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Referendum Giustizia, cosa dice davvero la riforma rispetto a quanto affermato da Barbero

21 Gennaio 2026 - 17:59 David Puente
Lo storico fa riferimento a una presunta scelta del Governo, ma basterebbe leggere la riforma per comprendere che questo non interviene in alcun modo

Attraverso il video di Alessandro Barbero sul Referendum Giustizia, nel quale lo storico dichiara di votare “No”, si potrebbe pensare che una vittoria del “Sì” comporterebbe un aumento del potere del Governo sulla magistratura, fino a evocare scenari autoritari e un ritorno a un modello fascista. Di fatto, il video contiene affermazioni che risultano fuorvianti. Riporteremo di seguito cosa prevede la riforma, la trascrizione dell’intervento di Barbero e i punti oggetto del fact-check.

Per chi ha fretta

  • Barbero sbaglia nel dire che il Governo scelga i membri laici del CSM. È il Parlamento a votare gli elenchi, dai quali i membri vengono poi sorteggiati.
  • La riforma non cambia la composizione del CSM, che continuerà ad essere composto per due terzi da magistrati e per un terzo da membri laici.
  • Nessuna norma consente all’esecutivo (Governo) di dare ordini o sanzionare i magistrati.
  • L’Alta Corte disciplinare non è “sopra” il CSM, ma ha competenze distinte.

Cosa prevede la riforma

Secondo il testo ufficiale della Legge Costituzionale approvata dal Parlamento, la riforma modifica il metodo di selezione dei componenti degli organi di autogoverno e di disciplina della magistratura, introducendo il meccanismo del sorteggio (puro per i togati, temperato per i laici) per tutte le categorie elettive.

I due nuovi CSM

La riforma istituisce due organi separati, ovvero il CSM della magistratura giudicante (giudici) e il CSM della magistratura requirente (pubblici ministeri, PM). Entrambi verranno presieduti dal Presidente della Repubblica, mentre ne faranno parte di diritto il Primo Presidente della Cassazione (nel CSM giudicante) e il Procuratore Generale presso la Cassazione (nel CSM requirente).

Gli altri membri dei CSM saranno composti per 2/3 del totale da membri “togati” e il restante 1/3 da membri “laici”, come già previsto dall’articolo 104 della Costituzione.

Con la riforma, i membri dei CSM “togati” verranno estratti a sorte direttamente tra i magistrati delle rispettive categorie (giudici per il CSM giudicante, pubblici ministeri per il CSM requirente) con i requisiti richiesti. I membri “laici” saranno estratti a sorte come per i “togati”, ma da un elenco di professori universitari e avvocati compilato dal Parlamento in seduta comune mediante elezione entro sei mesi dall’insediamento. Questo meccanismo, suddiviso in due fasi, viene definito “sorteggio temperato”.

L’Alta Corte Disciplinare

Questo nuovo organo, che sottrae ai CSM il potere di sanzionare i magistrati, è composto da 15 giudici scelti con un sistema misto.

Tre membri saranno nominati direttamente dal Presidente della Repubblica tra professori e avvocati esperti.

Tre membri “laici” saranno estratti a sorte da un elenco di soggetti qualificati compilato dal Parlamento in seduta comune mediante elezione.

Nove membri “togati” (specificamente 6 giudicanti e 3 requirenti) saranno estratti a sorte tra i magistrati con almeno venti anni di esercizio e funzioni di legittimità.

Il Presidente dell’Alta Corte verrà eletto internamente tra i giudici nominati dal Presidente della Repubblica o quelli estratti dall’elenco parlamentare (quindi tra i membri non togati).

La trascrizione dell’intervento di Barbero

Una volta spiegata la riforma, possiamo consultare la trascrizione del video di Barbero:

Ci ho messo un po’ a decidere di girare questo video in cui spiego le ragioni per cui voterò no. E ci ho messo un po’ perché questa ormai è diventata una battaglia politica fra destra e sinistra, fra un governo di destra che vuole far passare la riforma e la sinistra che cerca di scongiurarla e a me non sembra che sia compito mio intervenire in scontri di questo tipo. Certo io sono di sinistra e questo lo sanno tutti, tutti quelli che mi conoscono, ma proprio per questo che bisogno c’è e a cosa serve che io dica a tutti anch’io voterò no, sai che novità.

Però poi studiando un po’ di vicino la questione, una cosa che mi è venuta voglia di dire è questa. Intanto che il referendum non è sulla separazione delle carriere fra pubblici ministeri e giudici. La separazione di fatto c’è già, già adesso, il magistrato che prende servizio decide in quale dei due ruoli lavorare e può cambiare una sola volta nella vita e pochissimi lo fanno.

Al centro della riforma c’è la distruzione del consiglio superiore della magistratura così come era stato voluto dall’assemblea costituente e allora spieghiamoci, il CSM, si abbrevia così, il consiglio superiore della magistratura, è l’organo di autogoverno dei magistrati con funzioni anche disciplinari, cioè fa qualcosa che prima sotto il regime fascista faceva il ministro della giustizia, era il ministro, cioè il governo, cioè la politica che sorvegliava la magistratura e che nel caso la sanzionava. I padri costituenti vedevano benissimo che la separazione dei poteri è una garanzia indispensabile di democrazia, che il cittadino non è sicuro se si trova davanti inquirenti e giudici che prendono ordini dal governo e che possono essere puniti dal governo. Per questo la Costituzione prevede che il CSM sia composto per due terzi da magistrati ordinari eletti dai colleghi e per un terzo da professori di giurisprudenza e avvocati di grande esperienza, i cosiddetti membri laici, eletti dal Parlamento.

Il CSM c’è la garanzia che la magistratura sarà sì in contatto col potere politico, ascolterà le ragioni del governo ma sarà libera nelle sue scelte, non dovrà obbedire agli ordini. La riforma indebolisce il Consiglio Superiore della Magistratura, intanto perché prevede che sia sdoppiato uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri e che al di sopra del CSM ci sia un altro organo disciplinare separato, anch’esso composto da rappresentanti dei magistrati e da membri di nomina politica. Ma soprattutto la riforma prevede che in tutti questi organi i membri togati, come si dice, cioè quelli che rappresentano i magistrati e che finora erano eletti dai colleghi, la riforma prevede che siano tirati a sorte.

La giustificazione di questa misura pazzesca che non si usa in nessun organo di grande responsabilità, la giustificazione è che la magistratura è politicizzata, cosa considerata orribile, e che quando vota la magistratura elegge i rappresentanti delle sue diverse correnti e questo si vorrebbe evitarlo. A me però, a me, a molti, sembra che un CSM, anzi due, anzi tre organismi dove i membri magistrati sono tirati a sorte mentre il governo continua a scegliere quelli che nomina lui, mi sembra che questi organismi saranno per forza di cose organismi dove il peso della componente politica sarà molto superiore, dove di fatto il governo potrà di nuovo, come in uno stato autoritario, dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni. Ora, naturalmente chi è favorevole alla riforma può benissimo dire, come infatti molti dicono, che va bene così, è proprio questo che vogliamo, uno stato moderno ed efficiente deve funzionare così.

Io la penso diversamente e per questo voterò no e alla fine ho deciso che poteva aver senso che provassi a spiegare pubblicamente le ragioni per cui lo farò.

L’inesistente “mano” del Governo

Nel suo intervento, Barbero afferma che, mentre i magistrati verrebbero estratti a sorte, «il governo continua a scegliere quelli che nomina lui», lasciando intendere un rafforzamento del controllo politico sugli organi di autogoverno della magistratura. Ciò che riporta lo storico non corrisponde al vero.

Prima di tutto, Barbero fa riferimento a una presunta scelta del Governo, ma basterebbe leggere la riforma per comprendere che questo non interviene in alcun modo. Nel suo intervento, lo storico non distingue il potere esecutivo (Governo) da quello legislativo (il Parlamento). Con l’eventuale vittoria del “No”, confermando il sistema attuale, il Parlamento sceglie un terzo dei membri del CSM senza ricorrere all’estrazione. È quanto già previsto dall’articolo 104 della Costituzione in vigore.

Per quanto riguarda il numero dei membri dell’Alta Corte Disciplinare, previsti dalla riforma, i membri laici estratti dalle liste parlamentari costituiscono solo un quinto del totale (20%), in netta minoranza rispetto alla componente tecnica dei magistrati.

L’infondato “rischio autoritario” del Governo

Secondo l’articolo 104 della Costituzione «La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere», un chiarimento che resta invariato di fronte alla riforma.

Barbero sostiene che con la riforma «il governo potrà di nuovo, come in uno stato autoritario, dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni». Come già spiegato in precedenza, il Governo non ha alcun ruolo nella scelta dei membri dei CSM e dell’Alta Corte. Inoltre, i membri di provenienza legislativa rimangono in minoranza.

Nel video, inoltre, si parla di un nuovo organo disciplinare posto al di sopra dei Consigli Superiori della Magistratura, ma l’Alta Corte non è gerarchicamente sovraordinata ai CSM, mentre si colloca su un piano distinto e con competenze specifiche in materia disciplinare. Non si riscontra, dunque, un rapporto di subordinazione.

Conclusioni

L’intervento di Alessandro Barbero sul referendum contiene alcune informazioni fuorvianti e non supportate dai fatti. Non è previsto, come fa intendere il suo intervento, un aumento del potere del Governo sulla magistratura, né un ritorno a modelli fascisti.

Un ulteriore analisi dell’intervento di Barbero è consultabile nel sito dei colleghi di Pagella Politica.

Già in passato, come spiegato in un nostro precedente fact-check, lo storico aveva diffuso informazioni fuorvianti, come nel caso dei rapporti tra il Parlamento europeo e la Commissione UE.

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