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Software spia, la denuncia di Report e il ruolo di Bonafede: «Non mi dissero dell’installazione del programma» – Video

Il programma di controllo da remoto sarebbe stato installato nel 2019 all'epoca del primo governo Conte, ma l'allora ministro dice di non saperne nulla

L’installazione di un software gestionale che consente, almeno potenzialmente, di accedere a tutti i pc dei magistrati italiani continua ad agitare la politica. Dopo la pubblicazione delle prime anticipazioni su questa inchiesta da parte di Sigfrido Ranucci e del programma di Rai3 Report, oggi, sulle pagine social della trasmissione appare un’intervista all’ex ministro Alfonso Bonafede. Secondo quanto ricostruito da Report infatti, il programma Ecm per la gestione da remoto dei computer, che consente agli amministratori di entrare nelle singole postazioni senza autorizzazione dell’utente e con la possibilità di eliminare le tracce, è stato installato nel 2019, quindi all’epoca del primo governo giallo-verde, guidato da Giuseppe Conte e con Bonafede come guardasigilli.

L’allora ministro, però, dichiara che nessuno gli chiese l’autorizzazione per l’installazione del software Ecm o gli segnalò problemi di sicurezza: «Non è stata sottoposta alla mia attenzione tantomeno in termini di scelta», dice intervistato. E aggiunge: «Il ministro ha una funzione di indirizzo politico amministrativo, cioè banalmente non sceglie i programmi informatici. In questo caso, proprio per definizione sono scelte molto tecniche. Se, però, c’è un programma che presenta dei rischi per la sicurezza del sistema giustizia, questa cosa andrebbe sottoposto ministro. Se me l’avessero detto chiaramente avrei chiesto degli approfondimenti».

I chiarimenti e gli altri dubbi

Nelle scorse ore il ministero della Giustizia ha fatto sapere, informalmente, che il programma di gestione da remoto è sì installato su tutti i computer dell’amministrazione giudiziaria, ma solo per consentire il recupero di informazioni, in seguito ad autorizzazione, in caso di emergenza e che l’accesso da remoto non autorizzato è comunque reato. Nei giorni scorsi, però, ha destato preoccupazione e polemica anche l’installazione, sempre sui pc dei magistrati di un software di Ai che può accedere anche agli archivi dei magistrati, sebbene questo sia stato seguito poi da una mail inviata dal. ministero che autorizza, dopo richiesta, a disattivarlo.

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