Ultime notizie Giorgia MeloniGroenlandiaIranScuolaValentino Rossi
ATTUALITÀBambiniBergamoLombardiaSanità

Dona due organi alla figlia con una malattia rara, la storia del papà a Bergamo e l’operazione mai fatta prima in Italia: come sta la bambina di 7 anni

20 Gennaio 2026 - 16:20 Giulia Norvegno
Chirurgo impegnato in un'operazione
Chirurgo impegnato in un'operazione
Da quando aveva quattro anni, la bambina era costretta a trattamenti che richiedevano anche 18 ore quotidiane. Con il doppio trapianto fatto dal padre in vita, ora Sofia potrà tornare a una vita normale

Un papà ha potuto donare due organi alla figlia Sofia, nome di fantasia della bambina di sette anni originaria della Serbia e operata all’ospedale papa Giovanni XXIII di Bergamo. La donazione rappresenta il primo trapianto combinato da donatore vivente mai eseguito nel nostro Paese. Come riporta l’ANSA, la bambina ha ricevuto un rene e una porzione di fegato dal padre. Entrambi sono stati dimessi ieri e stanno bene, anche se la piccola resterà a Bergamo nei prossimi mesi per i controlli di routine, potendo finalmente condurre un’esistenza normale.

Una vita segnata dalla dialisi fin dall’infanzia

Sofia soffriva di una rara patologia genetica che aveva compromesso sia il fegato che i reni, costringendola alla dialisi peritoneale domiciliare dall’età di quattro anni. Il trattamento richiedeva tra le 13 e le 18 ore quotidiane, poi la situazione è peggiorata con la necessità di passare all’emodialisi a giorni alterni, limitando drasticamente i movimenti della bambina. Lo sviluppo di una cirrosi epatica ha ulteriormente complicato il quadro clinico, rendendo impossibile un trapianto renale isolato. «È una gioia vedere che nostra figlia ha riacquistato l’appetito e la voglia di giocare», ha dichiarato il padre, che ha raccontato come prima la piccola si stancasse facilmente e dovesse sdraiarsi a riposare continuamente.

L’ok della procura e il via libera dei medici

Padre e figlia sono arrivati a Bergamo su richiesta del Ministero della Salute Serbo. L’iter per autorizzare un trapianto da donatore vivente in Italia è particolarmente rigoroso. Dopo la valutazione di idoneità della coppia, è arrivato il parere positivo della Commissione Regionale di Parte Terza e infine il nulla osta della Procura di Bergamo. La famiglia è giunta nel capoluogo lombardo a ottobre. Gli specialisti hanno optato per il trapianto simultaneo di entrambi gli organi per evitare che la bambina rimanesse in dialisi dopo un eventuale trapianto di solo fegato e per risparmiare al padre un secondo intervento in anestesia generale.

Due equipe parallele per 18 ore di intervento

L’operazione è iniziata alle 9.30 del 18 dicembre e si è conclusa alle 3.37 della notte successiva, per un totale di 18 ore di intervento. In due sale chirurgiche adiacenti si sono alternati 6 chirurghi, 7 anestesisti e 20 figure infermieristiche. I chirurghi della Chirurgia 3 – rapianti addominali, diretta da Domenico Pinelli, hanno verificato la disponibilità e compatibilità del padre donatore, ritenendo i rischi accettabili rispetto ai benefici attesi per la bambina. «La decisione di donare l’avevamo presa io e mia moglie più di due anni fa», ha spiegato il padre, aggiungendo che hanno semplicemente fatto «ciò che farebbe qualsiasi genitore».

La tecnica split per i trapianti pediatrici

L’ospedale Papa Giovanni XXIII è uno dei pochi centri italiani autorizzati a realizzare trapianti di tutti gli organi, sia su adulti che su pazienti pediatrici. Nel 1999 qui è stata introdotta la tecnica split per il fegato, che prevede la divisione dell’organo in due parti da destinare a un bambino e un adulto. Secondo Domenico Pinelli, questa innovazione ha permesso di azzerare la lista d’attesa pediatrica in Italia. Il centro bergamasco è oggi tra quelli con maggiore esperienza mondiale: circa il 75% dei trapianti di fegato sui bambini viene realizzato con questa metodica. Nel caso di Sofia, la tecnica è stata adattata per prelevare dal genitore solo il 25% circa del fegato necessario alla figlia, un intervento mai realizzato prima nel nostro Paese e documentato solo in rari casi nella letteratura medica europea.