Banca di San Marino: la vendita a Starcom e l’indagine per corruzione

San Marino pensava di aver archiviato la stagione più buia della sua finanza. Dopo il collasso bancario seguito alla crisi globale del 2008, le riforme e un lungo percorso di “riabilitazione” internazionale avevano cambiato il volto della Repubblica. O almeno così sembrava. Oggi il copione sembra ripetersi, con arresti, accuse di corruzione e un’operazione bancaria bloccata e capitali congelati. Un ritorno d’immagine che pesa e che rischia di interrompere la sigla dell’accordo di associazione che il Titano vorrebbe firmare con l’Unione europea.
La vendita della banca e lo stop dei pm
Al centro della vicenda, spiega oggi un articolo approfondimento del Fatto Quotidiano, c’è Banca di San Marino (Bsm), controllata per il 91% dall’Ente Cassa di Faetano e in vendita dalla fine del 2024. A farsi avanti è stata dalla holding bulgara Starcom, guidata da Assen Christov, che nel 2025 ha firmato un preliminare per l’acquisto del 51% della banca e ha versato un anticipo di 15 milioni di euro. Tutto sembra procedere a ritmo spedito, con il doppio via libera dei soci. Lo scorso autunno, però, è intervenuta la magistratura, che ha arrestato un ex membro del cda della Cassa di Faetano e sua moglie, titolari di una società che ha ricevuto un pagamento dai compratori, anche loro indagati. Le accuse, scrive Il Fatto, sono di amministrazione infedele, corruzione e riciclaggio.
I 15 milioni congelati
Da quel momento, la situazione si complica e il processo di vendita della banca si ferma. Starcom chiede la restituzione dei 15 milioni, senza ottenerla: la somma viene congelata dall’Agenzia di informazione finanziaria su un conto di cui la holding dichiara di non sapere nulla. L’inchiesta resta coperta dal segreto, mentre Bsm torna sul mercato con un advisor e offerte – secondo quanto risulta – inferiori a quella bulgara. Questo processo, intanto, mette in cattiva luce San Marino e fa allontanare l’accordo di associazione con l’Ue.
L’ombra dell’ecomostro” e i timori politici
In mezzo a tutta questa vicenda è riemerso anche l’ex Symbol, un grande progetto immobiliare bloccato da anni e divenuto simbolo del malaffare. Dopo lo stop a Starcom, a Bsm è arrivata una nuova proposta dalla Colombia, legata a una società riconducibile al console onorario sammarinese a Bogotá, con un piano basato su forti finanziamenti della banca stessa. Un’ipotesi che ha riacceso le preoccupazioni politiche interne. Il timore, espresso da una parte della politica locale, è che sopravviva un sottobosco di affari opachi, che riportano San Marino «in quel clima di sospetto internazionale che abbiamo faticato a lasciarci alle spalle».
