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Pride a Budapest, indagato il sindaco Karácsony per aver organizzato la manifestazione: «Non mi lascerò intimidire»

28 Gennaio 2026 - 13:16 Cecilia Dardana
Gergely Karácsony
Gergely Karácsony
I Verdi del Parlamento europeo hanno chiesto all’Ue di non restare in silenzio, sottolineando i rischi per la democrazia

La procura di Budapest ha sporto denuncia contro il sindaco della capitale ungherese Gergely Karácsony e ha chiesto che venga multato per aver organizzato il Pride lo scorso 28 giugno, nonostante la manifestazione fosse stata vietata. Secondo quanto riferito dall’ANSA, il primo cittadino è accusato di aver violato la libertà di associazione e di riunione. Karácsony ha commentato la notizia con un messaggio pubblicato su X, rivendicando la scelta di aver sostenuto la manifestazione e respingendo le accuse. «Ero un sospettato, ora sono accusato perché ho difeso la libertà, la mia e quella degli altri», ha scritto. Poi ha aggiunto: «Mi rifiuto di essere intimidito o messo a tacere. Non accetterò mai che difendere la libertà, la libertà di parola o l’amore possa essere considerato un crimine. Nonostante minacce o punizioni, continuerò a lottare. La libertà e l’amore non possono essere vietati!».

Le reazioni europee

Il caso ha suscitato reazioni a livello europeo. I Verdi del Parlamento europeo hanno chiesto all’Ue di non restare in silenzio sul sindaco di Budapest, sottolineando i rischi per la democrazia. «Nell’Ungheria di Orbán, difendere la libertà ha un prezzo. Il Budapest Pride 2025 è stata una delle più grandi marce per la libertà degli ultimi decenni e il sindaco Gergely Karácsony ha fatto esattamente ciò che qualsiasi leader democratico dovrebbe fare: ha protetto i diritti, la dignità e la sicurezza dei suoi cittadini. La Commissione europea, il Parlamento europeo e il Consiglio non possono rimanere in silenzio quando un sindaco eletto viene punito per aver difeso i diritti fondamentali. Non si tratta solo del Pride, ma di una prova per verificare se l’Ue difenderà la democrazia. Organizzare il Pride non è un crimine. Difendere la libertà non è un crimine», ha dichiarato Vula Tsetsi, co-presidente del partito dei Verdi.

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