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«Software spia nei pc dei magistrati», l’ultima denuncia di Report: «Il ministero fu avvertito: Palazzo Chigi silenziò il problema»

21 Gennaio 2026 - 13:29 Ugo Milano
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Il programma sarebbe stato installato su circa 40 mila computer dell'amministrazione giudiziaria. Pd: «Meloni venga in Aula»

Un software spia che non lascia traccia è stato installato sui circa 40 mila computer dell’amministrazione giudiziaria, dai dipendenti non togati fino ai giudici e magistrati di ogni ordine e grado. È l’esclusiva di Report, il programma di inchiesta di Sigfrido Ranucci che andrà in onda domenica su Rai3, che è in grado di dimostrarlo con documenti e testimonianze audio video. Il programma informativo installato – si legge nell’anticipazione della puntata – si chiama ECM/SCCM (Endpoint Configuration Manager, System Center Configuration Manager). «È un prodotto della Microsoft – spiega Report – che serve a gestire in modo centralizzato dispositivi, ideato per la gestione di totem, o postazioni di un supermercato, non certo per le postazioni più sensibili dal punto di vista della sicurezza».

Installato dal 2019

Dal 2019 i tecnici del dipartimento di tecnologica del ministero della Giustizia «lo hanno installato su tutti i dispositivi presenti nelle procure, tribunali,uffici giudiziari d’Italia, all’insaputa dello stesso ministro della Giustizia Bonafede». ECM offre la possibilità di accedere da remoto anche senza lasciare tracce: «Il controllo da remoto – sottolinea ancora Report – è disattivo nelle impostazioni di default previste dal ministero, ma qualsiasi tecnico con permesso di amministratore può attivarlo all insaputa dei magistrati senza lasciare traccia di eventuali passaggi».

Il caso sollevato dalla procura nel 2024

Il caso è stato sollevato da una procura italiana nel 2024 e messo a tacere dai dirigenti del ministero su richiesta, secondo il testimone della presidenza del Consiglio a Report, fornendo versioni che però – si spiega – dimostrerà la trasmissione con documenti e testimonianze esclusive non corrispondono a verità. «I procuratori, i magistrati, i giudici tutti non sanno che mentre pensano di essere da soli nella loro stanza a fare le loro inchieste, le loro indagini, provvedimenti, c’è sempre puntato un occhio vigile sui loro computer. Cioè c’è sempre qualcuno che può videosorvegliare che cosa fanno in ogni momento della loro attività quotidiana, dal mattino in cui entrano in ufficio fino alla sera in cui spengono il computer», ha affermato un testimone chiave della vicenda.

Pd su Report: «Pc dei magistrati spiati? Meloni venga in Aula»

Sul caso sollevato da Report è intervenuta Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Pd. «Apprendiamo con sgomento da indiscrezioni di stampa che tutti i pc dei magistrati italiani sarebbero sottoposti a controlli da remoto che violano la segretezza delle indagini, la riservatezza delle inchieste e degli stessi atti processuali – precisa Serracchiani -. Una questione di sicurezza nazionale e una evidente lesione dell’indipendenza e autonomia della magistratura. Un fatto gravissimo che se confermato smaschererebbe ancora una volta il governo e sarebbe la conferma che il governo Meloni vuole controllare la magistratura. Tanto più grave se corrisponde al vero che il caso sollevato da una importante procura sarebbe stato messo a tacere nel 2024, secondo fonti ministeriali citate, dai dirigenti del ministero su richiesta della presidenza del Consiglio. Una violazione di fondamentali principi costituzionali e di sicurezza nazionale di cui il ministro Nordio e palazzo Chigi dovranno rispondere con immediatezza. Questa volta come minimo ci aspettiamo che la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni venga in Aula a spiegare se quanto rivelato da Report corrisponde al vero e in caso affermativo che il Ministro Nordio si dimetta immediatamente», conclude.

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