Jacques Moretti progettava lavori al Constellation, la mail ai condomini «esasperati» da caos e leggerezze: «L’uscita di sicurezza? Era sempre chiusa»

Jacques e Jessica Moretti, i proprietari del Le Constellation di Crans-Montana andato a fuoco la notte di Capodanno, volevano ampliare ulteriormente il locale «per insonorizzarlo». Lo racconta oggi il proprietario di un appartamento che si trova nello stesso edificio di Crans, al quinto piano. «Poco prima di Natale avevo ricevuto un’e-mail dall’amministrazione condominiale: i Moretti volevano ampliare Le Costellation “per insonorizzarlo”. Rimasi perplesso», rivela oggi Fabio Cappelletti in un’intervista al Corriere della Sera. Nessuno avrebbe potuto immaginare un risvolto tanto tragico, ma nella conversazione Cappelletti riferisce che di problemi, da quando i Moretti avevano rilevato quel locale, ce ne sono stati sempre. «Papà comprò la casa nel 1970: per decenni è stato un posto tranquillo. Al piano terra c’era una sala da tè. Poi altre gestioni, e infine i Moretti: da lì tutto è cambiato. Rumori, musica alta fino alle due, lattine abbandonate, fumo da sigarette che saliva ai piani alti. Abbiamo fatto tante segnalazioni, ma non è cambiato nulla». Se non, appunto, i lavori di insonorizzazione della sala da ballo, realizzati probabilmente anche dopo le proteste dei condomini, che, «tutti esasperati», si erano mobilitati per chiedere più controlli sui bagordi dentro e fuori dal locale.
Pannelli fonoassorbenti e uscita di sicurezza: gli errori nella gestione del locale
Eppure a posteriori una serie di indizi della possibile tragedia già c’erano. Cappelletti, di mestiere antiquario e architetto, confessa ad Alessio Ribaudo di essere rimasto «senza parole» quando seppe che i pannelli fonoassorbenti che Moretti aveva acquistato appunto per insonorizzare il locale se li era montati da sè, senza l’aiuto di tecnici specializzati. «Certe cose non si improvvisano», nota l’italiano con casa a Crans. Quanto all’uscita di sicurezza del locale che le immagini delle telecamere hanno mostrato sbarrata la notte del rogo, «me la ricordo sempre chiusa», aggiunge Cappelletti. Che parla ora anche perché nelle ore e giorni successivi alla tragedia costata la vita a 40 ragazzi era letteralmente sotto shock.
La notte del rogo e la fuga dai balconi
Quando nel locale hanno iniziato a svilupparsi le fiamme – attorno all’1.30 del 1° gennaio – «con mia moglie dormivamo», racconta l’uomo. «Ci ha svegliato un botto enorme. Un’esplosione come quella di una caldaia a metano. Subito dopo un fischio che ancora mi rimbomba nelle orecchie. Ho aperto la porta di casa al quinto piano e una colonna di fumo mi ha travolto. Non vedevo più nulla, l’impianto elettrico era saltato». Pochi attimi per realizzare che la situazione era pericolosissima, anche per loro: «Quel fumo era una barriera. Le scale una trappola, l’ascensore bloccato. Sono corso da mia moglie e siamo fuggiti sul balcone». Da lassù la coppia ha visto scene «da film horror, che avevo visto solo in tv», prosegue Cappelletti. «Ragazzi ustionati, urla, pezzi di corpi. È qualcosa che ti resta negli occhi, nella mente, nella carne». Poi sono arrivati i soccorritori a indicare la via di fuga ai due residenti italiani. «Ci hanno detto di scavalcare da un balcone all’altro sino a fare il giro del palazzo. Sa al quinto piano, al buio, con il vuoto sotto, a 70 anni potevamo cadere. Ma l’adrenalina ti fa andare avanti anche quando tremi. Solo dopo realizzi tutto. Quando sono sceso, nero come uno spazzacamino, davanti a quelle scene sono scoppiato a piangere. Siamo rimasti lì sino alle sette, impotenti. Per due giorni non ho né dormito né mangiato».
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Ora che è passato quasi un mese da quella notte maledetta, restano sgomento e il dolore. «Una tristezza enorme e una rabbia civile. Non possono morire così 40 giovani. Penso ai poveri genitori che hanno perso i figli. Io sono ancora sotto shock». L’inchiesta sulle responsabilità della strage deve ancora decollare, tuttavia, e negli scorsi giorni la scarcerazione di Jacques Moretti su cauzione, in attesa del processo, ha fatto storcere il naso a molti, a partire dalle famiglie delle vittime. «So che le leggi svizzere sono diverse dalle nostre e le rispetto», commenta in proposito Cappelletti, che si dice rassicurato dal fatto che un altro fascicolo parallelo sia stato aperto dai pm di Roma. Quel che conta, però. è che «devono essere condannati tutti i responsabili, nessuno escluso». E se così non fosse? «Se non accadrà, potrei lanciare un appello agli italiani che hanno case a Crans: andiamo via – dice Cappelletti al Corriere -. Non potrei restare in un Paese che non fa vera giustizia dopo questa tragedia».
