L’Italia invierà armi all’Ucraina a costo zero perché «obsolete». Lo dice la relazione tecnica al decreto firmata dalla Ragioniera Daria Perrotta

L’Italia invierà armi all’Ucraina a costo zero, senza spendere un euro. Così nell’acceso dibattito di giovedì 15 gennaio alla Camera sulle comunicazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto per la proroga della cessione di mezzi e armamenti militari all’Ucraina per la prima volta nessuno ha fatto polemica su un cavallo di battaglia classico delle opposizioni, quello della sottrazione di fondi pubblici alla sanità per dare armi al governo di Volodymyr Zelensky.
Anzi, Benedetto Della Vedova di Più Europa ha polemizzato all’opposto: «L’Italia è il Paese, tra i grandi Paesi europei, che ha investito meno nel supporto all’Ucraina; fino ad oggi, abbiamo messo – diciamolo anche ai contribuenti italiani – in questi anni di guerra meno di 3 miliardi, meno di quanto i contribuenti italiani pagheranno per mandare in pensione due mesi prima i lavoratori italiani nei prossimi tre anni». E perfino Marco Pellegrini del Movimento 5 stelle ha minimizzato: «Voi, invece, avete scommesso i soldi degli italiani – il che sarebbe il meno, se sono 3 miliardi o più poco ci importa – ma soprattutto avete scommesso la vita degli ucraini, che è la cosa più grave».

La rivelazione della Perrotta: «Nessun costo per le armi»
Tre miliardi di euro in quattro anni in effetti non sarebbero un granché (750 milioni di euro l’anno). Ma la proroga di cui si sta discutendo è legata al nuovo decreto-legge Ucraina approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 31 dicembre 2025 vale ancora meno. Anzi, secondo la relazione tecnica che accompagna il testo normativo il prossimo invio di armi di difesa a Zelensky sarà a costo zero per le finanze pubbliche italiane.
Scrive infatti la ragioniera generale dello Stato Daria Perrotta: «In particolare, tenuto conto che i materiali e mezzi oggetto di cessione, che non sarà necessario reintegrare, sono già nelle disponibilità del Ministero della Difesa, mentre eventuali oneri ad essi connessi saranno sostenuti con le risorse disponibili a legislazione vigente. Per quanto concerne le cessioni di materiale civile, le stesse avverranno con gli strumenti e le modalità previste dalla legge e nei limiti delle risorse già allocate a legislazione vigente per tali tipologie di cessioni».

Quegli armamenti «non devono essere reintegrati» perché obsoleti e non più in uso
La frase chiave contenuta in questo passaggio della Ragioneria generale dello Stato è quella che spiega che «non sarà necessario reintegrare» le armi che l’Italia invia all’ Ucraina. Non verrebbe utilizzata questa formula, infatti, se si trattasse di un acquisto di armi da altro paese (ad esempio gli Stati Uniti) poi parzialmente rimborsato dal fondo europeo dedicato, perché in un primo momento per l’Italia si tratterebbe di una uscita finanziaria che andrebbe coperta prima del successivo rimborso.
Una formula identica a quella citata è utilizzata per le operazioni previste dal comma 2 dell’articolo 311 del codice di ordinamento militare: «La cessione di materiali d’armamento dichiarati obsoleti per cause tecniche è consentita esclusivamente per materiali difensivi previo parere vincolante delle competenti Commissioni parlamentari». Augurabile che all’Ucraina si trasferiscano armi funzionanti, anche se un po’ vecchiotte. Si tratterà però di armamenti che non fanno più parte del piano di dotazione della Difesa italiana e che comunque sarebbero stati da dismettere.
