Garlasco, la Cassazione dice no al sequestro dei dispositivi dell’ex pm Mario Venditti: perché ora pc e telefoni devono essere restituiti

Niente da fare: cosa contengono gli undici dispositivi sequestrati all’ex procuratore di Pavia, Mario Venditti, probabilmente non lo scopriremo mai. La Corte di Cassazione ha infatti respinto il ricorso presentato dalla Procura di Brescia contro l’ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva annullato il sequestro dei device, tra computer, hard disk e telefoni cellulari, del magistrato attualmente indagato in due distinti filoni d’inchiesta. Uno che riguarda appunto l’omicidio di Chiara Poggi, l’altro nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto «sistema Pavia». La decisione dei giudici di legittimità chiude, almeno per ora, il tentativo dei pm di acquisire i dispositivi elettronici nell’ambito del filone d’indagine sul caso Garlasco, che vede Venditti indagato per corruzione in atti giudiziari.
La decisione del Riesame
Il provvedimento impugnato risale al 17 novembre scorso, quando il Riesame aveva accolto il ricorso presentato dall’avvocato Domenico Aiello, annullando anche il secondo decreto di sequestro emesso dai pm e materialmente eseguito il 24 ottobre. Con il rigetto totale del ricorso della Procura, la Cassazione ha dunque confermato integralmente la decisione del tribunale.
Il nodo delle parole chiave e dell’arco temporale troppo ampio
Alla base del no dei giudici, le stesse criticità già evidenziate dal Riesame: i decreti di sequestro non indicavano in modo sufficientemente puntuale le parole chiave da utilizzare per le analisi dei dispositivi e definivano un arco temporale ritenuto eccessivamente ampio. Elementi che, secondo la giurisprudenza, rendono il sequestro sproporzionato e lesivo delle garanzie difensive. La pronuncia della Suprema Corte rappresenta un passaggio rilevante nel procedimento, perché limita l’utilizzabilità degli strumenti investigativi digitali in questa fase dell’inchiesta.
