La retromarcia di Trump sull’Ice a Minneapolis

«Stiamo esaminando la situazione, stiamo rivedendo tutto e arriveremo a una conclusione» sulla morte di Alex Pretti. E poi: «A un certo punto andremo via (da Minneapolis, ndr). Abbiamo fatto, hanno fatto un lavoro fenomenale». Dopo averlo negato fino all’estremo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump mette la retromarcia per l’Ice a Minneapolis. E così quell’acronimo Taco (“Trump always chickens out“, Trump fa sempre marcia indietro) continua a essere la cifra stilistica più importante della politica del tycoon. Nel pieno delle polemiche per gli omicidi di cittadini americani la “sua” polizia dell’immigrazione sta per lasciare la città-santuario più importante d’America. Mentre ex presidenti del calibro di Barack Obama e Bill Clinton invitano gli americani ad «alzarsi in piedi» e a parlare.
La retromarcia di Trump sull’Ice a Minneapolis
In una breve intervista telefonica con il Wall Street Journal, Trump non ha risposto direttamente quando gli è stato chiesto per due volte se l’agente che ha sparato ad Alex Pretti avesse agito correttamente. Incalzato ulteriormente, il presidente ha dichiarato: «Stiamo esaminando e valutando tutto e prenderemo una decisione al riguardo». Trump ha criticato Pretti per aver portato un’arma durante le proteste. «Non mi piace sparare. Non mi piace», ha aggiunto il presidente nell’intervista. «Ma non mi piace quando qualcuno partecipa a una protesta e ha una pistola molto potente, completamente carica, con due caricatori pieni di proiettili. Anche questo non è un buon segno», ha spiegato. Trump ha affermato che Pretti portava con sé «un’arma molto pericolosa, un’arma pericolosa e imprevedibile», aggiungendo: «È un’arma che spara quando la gente non se ne accorge».
Trump contro le armi
Il Dipartimento della Sicurezza interna ha riferito che Pretti portava con sé una pistola semiautomatica calibro 9 mm. E naturalmente le parole del presidente appaiono particolarmente ridicole in un paese in cui portare un’arma per difesa è un vanto personale. Un Trump “contro le armi” poi va naturalmente contro tutti i principi che informano il suo elettorato. Ma la verità è che il video dell’omicidio di Pretti, così come quello di Good, ha già sbugiardato in partenza qualsiasi tentativo di giustificare la morte dell’infermiere con la legittima difesa degli agenti. Perché anche Pretti, come Good, non li stava minacciando. Per questo Trump si attacca all’unica sciocchezza che gli viene in mente di dire, quella sulle armi.
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Le telefonate alla Casa Bianca
E lo fa proprio mentre il Wsj riferisce di decine di telefonate sabato arrivate alla Casa Bianca alla sparatoria a Minneapolis. Alcuni collaboratori del presidente americano hanno iniziato a considerare la situazione sempre più instabile a Minneapolis come un problema politico, nonostante la Casa Bianca abbia pubblicamente raddoppiato le sue operazioni in città. Alcuni membri dell’amministrazione temono che i sondaggi e la percezione dell’opinione pubblica si siano rivoltati contro le azioni dell’amministrazione in materia di immigrazione nelle città. E alcune discussioni si sono concentrate su come continuare le deportazioni senza scontrarsi con i manifestanti.
Clinton e Obama
Intanto gli ex presidenti Clinton e Obama hanno invitato gli americani a difendere i propri valori dopo la morte di Pretti. «Spetta a tutti noi che crediamo nella promessa della democrazia americana alzarci in piedi e parlare», ha dichiarato domenica l’ex presidente Clinton, affermando che l’amministrazione Trump «ci ha mentito» su queste due morti. Obama ha chiesto un «campanello d’allarme» da parte dei cittadini, poiché i valori fondamentali sono «sotto attacco». Ieri, domenica, molti si sono radunati al freddo gelido presso un memoriale improvvisato eretto in onore di Pretti, sul luogo della sparatoria. «Sono triste e arrabbiata per questa perdita», ha detto Lucy, una residente di Minneapolis intervistata dall’Afp. «Ma non ho paura di essere qui e non ho paura di continuare la lotta e difendere ciò che è giusto», ha aggiunto.
Il video di Pretti
L’amministrazione Trump ha immediatamente incolpato Pretti, con il Segretario alla Sicurezza Interna Kristi Noem che lo ha accusato di terrorismo perché, secondo lei, stava per mettere in pericolo gli agenti con una pistola, un’immagine della quale è stata diffusa dalle autorità. Tuttavia, un’analisi dell’Afp di diversi video dell’evento contraddice questa versione. Il filmato mostra Pretti, telefono in mano, su una strada innevata, mentre filma uomini armati con giubbotti con la scritta “Polizia”. Interviene quando un agente getta a terra un manifestante sul marciapiede e viene colpito in faccia con gas lacrimogeni. Un agente lo blocca poi sul terreno ghiacciato e diversi colleghi intervengono, cercando di ammanettarlo. Pochi secondi dopo, mentre un agente in grigio sembrava estrarre un’arma dalla vita di Pretti mentre si inginocchiava e si piegava in avanti, con diversi agenti in piedi sopra di lui, si è sentito uno sparo.
«Bugie disgustose»
In una dichiarazione, i genitori di Pretti hanno accusato l’amministrazione Trump di aver diffuso «bugie disgustose» sul figlio, «una persona di buon cuore». «Dovrebbe terrorizzare l’opinione pubblica americana che l’amministrazione Trump menta così facilmente», ha dichiarato alla Cnn il senatore democratico Chris Murphy. I dirigenti di 60 aziende con sede in Minnesota, tra cui i giganti della vendita al dettaglio Target e General Mills, hanno firmato una lettera aperta «in cui si chiede un’immediata distensione e la collaborazione tra le autorità locali, statali e federali per trovare soluzioni concrete». Il governatore democratico del Minnesota, Tim Walz, aveva chiesto sabato che l’indagine fosse condotta dalle autorità locali, non federali. «Non possiamo fidarci del governo federale», ha dichiarato.
Un giudice in Usa
In una sentenza di sabato sera, un giudice federale ha anche ordinato all’amministrazione Trump di conservare le prove relative alla morte di Pretti. Intanto un giudice federale ha bloccato il tentativo dell’amministrazione Trump di revocare lo status legale a oltre 8.400 familiari di cittadini statunitensi e titolari di carta verde che si sono trasferiti negli Stati Uniti da sette paesi dell’America Latina. Il giudice distrettuale statunitense Indira Talwani, con sede a Boston, ha emesso un’ingiunzione preliminare che impedisce al Dipartimento per la Sicurezza interna di porre fine al permesso umanitario concesso a migliaia di persone provenienti da Cuba, Haiti, Colombia, Ecuador, El Salvador, Guatemala e Honduras.
