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Niscemi, parla Di Martino, sindaco all’epoca della frana del 1997: «Dieci anni per la prima gara della Regione, poi un nuovo stop. Il torrente scava sotto i nostri piedi» – L’intervista

30 Gennaio 2026 - 18:26 Sara Menafra
niscemi frana intervista sindaco
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Giovanni Di Martino, sindaco all'epoca della frana dl 29 anni fa, racconta a Open: «Il comune, anche con amministrazioni di diverso colore politico, ha fatto la sua parte. I lavori idraulici spettavano alla Regione»

Il crollo che ha colpito Niscemi non è un evento isolato. E’, invece, il peggioramento di una frana che non si è mai effettivamente fermata ma dal 1997 ad oggi ha continuato a peggiorare, fino ai cedimenti di questi ultimi giorni che hanno costretto a sfollare circa 1.500 persone e ad ipotizzare che per loro vada addirittura costruita una new town. Nelle ultime ore il ministro per la Protezione civile ed ex governatore della Regione, Nello Musumeci, sotto accusa soprattutto dopo la pubblicazione di uno studio del 2022 (anticipato da Open) che evidenziava come la frana fosse ancora attiva, ha puntato il dito proprio sull’episodio del 1997 (che portò all’abbattimento di 48 edifici con 400 sfollati) parlando di sottovalutazione. Il sindaco allora era Giovanni Di Martino, che però, non ci sta. E racconta a Open come da allora il comune, «anche quando ad amministrare erano miei rivali politici», ha fatto tutti gli interventi di sua competenza: «E’ alla Regione che le attività si sono fermate, c’è un buco di quasi dieci anni che è stato poi il motivo per cui si sono persi i soldi del Pnrr».

Sindaco, cosa è successo dal 1997 in avanti, ce lo può spiegare?

«Le frane di oggi e di allora sono collegate. Nella frana del 1997 venne giù parte del costone Sud, fu uno shock anche se non paragonabile a quello di oggi, ma gli accertamenti fatti allora permisero di capire che il cuore del problema è il torrente Benefizio, che scorre dal centro della città e raccoglie i due terzi delle acque di scarico, acque bianche ed acque nere. E’ ovvio che se un torrente continua a scorrere in un terreno argilloso, raccogliendo sempre più acqua, la sua portata erosiva si allarga ed è quello che è successo a noi».

Ma dopo il 1997 avete fatto degli interventi?

«Certamente. Gli interventi furono divisi in lotti e le competenze distinte tra quelle di cui si doveva occupare la Regione e quelle affidate al Comune. Il Comune doveva occuparsi del consolidamento delle aree recuperabili, come il belvedere, cosa che è stata effettivamente fatta. La Regione doveva occuparsi del consolidamento idraulico e quindi proprio del torrente e della sua messa in sicurezza. Ed è lì che invece non si è andati avanti».

Lei è stato sia sindaco sia consigliere comunale di opposizione nel corso di questo periodo, si ricorda cosa è successo?

«Dopo il 1997 i tecnici della Regione hanno avviato l’istruttoria sul torrente Benifizio, scritto il capitolato d’appalto e indetto la gara, che è stata effettivamente assegnata. Solo per questa fase ci sono voluti quasi dieci anni, l’appalto è stato bandito nel 2006, quindi nove anni dopo, e il contratto firmato nel 2009».

E i lavori sono iniziati?

«No perché nel corso del tempo, però, la situazione si era modificata e quando l’azienda appaltatrice ha fatto i primi sopralluoghi si è resa conto che il quadro era diverso e l’appalto così come era assegnato non poteva essere eseguito. Di qui la decisione della Regione di rescindere il contratto».

Cioè l’appalto è stato interrotto perché il torrente si era ingrossato e la frana era più ampia?

«Sì, la situazione era cambiata e l’incarico non poteva essere più quello scritto nel capitolato, in ogni caso la Regione imputava ritardi all’azienda appaltatrice».

A che anno siamo arrivati?

«Al 2010, tredici anni dopo la frana del 1997».

Cosa è successo a quel punto?

«E’ qui che probabilmente si è perso più tempo, nell’annullare la gara e rifarla. Per un lungo periodo la Regione è rimasta assolutamente immobile, basta ripercorrere gli atti per vedere che per un lungo periodo non si è fatto proprio nulla, nel 2014 vengono stanziati nove milioni di euro, quelli richiamati anche in seguito ma mai effettivamente utilizzati».

Quando si è ripartiti?

«Nel 2016 c’è un primo atto in cui si riavviano gli accertamenti nella zona di Niscemi. Nel frattempo nel 2019 c’è una nuova frana e la Regione ancora una volta promette che ci saranno interventi. Su Facebook è ancora visibile il post di Marco Falcone oggi eurodeputato di Forza Italia, allora assessore alle Infrastrutture, che parla del fatto che la Regione interverrà per il consolidamento, oltre a lavorare per l’emergenza».

Ed è successo?

«No, si sono fermati ancora. Poi ci sono appunto i rilievi finiti nel Pai, quelli del 2022 e, nel 2023, l’atto di interpello e la nomina di un nuovo responsabile unico, per una nuova gara. Nel 2025 sono stati fatti nuovi studi in loco. Sono anche stati recuperati parte dei soldi di allora e la cifra è diventata di 14 milioni di euro anche se, con tutto il tempo che ci è voluto, non è stato possibile entrare nel Pnrr».

Ma in tutto ciò il Comune che ha fatto?

«Il Comune ha lavorato per la sua parte, devo dire che c’è stato un importante intervento anche nel periodo in cui non ero sindaco. I lotti che erano stati affidati al Comune sono andati avanti, ma il problema principale è il torrente, è quello che scava continuamente sotto la città, sotto i nostri piedi. E su questa parte, che è di competenza della Regione, non si è fatto nulla».

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