezioni apprese dall’invasione statunitense dell’Iraq nel 2003. Nel frattempo ha annunciato dazi Usa per qualunque paese che commerciasse con l’Iran. I due governi, che non intrattengono relazioni diplomatiche, hanno tuttavia recentemente rivelato di essere in contatto tramite Steve Witkoff.

Reza Pahlavi

Il figlio dello Scià Reza Pahlavi ha ripetutamente chiesto l’intervento Usa. Nel 2009 Barack Obama rifiutò di intervenire dopo le proteste. Ma oggi secondo alcuni esperti questi timori sono irrilevanti perché le proteste si sono diffuse ben oltre i circoli urbani e colti che storicamente si sono opposti alla Repubblica Islamica. Uno degli obiettivi degli Usa potrebbe essere il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), l’esercito ideologico della Repubblica Islamica, che ha guidato la repressione delle manifestazioni. Ray Takeyh del think tank americano Council on Foreign Relations dice ad Afp di ritenere che l’intervento americano potrebbe «influenzare gli indecisi a unirsi o meno alle proteste».

Attacco simbolico

Ma «potrebbe anche fare il gioco di questo regime paranoico, rafforzandone l’unità e spingendolo a intensificare la repressione», avverte Sanam Vakil, ricercatrice del think tank britannico Chatham House. Una delle opzioni è quella dell’attacco simbolico o dell’operazione “colpisci e fuggi”, come in Venezuela. Che gli permetterebbe di rivendicare un successo senza avere danni. Ma con così tante città iraniane in protesta «tentare di colpire le forze di sicurezza in tutte queste città, o anche nelle principali città iraniane, rappresenta più di qualche attacco aereo», sottolinea Vali Nasr, professore alla Johns Hopkins University. Trump probabilmente non vuole sporcarsi le mani. Per questo un attacco simbolico potrebbe essere in linea con le sue ambizioni.

L’inazione

Secondo Behnam Ben Taleblu della Foundation for Defense of Democracies, un istituto con sede a Washington, il rischio di un intervento non risiede tanto nel fatto che gli iraniani si rivolgano alle autorità, quanto nella loro paura di scendere in piazza. Anche gli Stati Uniti potrebbero avere qualcosa da perdere decidendo di non colpire: l’inazione «alimenterebbe la narrazione del regime che dipinge l’America come incapace di rispettare i propri impegni», afferma. Reza Pahlavi e diversi membri del Partito Repubblicano si sono opposti alla diplomazia, avvertendo che avrebbe offerto solo un’ancora di salvezza alle autorità iraniane. Mohammad Ali Shabani, caporedattore del sito web Amwaj.media, specializzato in Iran, ritiene che molti iraniani accoglierebbero con favore un accordo che allenti le sanzioni e «allontani la minaccia di guerra. Penso che la maggior parte degli iraniani ora accetti che la Repubblica islamica non esisterà per sempre», conclude.

«Uccidiamo gli ayatollah»

Il senatore Lindsey Graham, stretto alleato di Trump, ha fatto un appello diretto al presidente affinché uccida la Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei. In un’intervista a Sunday Morning Futures di Fox News il senatore ha elogiato Trump per essersi schierato con «il popolo invece che con l’ayatollah», che Graham ha definito «l’Hitler dei giorni nostri», un «nazista religioso» e una «persona orribile». «Se fossi in lei, signor Presidente, ucciderei la leadership che sta uccidendo il popolo. Bisogna finirla con tutto questo», ha sottolineato Graham, che dopo poche ore su X ha ribadito la necessitù di intraprendere un’azione militare contro la Repubblica Islamica.

Nel messaggio, ha sottolineato che la promessa del tycoon di sostenere i manifestanti ha portato a una grande affluenza nelle proteste in tutto l’Iran. Il senatore della Carolina del Sud ha osservato che il governo iraniano ha superato la linea rossa fissata da Trump, aggiungendo che è arrivato il momento di un’azione militare decisiva e di prendere di mira coloro che compiono uccisioni, senza inviare forze di terra.

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