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«Ti muovi come un gay», prof di educazione fisica condannato a 4 mesi di reclusione per gli insulti agli studenti

01 Febbraio 2026 - 15:05 Ygnazia Cigna
scuola risarcimento
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Il docente è stato condannato in primo grado per abuso di mezzi di correzione

Un professore di educazione fisica di una scuola media del Trevigiano è stato condannato in primo grado a quattro mesi di reclusione per aver insultato i propri studenti durante le lezioni. Si tratta di Settimio Stallone, docente di 65 anni in un istituto di San Pietro di Feletto (Treviso), accusato dai suoi alunni di abuso di mezzi di correzione negli anni tra il 2017 e il 2020. Per i fatti avvenuti in particolare nel 2017 e nel 2018 è intervenuta la prescrizione. Il professore era stato denunciato da nove studenti che, all’epoca dei fatti, avevano tra gli 11 e i 14 anni. In aula, gli alunni hanno raccontato gli insulti subiti in palestra dal docente. «Mi diceva “ti muovi come un gay”», ha riferito uno di loro. «Oppure “Hai la ciccia anche nel cervello”, “Non sai fare niente, sei un handicappato”». Un altro studente ha aggiunto: «Mentre ero piegato ad allacciarmi le scarpe mi ha colpito alle gambe con una mazza da golf». Ma gli insulti erano di ogni genere. «Hai il sedere da divanista», avrebbe detto a un altro studente. E ancora: «Sei un nano», «fallito», «obeso».

La difesa del professore

Il prof Stallone e i suoi legali, Antonella Picco e Sossio Vitale, hanno sempre respinto le accuse, sottolineando come il docente sia in realtà un professionista stimato e molto apprezzato dagli alunni e anche dai ragazzi delle squadre giovanili di calcio che ha allenato. «A volte riesce difficile tenere la disciplina soprattutto durante le ore di ginnastica. Ma lui nega di aver mai usato le parole “sedere da divanista, gay, ritardato” o di avere diviso le classi in gruppi a seconda del livello presunto di intelligenza», ha dichiarato l’avvocato del docente. Il giudice, però, gli ha dato torto. «Voglio cancellare quei tre anni dalla mia vita, mi denigrava davanti a tutti. Avevo paura di andare alle sue lezioni», ha raccontato un alunno in aula. «Una ragazza si mise a piangere, io tornai a casa ed ero talmente scosso che non parlai con i miei genitori», ha aggiunto un altro.

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