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Il caso dell’asilo nido irregolare a Torino: genitori costretti a restituire i bonus Inps ricevuti. C’è chi deve pagare fino a 10 mila euro

25 Gennaio 2026 - 11:52 Alba Romano
asilo nido
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L'inchiesta su La Stampa. Le prime segnalazioni nel 2018. Ma per anni nessuno è intervenuto. Così i genitori, ignari, hanno continuato a iscrivere i loro bambini

C’è un asilo privato a Torino. Si chiama “Nuovo Mondo” ma non era autorizzato come nido, soltanto come scuola dell’infanzia. Per questo ora chi ha usufruito del bonus nido dell’Inps si è visto recapitare una lettera a casa, dall’ente previdenziale, con la richiesta di restituzione delle somme. Tra i genitori, sorpresi e arrabbiati, c’è chi deve anche cifre pesanti: come 10mila euro. Il caso è ricostruito oggi su La Stampa spiegando come ora una lunga catena di sfortunati eventi rischia di cadere sulla testa di decine di famiglie.

I controlli nel 2018, poi nessuno ha più agito per anni

Lo scorso 13 novembre il Comune di Torino aveva disposto la cessazione dell’attività di nido d’infanzia e baby parking svolta nei locali della scuola, a seguito di controlli dall’Asl, che aveva già sospeso l’attività di cucina per carenze igienico-sanitarie. Tutto parte da molto lontano, dal 2018, sottolinea il quotidiano torinese, quando fu accertata la presenza di bambini sotto i tre anni senza le necessarie autorizzazioni. Ma per sette anni non si è mai agito. E le famiglie, ignare, hanno continuato a portare i figli nella struttura e a usufruire dei bonus.

«Dobbiamo 10 mila euro»

Valentino Rolfini e Chiara Bertoldi hanno due figli, che hanno frequentato quell’asilo nel 2024 e nel 2025. «Facendo i conti dovremmo restituire circa 10 mila euro: mi sono già arrivate due lettere che chiedono quasi 5 mila euro per uno dei nostri figli, ora aspetto quelle per il secondo», spiegano a La Stampa. I genitori si sono organizzati in un gruppo WhatsApp. Dentro ci sono 16 famiglie ma il numero rischia di aumentare. «Non potevamo di certo immaginare che l’asilo non fosse in regola», racconta a La Stampa Marco De Nardo, padre di Chiara. Per ora l’istituto coinvolto non ha rilasciato dichiarazioni. Mentre l’Inps spiega al quotidiano che sono 15 i nuclei familiari coinvolti solo per l’annualità 2024-2025. Comprende i disagio dei genitori ma vuole procedere comunque al recupero delle somme, secondo la prescrizione decennale.

(in copertina foto di BBC Creative su Unsplash)

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