Senza Maduro la “rivoluzione” venezuelana passa dal Parlamento: aperto ai privati il settore petrolifero

Per farlo non ci doveva esser più Maduro e quello che forse ha finora significato: il blocco degli investimenti esteri. Il Parlamento venezuelano ha approvato oggi una riforma che apre il vasto settore petrolifero alla partecipazione di capitali privati. Un passo storico rispetto al rigido controllo che finora c’è stato da parte del governo nel Paese sudamericano da oltre 25 anni. Il provvedimento, approvato in seconda lettura dall’Assemblea nazionale a maggioranza Psuv, il Partito socialista unito del Venezuela fondato da Hugo Chávez, attende ora la firma esecutiva della presidente de facto ad interim Delcy Rodríguez per entrare formalmente in vigore.
Cosa prevede la riforma: con anche l’arbitrato internazionale
La riforma è la prima grande operazione politica che passa dopo il 3 gennaio scorso, quando un’operazione militare statunitense ha portato alla cattura dell’ex presidente de facto Nicolás Maduro Moros. Si tratta della prima revisione organica del settore dall’era Chávez nel 2007, prevede una significativa riduzione del controllo statale sulla gestione dei giacimenti petroliferi e introduce strumenti come l’arbitrato internazionale per la risoluzione delle controversie sugli investimenti, con l’obiettivo di aumentare la produzione e attrarre capitali esteri nel Paese ricco di risorse energetiche. Secondo quanto riporta UltimasNoticias dopo l’approvazione all’unanimità della Riforma parziale della legge sugli idrocarburi, il presidente dell’Assemblea nazionale, il deputato Jorge Rodríguez, ha sottolineato che questo strumento è «per la storia, per il futuro, per le nostre figlie e i nostri figli» e ha sottolineato che «dopo le sofferenze arriveranno solo cose buone».
