I tre cacciatori uccisi sui Nebrodi, l’ipotesi del quarto uomo: «L’ultimo colpo non sarebbe partito dai fucili delle vittime»

Si infittisce il giallo del triplice omicidio avvenuto mercoledì 28 gennaio a Montagnareale, sui Nebrodi, in provincia di Messina. Secondo le prime ricostruzioni investigative, infatti, l’ultima fucilata che ha ucciso uno dei tre cacciatori potrebbe non essere stata esplosa da nessuna delle armi trovate accanto alle vittime, bensì da quella di una quarta persona sul posto. L’ipotesi che sta prendendo sempre più piede è quindi quella che vede la presenza di un’altra persona: questa sarebbe rimasta coinvolta nella sparatoria prima di dileguarsi.
Davis Pino sarebbe stato l’ultimo a morire
Tra i tre uomini uccisi, l’ultimo a perdere la vita sarebbe stato Davis Pino, il più giovane dei fratelli Pino. Il ragazzo sarebbe stato colpito inizialmente da lontano a un fianco, mentre un secondo colpo al torace sarebbe stato esploso a distanza ravvicinata. Per il medico legale, però, quest’ultima fucilata sarebbe compatibile con un’arma diversa rispetto a quella del primo sparo. Ed è proprio questo secondo colpo che potrebbe chiarire la dinamica della vicenda. Gli investigatori attendono ora gli esiti definitivi degli accertamenti balistici, che dovranno chiarire se il proiettile sia stato esploso da uno dei tre fucili rinvenuti sul luogo dell’omicidio oppure da un’arma differente. Nel secondo caso, la pista principale porterebbe a un quarto uomo presente sulla scena.
Le vittime
Oltre a Davis Pino, sono stati uccisi anche il fratello Giuseppe Pino e Antonio Gatani. I corpi sono stati trovati lungo l’ultimo tratto di un sentiero sterrato, in un’area boschiva, a circa 30 metri di distanza l’uno dall’altro. Quello che è certo è che i due fratelli non conoscevano l’82enne. Ieri il procuratore di Patti Angelo Cavallo e la sostituta Roberta Ampolo sono tornati sul posto per un secondo sopralluogo insieme ai carabinieri del comando provinciale di Messina. L’obiettivo è ricostruire con precisione la sequenza degli spari, incrociando i dati delle autopsie, la posizione delle vittime e i primi risultati sui proiettili estratti dai corpi.
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La ricostruzione
Secondo gli inquirenti, in una prima fase i tre cacciatori si sarebbero sparati tra loro. Ma la presenza di una quarta persona sembra ormai un’ipotesi sempre più concreta: qualcuno sarebbe stato con loro intorno alle 8 del mattino, nell’area in cui poi è avvenuta la tragedia. Resta però da chiarire il ruolo di questa figura. In molti identificano il quarto uomo con l’amico di caccia dell’82enne Antonio Gatani. L’uomo ha riferito ai carabinieri di aver accompagnato Gatani nel bosco, per poi andarsene poco dopo. Una versione che però non convince chi indaga. Al momento non risulta indagato, ma con il passare dei giorni e l’arrivo degli esiti tecnici la sua ricostruzione appare sempre più fragile. Durante una perquisizione nella sua abitazione, gli investigatori hanno sequestrato alcune armi che ora sono al vaglio dei Ris di Messina.
Tabulati e celle telefoniche
Decisivi potrebbero essere gli accertamenti sui tabulati telefonici e sulle celle agganciate nella zona quella mattina. L’obiettivo è capire se, oltre ai residenti dell’area, vi fossero altre persone presenti in quell’angolo impervio del sentiero. Eventuali dispositivi rilevati dalle antenne potrebbero confermare o smentire la presenza di un quarto soggetto. Proprio per i nuovi sviluppi investigativi, la procura di Patti ha deciso di non consegnare ancora i corpi alle famiglie: potrebbero rendersi necessari ulteriori accertamenti. L’allarme era scattato intorno alle 11, quando un motociclista, durante un giro in motocross, ha notato i corpi lungo il sentiero e ha chiamato i soccorsi.
