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Dove si nasconde Alì Khamenei: «È a Teheran, tratta la fuga in Russia»

14 Gennaio 2026 - 06:16 Alessandro D’Amato
iran alì khamenei dove sta
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Marco Mancini, agente segreto ed ex dirigente dell'intelligence italiana: ha paura, è protetto dagli Hezbollah

L’ayatollah Alì Khamenei si nasconde in una palazzina di tre piani nel cuore di Teheran. Lo proteggono 60 esponenti di Hezbollah. A dirlo è Marco Mancini, agente segreto ed ex dirigente dell’intelligence italiana. «Il regime ha infiltrato le proteste ed elimina con colpi di pistola alla testa i più giovani. In modo da mostrare la propria forza brutale. E perché quelle uccisioni siano da monito per i manifestanti adulti», spiega lo 007. Dei diecimila iraniani agli arresti, «circa 2mila sono nel carcere di Evin, pronti per essere giustiziati. Almeno 200 di questi sono donne, portate nel reparto 209 del carcere di Teheran. Lo stesso dove è stata detenuta dopo il suo sequestro la giornalista italiana Cecilia Sala».

Il carcere di Evin

Mancini spiega che «in seguito ai bombardamenti americani e israeliani nella guerra dei 12 giorni di giugno 2025, dopo una ristrutturazione durata sei mesi, nel carcere destinato ai prigionieri politici sono state costruite due nuove palazzine. Giorni fa, la prigione è stata assalita dai manifestanti, respinti con perdite». Mentre nel paese «sono già in corso fucilazioni e impiccagioni, tipiche della repressione del regime. Le prime sono già avvenute nel carcere di Ghezl Hesar». Sono morte anche le Guardie Rivoluzionarie: «Alcuni sono stati uccisi dal regime, soprattutto i funzionari non di primo piano, perché vicini ai manifestanti ed eliminati quando si ha notizia di “tradimento”. Altri sono stati uccisi dai manifestanti, nel loro tentativo di difendersi».

Alì Khamenei

La Guida Suprema della Rivoluzione Islamica Alì Khamenei secondo Mancini «si trova a Teheran, in un’abitazione di 600 mq, su tre piani. La Guida Suprema dell’Iran entra con 60 uomini di scorta. Si tratta di membri di Hezbollah venuti dal Libano perché l’ayatollah non si fida più dei suoi Pasdaran e preferisce uomini della milizia libanese sciita per la sua protezione. Con questa scorta di 60 Hezbollah, Khamenei entra in via Jomhuri Eslami, nel centro della capitale, passa sotto via Daneshgah, imbocca il vicolo Fazaeli al numero 27 e dopo 40 minuti di percorso entra in un edificio nella zona di Azarbaijan, al numero 110». L’intelligence americana e israeliana potrebbero catturarlo o colpirlo in qualsiasi momento: «Non so se Cia e Mossad siano a conoscenza di queste informazioni».

Le informazioni

Mancini dice che le sue informazioni «provengono da persone inserite all’interno del regime iraniano, sia nella dissidenza che negli apparati di repressione». E che rischiano la pena di morte: «Sì, ne sono consapevole. Queste informazioni saranno oggetto di controllo, sicuramente in Europa, ma soprattutto in Italia, da parte di strutture di intelligence iraniane presenti sul nostro territorio, per tentare di identificare le fonti. Nonostante ciò, da tempo continuo ad acquisirle poiché, se divulgate con l’autorevolezza del vostro giornale, possono aiutare il popolo iraniano a un cambiamento verso la democrazia».

La scorta indica che Khamenei «ha paura, non a caso si sta mettendo in condizione di fuggire. Per reprimere le proteste, oltre a 2mila Hezbollah, che sono libanesi sciiti, ha chiamato anche 1500 afghani sciiti, scappati all’ingresso dei talebani che sono sunniti a Kabul. Poi, a presidiare l’ordine pubblico, ci sono 4mila iracheni sciiti dell’organizzazione terroristica Al Hashd Al Shabi».

La fuga in Russia

La Guida Suprema, spiega Mancini, «sta trattando la sua uscita e quella della sua famiglia dall’Iran con i servizi segreti militari russi, il Gru, attraverso due figure. In gioco c’è il destino di sua moglie, Mansoureh Khojasteh Bagherzadeh, e dei suoi sei figli, quattro maschi e due femmine. Intorno a lui sono rimasti ufficiali dei servizi segreti russi che hanno già inviato con aerei iraniani molte valigie piene di denaro, oro e preziosi, lo stesso sistema utilizzato dal dittatore Assad in Siria prima della fuga verso la Russia. Anche Khamenei è un assassino che dispone di svariati miliardi di dollari».

I soldi

Quei soldi li ha fatti, secondo Mancini, «Con il traffico clandestino del petrolio e della droga. La struttura operativa di Hezbollah, che è sotto la regia di Teheran, viene supportata con gli introiti del traffico di droga che “il Partito di Dio” fa soprattutto con il Sudamerica, con agenti operativi in Colombia e Venezuela». Infine, c’è il programma nucleare: «Sicuramente ci sono trattative in corso con la Cia. Il problema è che in Iran ci sono ancora 274,8 kg di uranio arricchito, collocato all’interno di tunnel sulle montagne vicino a Isfahan».

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