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La Spezia, la rivolta dei compagni di Abu Youssef: «Prof complici, a scuola non entriamo». Lo strazio del padre al corteo – I video

19 Gennaio 2026 - 15:26 Alba Romano
Il previsto ritorno a scuola dopo l'accoltellamento del 18enne da parte di un coetaneo si è trasformato in un raduno di rabbia e protesta

Sono centinaia gli studenti che questa mattina si sono radunati fuori dall’istituto Domenico Chiodo a La Spezia per ricordare Abanoub Youssef, lo studente accoltellato a morte venerdì scorso nei corridoi del secondo piano della scuola. C’è chi porta un fiore, chi un messaggio, chi accende un lumino. Agli studenti del Chiodo si sono uniti, in segno di solidarietà, anche i colleghi dell’Ipsia, del liceo Mazzini, del Fossati, e di altri istituti superiori della città. Un gruppo si è piazzato di fronte all’ingresso. Non hanno zaini, ma cartelloni che accusano direttamente la scuola: «I prof sono complici».

«Chiudete, chiudete!»

Oggi, lunedì 19 gennaio, l’istituto Chiodo avrebbe dovuto riaprire alla presenza di alcuni psicologi, che si sarebbero dovuti confrontare con gli studenti. Alla fine, però, nessuno ha varcato l’ingresso della scuola. Una ragazza è salita in spalle di un compagno e ha attaccato sull’ingresso un foglio con la scritta «Vogliamo giustizia», poi ha chiuso le porte dell’istituto. Dall’altra parte, un collaboratore scolastico le ha spalancate nuovamente: «È un luogo pubblico e le porte devono rimanere aperte». A quel punto, la Digos è intervenuta per placare gli animi, mentre alcuni ragazzi intonavano il coro «Chiudete, chiudete». Tra la folla radunatasi si faceva largo a stento anche il padre di Abanoub, stravolto dal dolore con tra le mani un ritratto del figlio perduto a scuola senza un perché.

Il corteo degli studenti

Il corteo degli studenti spezzini in ricordo di Abanoud Youssef si è poi spostato in piazza Europa, dove si trova il palazzo comunale. È lì che i ragazzi hanno steso davanti alle porte chiuse del Municipio uno striscione con scritto «Giustizia per Aba – Vive con noi». Al termine del sit-in, il corteo si è spostato verso il palazzo di giustizia, dove il padre e lo zio del 18enne hanno incontrato i pm titolari dell’inchiesta. Quando sono usciti, un poliziotto ha abbracciato il padre di Abanoub, facendo scattare un minuto di silenzio spontaneo. La manifestazione si concluderà all’obitorio, dove si trova ancora la salma del 18enne ucciso, in attesa dell’autopsia. Questa mattina, il giudice per le indagini preliminari ha svolto l’interrogatorio di garanzia per Zouhair Atif, che ha confessato di aver accoltellato Aba. L’accusa a suo carico ipotizzata dal pubblico ministero è quella di omicidio aggravato dai futili motivi, ma il giudice potrebbe contestare anche l’aggravante della premeditazione.

Valditara: «Non gettiamo croci addosso»

Nel frattempo, anche il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, torna a intervenire sulla vicenda, invitando tutti alla calma: «Non sappiamo ancora come si sono svolti i fatti e quali siano i pregressi, non sappiamo se effettivamente il ragazzo aggressore fosse abituato a portare coltelli a scuola, quindi l’ispezione chiarirà anche questo. C’è un’indagine in corso». Valditara ha quindi sottolineato di aver trovato «una comunità scolastica sconvolta, con docenti e la preside particolarmente commossi. Quindi attenzione a non gettare responsabilità che in questo momento non sono assolutamente provate».

Foto copertina: ANSA/Andrea Bonatti | Il corteo degli studenti che chiedono giustizia per Abanoud Youssef, il ragazzo di 18 anni accoltellato a morte a La Spezia

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