Iran. Il video delle “leonesse” che distruggono l’auto della Polizia Morale è falso

Circola un video dove diverse donne, armate di bastoni, colpiscono un mezzo della Polizia Morale iraniana. Le immagini vorrebbero mostrare la rivolta delle ragazze iraniane contro il regime, ma in questo caso si tratta di una scena generata dall’Intelligenza Artificiale.
Per chi ha fretta
- Il video presenta gli errori tipici dei contenuti IA.
- Il veicolo non corrisponde affatto a quelle delle milizie iraniane.
Analisi
Il filmato viene condiviso con la seguente narrazione sui social:
Le donne iraniane libere stanno distruggendo le gomme delle milizie Basij. Coraggio da leonesse!

Da dove proviene il video
Come possiamo notare dal post X di Free4future, a diffondere la scena è un account di Muhammad Al-Khattab, il quale si presenta come «ricercatore e analista politico strategico specializzato in terrorismo all’interno del regime persiano».

Gli errori dell’Intelligenza Artificiale
Uno degli elementi più evidenti riguarda l’assenza di ammaccature o deformazioni della carrozzeria del veicolo dopo i duri colpi inferti con quelle che sembrano mazza da baseball. Inoltre, è incredibile quanto il presunto agente all’interno rimanga impassibile e immobile, come se fosse una statua.

Nella scena è presenta un altro errore dell’Intelligenza Artificiale generativa. La rottura dei vetri risulta del tutto irregolare, facendo comparire frammenti in precedenza assenti o trasformandosi in qualcosa di leggero, come un sacchetto di plastica strappato che sventola con un po’ di vento.

Il veicolo non corrisponde
Il veicolo risulta molto simile a quello utilizzato dalla “polizia morale” iraniana, ma due elementi in particolare evidenziano l’incapacità dell’AI nel riprodurlo. Le maniglie per l’apertura delle porte sono posizionate in maniera errata, così come le scritte non corrispondono.

Conclusioni
Il filmato delle presunte giovani iraniane che attaccano e distruggono un’auto della milizia Basij non è stato generato con l’Intelligenza Artificiale.
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