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L’Iran sfida gli Ayatollah, nuova notte di proteste: «Sparano a testa e occhi, forse già 20mila morti». Trump: «Vi aiuteremo» – I video

13 Gennaio 2026 - 23:53 Simone Disegni
Il presidente Usa riunisce i suoi alla Casa Bianca per valutare le opzioni. L'invito del governo ai cittadini Usa: «Lasciate subito il Paese»

È buio pesto in Iran, da ormai cinque giorni il regime ha di fatto spento la connettività Internet nel Paese per avere le mani libere nel reprimere il dissenso, ma il popolo continua a riversarsi nelle strade sfidando il regime al grido di slogan come «Morte al dittatore» Ali Khamenei. Alcuni analisti parlano di centinaia di migliaia di persone scese in piazza ancora una volta nella serata di martedì. Una sfida esistenziale, considerati i rapporti che filtrano dagli obitori ma pure dagli ospedali. Alcuni medici iraniani hanno detto al Guardian che le strutture sanitarie sono strapiene di pazienti feriti dalle forze di sicurezza del regime. Molti hanno ferite alla testa e agli occhi, una tattica deliberata delle autorità per devastare i dimostranti e scoraggiare le proteste. Eppure consci forse anche della grande attenzione internazionale gli iraniani continuano a scendere in piazza per scommettere sul crollo del regime, in Iran così come all’estero.

Trump promette aiuti ai manifestanti ma fa melina

Di fronte a questo scenario il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rinnovato i suoi messaggi di sostegno a chi va in piazza contro il regime. «Continuate a protestare, prendete il controllo delle istituzioni, i nostri aiuti stanno arrivando», ha scritto oggi Trump su Truth rivolgendosi direttamente ai «patrioti iraniani», pur senza chiarire di quali aiuti esattamente si tratti. Più tardi Trump ha detto che circolano versioni diverse sul numero delle vittime della repressione iraniana – il regime parla di 2mila morti, i canali dell’opposizione di 12mila, i media Usa evocano la cifra di oltre 20 mila – ma che intende farsi le idee chiare nella riunione dedicata che avrà nella notte italiana alla Casa Bianca. «Lo saprò tra poco e deciderò di conseguenza», ha avvertito il leader Usa di ritorno a Washington da Detroit. E ai microfoni della Cbs ha ripetuto l’avvertimento agli Ayatollah: «Se uccidono la gente, se passano ad impiccarli, risponderemo con forza». In attesa delle decisioni della Casa Bianca, il governo Usa ha invitato i suoi concittadini a lasciare l’Iran al più presto.

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L’incontro tra Witkoff e Pahlavi

Secondo Axios, nel frattempo l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff avrebbe incontrato segretamente nei giorni scorsi l’ex principe ereditario iraniano in esilio, Reza Pahlavi, per discutere delle proteste che infuriano in Iran. Si tratta, ricorda il giornale americano, del primo incontro ad alto livello tra l’opposizione iraniana e l’amministrazione Trump dall’inizio delle proteste. Pahlavi, figlio dello scià deposto durante la rivoluzione islamica del 1979, guida una fazione di opposizione dall’esilio negli Stati Uniti e sta cercando di posizionarsi per assumere un ruolo di leader “transitorio”, nel caso in cui il regime crolli. Nelle ultime due settimane, è apparso su diverse reti televisive statunitensi per chiedere all’amministrazione Trump di intervenire a sostegno delle proteste.

Le opposizioni: «Almeno 12mila morti». Teheran: «No, sono 3mila»

«Almeno 12mila persone, molte under 30, sono state uccise» nelle proteste in Iran. A riportarlo è Iran International, in quello che la testata di opposizione basata a Londra definisce «il più grande massacro nella storia contemporanea dell’Iran, avvenuto in gran parte nelle notti dell’8 e 9 gennaio». La stima del comitato editoriale del quotidiano si basa «su un’analisi esclusiva di fonti e dati medici» e la sua diffusione è stata «ritardata fino alla convergenza delle prove». Un alto funzionario del ministero della Salute iraniano ha commentato queste cifre con il New York Times e rivelando che, secondo i calcoli del regime, i morti delle proteste sarebbero circa 3mila, compresi centinaia di agenti di sicurezza degli ayatollah.

Il Qatar invita alla descalation

Il Qatar, tramite il portavoce del ministero degli Esteri Majed al-Ansari, bolla come catastrofiche le conseguenze di uno scontro tra Stati Uniti e Iran, invitando a evitare l’escalation. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato ad Al Jazeera Arabic che la Repubblica islamica è «pronta» nel caso in cui gli Stati Uniti vogliano testare un’azione militare contro il Paese.

L’annuncio di von der Leyen: «Presto sanzioni Ue al regime»

«Il crescente numero di vittime in Iran è terrificante. Condanno inequivocabilmente l’uso eccessivo della forza e le continue restrizioni della libertà. L’Unione Europea ha già inserito l’intero Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica nel suo regime di sanzioni per violazione dei diritti umani. In stretta collaborazione con l’Alta rappresentante Kaja Kallas saranno rapidamente proposte ulteriori sanzioni ai responsabili della repressione. Siamo al fianco del popolo iraniano che sta coraggiosamente marciando per la propria libertà». Lo dichiara la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen su X.

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