L’imbarazzo in Vaticano per l’angelo con la faccia di Meloni: «Non ci sono precedenti». La versione del parroco e le accuse del Pd: «Come Mussolini»

Sta provocando non pochi imbarazzi il restauro dell’angelo raffigurato con le fattezze di Giorgia Meloni nella basilica di San Lorenzo in Lucina. A cominciare dal Vicariato della diocesi di Roma, da cui si fa trapelare che le prime reazioni sono di «stupore e imbarazzo», come riporta Ansa. Dagli uffici della diocesi guidata da papa Leone XIV viene poi precisato che non esistono precedenti di questo tipo. E qualcuno dovrà dare una spiegazione sull’iniziativa, che pare sia stata presa dal sacrestano e decoratore Bruno Valentinetti. Finora dalla parrocchia pare non saperne nulla nessuno.
A cominciare da monsignor Daniele Micheletti, rettore del Pantheon e della basilica, dopo aver letto la notizia è andato a verificare di persona: «In effetti una certa somiglianza c’è», ha ammesso all’Ansa, aggiungendo però di non sapere perché il restauratore abbia operato in quel modo. «Io avevo chiesto di restaurare la cappella esattamente com’era», ha spiegato il rettore, scaricando di fatto tutto sulle spalle di Valentinetti. Dal Vicariato è già pronta a partire un’indagine interna: «È chiaro che c’è stato un intervento dell’artista – spiegano dalla diocesi di Roma – noi non conoscevamo assolutamente tale questione e l’intenzione dell’autore e non ne siamo stati informati. Adesso stiamo cercando di indagare che cosa è avvenuto».
Pd e Avs chiedono l’intervento del ministro Giuli
La vicenda è rapidamente diventata una questione politica. Irene Manzi, capogruppo del Pd in commissione cultura della Camera, ha chiesto che il ministro della Cultura Alessandro Giuli attivi immediatamente la Soprintendenza di Roma. «Quanto emerso non è accettabile». Quell’intervento potrebbe rappresentare «una potenziale e grave violazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio». Secondo Manzi, il patrimonio culturale italiano non può essere piegato a letture improprie né trasformato attraverso operazioni che ne compromettano l’autenticità. Sulla stessa linea Filiberto Zaratti, capogruppo di Avs in commissione Affari costituzionali della Camera, che ha annunciato un’interrogazione: «Siamo basiti e increduli», ha affermato, parlando di un «gigante e inaccettabile esempio di culto della personalità come non se ne vedeva dai tempi del fascismo».
La risposta di Fratelli d’Italia: «Delirio mistico»
Durissima la risposta di Fratelli d’Italia. Susanna Donatella Campione, senatrice del partito di maggioranza e componente della Commissione Cultura di Palazzo Madama, ha bollato le richieste dell’opposizione come «delirio mistico». «La sinistra pur di attaccare il governo chiede conto al ministro della Cultura di controllare come mai il volto di un affresco sia somigliante a quello della premier», ha dichiarato all’Ansa. Campione ha definito «sconcertante» la richiesta, sostenendo che l’opposizione sia arrivata a un livello di ossessione tale da vedere Meloni ovunque. Con ironia, la senatrice ha aggiunto: «Voglio sperare che la collega del Pd non arrivi a chiedere di inserire, invocando la par condicio, anche i volti di Schlein, Bonelli, Fratoianni e Conte».
