Il «premier» Ali Shaath, 11 ministri tecnici. Ecco il nuovo governo di Gaza per il dopo-Hamas (sotto gli occhi di Trump e Meloni)

Il nuovo esecutivo chiamato a governare la Striscia di Gaza è pronto. Almeno sulla carta. A tre mesi dal cessate il fuoco imposto da Donald Trump e dagli altri mediatori a Israele e Hamas dopo due anni di guerra, il governo tecnocratico palestinese chiamato a gestire la ricostruzione della Striscia potrebbe essere annunciato ufficialmente oggi stesso. Magari al Cairo, dove Hamas e altre fazioni palestinesi sono state convocate per discutere, appunto, del futuro della Striscia. I nomi dei 12 protagonisti di fatto però si conoscono già, svelati martedì da fonti palestinesi dopo che gli interessati hanno ricevuto le lettere d’incarico formali. A guidare il futuribile governo tecnocratico previsto dal piano Trump sarà Ali Shaath. Economista e ingegnere di formazione, originario di Khan Younis, ha studiato anche nel Regno Unito per poi tornare a vivere e lavorare in Cisgiordania, dove ha ricoperto diversi incarichi pubblici, compreso quello di viceministro dei Trasporti dell’Autorità nazionale palestinese. L’attivista Samer Sinijlawi lo definisce «un accademico e policy-maker rispettato, noto per il suo approccio tecnocratico, la sua indipendenza e il suo impegno di lunga durata per la governance, lo sviluppo e le riforme istituzionali».
January 13, 2026
La lista dei “ministri” per ricostruire Gaza
Il profilo ricercato attivamente dagli americani insomma, per tentare la missione impossibile di mettere d’accordo – o quanto meno dribblare i veti – al contempo di Hamas, alla guida della Striscia dal 2007, e di Israele, il cui consenso appare indispensabile perché l’organismo tecnocratico possa davvero assumere poteri di amministrazione civile e di sicurezza a Gaza. Per il momento, in attesa dell’annuncio ufficiale, nessun commento ufficiale filtra né da Hamas, né da Israele, né dall’Anp guidata da Abu Mazen. Che pure secondo il Times of Israel sembrerebbe rimanere a bocca asciutta nel nuovo esecutivo tecnico di transizione. Ecco chi sarebbero gli altri undici “ministri” chiamati a farne parte sotto la guida di Ali Shaath e in quali ruoli, se – mettono in guardia fonti israeliane consultate da Open – non ci saranno aggiunte o cambiamenti dell’ultim’ora prima dell’annuncio ufficiale:
- Ayed Abu Ramadan, attuale presidente della Camera di commercio di Gaza: responsabile Economia e Commercio
- Omar Shamali, attuale direttore delle Telecomunicazioni di Gaza: responsabile Telecomunicazioni
- Abdul Karim Ashour, attuale direttore dell’Agricultural Relief: responsabile Agricoltura
- Aed Yaghi, attuale direttore della Società di soccorso medico palestinese: responsabile Salute
- Jaber Al-Daour, attuale presidente dell’Università palestinese: responsabile Educazione
- Bashir Al-Rais, consulente finanziario/ingegneristico: responsabile Finanze
- Ali Barhoum, consigliere comunale di Rafah: responsabile Affari municipali e idrici
- Hana Tarzi, avvocata e attivista: responsabile Affari sociali e Donne
- Arabi Abu Shaaban: responsabile dell’Autorità fondiaria
- Mohammad Bseiso: responsabile Giustizia
- Generale Mohammad Tawfiq Helles e Generale Mohammad Nasman: responsabili della Polizia e della Sicurezza
Il governo tecnico e la «tutela internazionale»: la scommessa Usa
A supervisionare il lavoro del nuovo governo di Gaza – se e quando Hamas accetterà di cedere il potere – dovrebbe essere come da progetti originari il nuovo Board of Peace voluto da Donald Trump, una sorta di «consiglio di amministrazione» di alto livello chiamato appunto a imprimere energia politica e copertura diplomatica internazionale al nuovo esecutivo. Oltre che ad assicurare che verso la Striscia fluiscano i fondi ingenti necessari a consentirne il lavoro e porre le basi per la ricostruzione dell’enclave devastata da due anni di guerra. Gli americani lavorano da mesi alla costituzione del Board che Trump intende presiedere in persona, e avevano anticipato che questa sarebbe stata la settimana del varo ufficiale. L’annuncio potrebbe arrivare oggi stesso, anche se fonti arabe consultate dal Times of Israel segnalano in realtà che le cose «sono ancora per aria». Di certo Trump vuole che la riunione d’insediamento del Board si svolga la prossima settimana in Svizzera, dove sbarcherà per parteciperà al Forum di Davos.
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Da Meloni a Starmer, chi entrerà nel Board con Trump
A quanto è dato sapere, del Board di supervisione sul futuro di Gaza dovrebbero fare parte rappresentanti di vertice di 15 Paesi, tra cui certamente quelli più coinvolti dei negoziati degli ultimi due anni che hanno portato dopo sforzi titanici all’agognato cessate il fuoco: Egitto, Qatar, Turchia, Arabia Saudita, ma anche Italia, Francia, Germania e Regno Unito. Per l’Italia entrerà nel Board Giorgia Meloni in persona, come confermato da Palazzo Chigi nei giorni scorsi. Mentre i media britannici riferiscono che Keir Starmer sta ancora riflettendo se accettare di entrare in prima persona nell’organismo. L’altro elemento acquisito è che il rappresentante sul terreno del Board, l’anello di congiunzione operativo insomma col governo di Gaza, Israele e Hamas, sarà Nikolay Mladenov, già ministro della Difesa in Bulgaria, eurodeputato e poi inviato speciale Onu per il Medio Oriente. Mladenov è già stato nella regione la scorsa settimana a incontrare interlocutori chiave e ha già ottenuto il semaforo verde da Israele. Secondo il mediatore arabo-americano Bishara Bahbah, il Board potrebbe essere ulteriormente rafforzato con l’inclusione anche dei presidenti di grandi istituzioni finanziarie internazionali come l’Fmi e la Banca Mondiale. La questione dovrebbe essere risolta a giorni, se non a ore.
In copertina: Ali Shaath, il «premier» designato per la Striscia di Gaza in un incontro istituzionale del 2019
