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Crans-Montana, il papà di Chiara Costanzo «annichilito» per la scarcerazione di Jacques Moretti: «È come spargere sale su una ferita aperta»

24 Gennaio 2026 - 08:31 Cecilia Dardana
chiara costanzo
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Andrea Costanzo sostiene che la cauzione di 200mila franchi svizzeri per la scarcerazione di Jacques Moretti sia una cifra ridicola e accusa la procura svizzera: «In Italia non sarebbe mai stato così»

La notizia della scarcerazione di Jacques Moretti arriva come un colpo ulteriore per Andrea Costanzo, il padre di Chiara, morta a 16 anni nella strage del Constellation di Crans-Montana. Asfissiata dal fumo tossico insieme ad Achille Barosi, Emanuele Galeppini e Giovanni Tamburi. Una decisione che lo lascia «sgomento e indignato», come racconta a Repubblica. «L’unica cosa che mi tiene in vita è sapere che un giorno ci sarà giustizia. Ma dopo una decisione come questa… sto vacillando».

La scarcerazione di Moretti

Costanzo è stato informato della scarcerazione. «Mi hanno appena chiamato per dirmelo. D’istinto, all’inizio, non volevo nemmeno commentare. Cosa posso dire in questo momento? È come spargere sale su una ferita aperta che non si rimargina mai. È una sensazione devastante». Il tribunale ha ritenuto congrua una cauzione da 200 mila franchi svizzeri, la stessa cifra richiesta dalla Procura. Per il padre di Chiara è una decisione incomprensibile. «Duecentomila franchi di cauzione è una cifra ridicola. Questo sistema è sbagliato, chiunque può vedere che ci sono delle falle. Non è possibile: per un crimine così grave esci pagando quattro franchi? Davvero, penso che non sia concepibile. La ferita brucia, brucia sempre. Ma questa decisione è inammissibile. Mi lascia attonito, sgomento, annichilito, indignato».

«Lui una vittima?»

Nei giorni scorsi Moretti, interrogato in Procura, ha dichiarato di sentirsi a sua volta una vittima. Parole che Costanzo fatica anche solo a commentare. «Lui una vittima, certo… Cosa vuole che le dica? Non riesco a rispondere a queste parole». Davanti ai magistrati, Moretti e la moglie Jessica Maric hanno attribuito responsabilità a più soggetti: dai camerieri per le candele troppo vicine al soffitto, alle guardie giurate incaricate dei controlli sull’età dei ragazzi, fino al Comune che aveva approvato il progetto di ristrutturazione del locale. Costanzo ribatte con una domanda che pesa come un’accusa: «Mi scusi, le rispondo io con una domanda. E lo chiedo da ignorante. Ma ci sono altri indagati oltre ai coniugi Moretti?».

Gli indagati

La procuratrice Pilloud ha spiegato che al momento gli indagati sono solo loro due, anche se il numero potrebbe aumentare. Una risposta che non convince il padre di Chiara. «Soltanto loro due? In Italia non sarebbe stato così. Mi chiedo: e chi ha fatto i controlli? E il sindaco di Crans-Montana o i responsabili della sicurezza del Comune? Ci sono state omissioni gravi. Sono passate ormai tre settimane e queste persone sono a fare la bella vita. Secondo me ci sono delle pecche scandalose». I familiari delle vittime, intanto, stanno cercando di muoversi in modo coordinato. «Tutti noi ci siamo affidati agli avvocati. Demandiamo a loro le questioni giuridiche, gli aspetti tecnici e legali per le cose essenziali che ci sono da fare. C’è stata una riunione di coordinamento per una strategia processuale unitaria. Ma non mi compete parlarne».

«Non riesco più a leggere i giornali»

Intanto la vita quotidiana di Andrea Costanzo è sospesa. Ventitré giorni fa era a Crans-Montana a cercare notizie di sua figlia, a sottoporsi al test del Dna. Oggi il tempo sembra essersi fermato. «Non riesco più a leggere i giornali o a guardare i servizi in tv che si occupano della strage. Non ce la faccio, ho un blocco, mi fa male. Cerco vigliaccamente di fare o pensare ad altro, per scappare dalla realtà. Sì, scappo dalla realtà». Alla fine resta una sola ancora, anche se sempre più fragile. «Il fatto che un giorno sarà fatta giustizia è l’unica cosa che oggi mi tiene in vita. Ma queste notizie mi sembra che vadano in un senso contrario. Mi sembra tutto così ingiusto. Una cauzione di 200 mila franchi per uscire dal carcere, per un crimine del genere… Spero che la giustizia faccia il suo corso, certo, ma oggi sto vacillando».

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