Ultime notizie Delitto di GarlascoGlobal Sumud FlotillaMaldiveModena
ATTUALITÀGiovaniInchiestePiemontePoliziaScontriTorino

Askatasuna, chi sono gli aggressori del poliziotto: «Mio figlio non ha mai fatto male a nessuno»

02 Febbraio 2026 - 05:42 Alessandro D’Amato
askatasuna arresti poliziotto martello dinamica
askatasuna arresti poliziotto martello dinamica
L'anarchico è Angelo Simoniato. I genitori lo definiscono un ragazzo tranquillo. Altri due arrestati in serata. La ricostruzione della dinamica dei fatti
Google Preferred Site

È incensurato, e con i conoscenti si definiva un anarchico Angelo Simionato, il 22enne arrestato a Torino perché ritenuto uno dei presunti autori dell’aggressione all’agente di polizia Alessandro Calista negli scontri avvenuti ieri durante il corteo pro Askatasuna. Originario del piccolo borgo di Montelaterone, sul monte Amiata, una frazione del comune di Arcidosso (Grosseto), il 22enne da tempo viveva altrove, tornando in estate nel suo paese di origine, dove ha lavorato come cameriere. È accusato di concorso in lesioni personali a pubblico ufficiale e rapina. Il 22enne si definiva anarchico anche tra le gente del suo borgo, e chi lo conosceva lo definisce un «ragazzo tranquillo che non ha mai fatto male a nessuno».

Angelo Simionato

Simionato è stato arrestato dalla Digos. Farebbe parte della decina di manifestanti che si è accanita contro l’agente. Ma non è la persona armata di martello né uno dei principali protagonisti del pestaggio. È stato arrestato per primo perché era il più riconoscibile, visto che aveva alcuni indumenti di colore rosso in mezzo alle decine di individui vestiti di nero. Il Corriere della Sera fa sapere che il 22enne toscano, incensurato, è stato trasferito nella notte nel carcere di Torino. Ad aggravare la sua posizione, oltre all’arresto, ci sono due denunce. Quella per concorso in rapina fa riferimento al pestaggio di Calista, «spossessato dello scudo, del casco e della maschera antigas». E la violenza a pubblico ufficiale. È stato sorpreso in un’altra occasione mentre lanciava oggetti contundenti contro lo schieramento di forze dell’ordine.

I genitori

Il giovane non ha mai avuto problemi con la giustizia. Un aspetto sottolineato anche dai genitori, arrivati ieri a Torino. «Siamo brave persone, ci spiace molto per quello che è successo» avrebbero riferito agli ingressi del Lorusso e Cutugno. «E anche nostro figlio è un bravo ragazzo». Sono stati arrestati in flagranza anche due attivisti torinesi di 31 e 35 anni, accompagnati in carcere con le accuse di resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Accompagnate in questura altre 24 persone, identificate e denunciate a vario titolo per resistenza, porto d’armi improprie, travisamento e inottemperanza ai provvedimenti dell’autorità. È stato sequestrato materiale utilizzato per coprire il volto oltre a sassi, chiavi inglesi e coltelli.

I fermi preventivi

Molti di loro, tra cui 54 stranieri, sono stati intercettati dalla Digos prima che potessero unirsi al corteo: spiccano in particolare 35 francesi e 3 turchi, ma anche australiani, greci e messicani per un appuntamento che ha richiamato attivisti anche dall’estero. Secondo la polizia hanno usato nomi in codice per comunicare. Tra questi Blu, Ugo, Kiwi e Mango. Si sono mossi a piccoli gruppi con una modalità sperimentate soprattutto in Val di Susa. Diventata, secondo gli inquirenti, una sorta di palestra per i cosiddetti incappucciati. Durante gli attacchi hanno utilizzato anche puntatori laser per infastidire gli agenti, tubi di lancio artigianali e aste di cartelloni stradali.

Il cambio di abito

La tattica, ormai rodata in altre manifestazioni, è stata di cambiarsi gli abiti all’interno del corteo indossando giacche e pantaloni impermeabili neri. Lasciati poi sull’asfalto prima di fuggire via. Proprio nelle fasi del travisamento alcuni si sono scagliati contro una giornalista e la sua troupe televisiva, distruggendo le sue attrezzature. Già nei giorni precedenti circa 770 persone erano state identificate durante i controlli preventivi lungo le principali tratte stradali e ferroviarie che portano alla città e all’aeroporto di Caselle.

La strategia

Tra loro 54 stranieri, di cui 35 francesi. Il questore Massimo Gambino aveva emesso diverse misure di prevenzione nei confronti di persone trovate in possesso di maschere antigas, passamontagna, oggetti atti ad offendere o gravate da precedenti ritenuti di pericolosità sociale. La guerriglia segue altri episodi violenti avvenuti negli ultimi mesi in città durante manifestazioni Pro Palestina quando si sono verificati assalti alle Ogr (le ex officine grandi riparazioni trasformate nel tempio della tecnologia e dell’arte), a Leonardo e alla sede del quotidiano La Stampa.

La dinamica e il contesto

La giornalista Rita Rapisardi del Manifesto, presente alla manifestazione, ha pubblicato su Facebook una ricostruzione della dinamica dell’aggressione al poliziotto.

«Ero a cinque metri, ancora più vicina del videomaker che si trovava alle mie spalle, in mezzo al corso, diviso dalle barriere del tram. A quel punto della serata gli scontri stavano andando verso la conclusione, i manifestanti si erano dileguati da corso Regina, quello di Askatasuna, dove si sono svolti per la maggior parte, per scappare verso il lungo Dora attraverso i giardinetti che portano al Campus Einaudi.

Migliaia di persone si sono riversate in quel poco spazio e pian piano sono riuscite ad arrivare dall’altra parte, sulla Dora appunto, anche perché le forze di polizia arrivavano da entrambi i lati e la paura era quella di essere chiusi contro i cancelli, motivo per cui alcuni hanno aperto un varco tra le grate. Il tutto per fortuna si è svolto abbastanza tranquillamente, in molti urlavano di fare piano, con calma e non agitarsi. Nel frattempo continuava incessante il lancio dei lacrimogeni».

«In corso Regina ormai erano in pochi. Sono tornata indietro per controllare, si parla di 20-30 persone al massimo. Mi affaccio e arrivano lacrimogeni ad altezza uomo (cosa vietata), una ragazza di fianco a me viene colpita, un altro batte sull’angolo del muro e mi sfiora. Indietreggiamo, capisco che da lì sono un bersaglio, quindi torno sul corso e mi nascondo tra le auto.

A questo punto vedo arrivare da sinistra una squadra di venti agenti in antisommossa che corrono per manganellare quei dieci più vicini, ormai deboli di numero. Sono pronta ad urlare “stampa”, convinta le avrei prese anche io, abituata a vestirmi sempre di nero poi.

Uno di questi, esce dallo schieramento, parte da solo e si allontana di 15 metri, per inseguire un paio di persone, mi pare una avesse un’asta in mano. Le inizia a manganellare, uno finisce a terra. Altri manifestanti arrivano in soccorso prendono il poliziotto e lo sbattono via, lui cade a terra e da lì ci sono quei secondi immortalati dal video ormai virale. Perde casco non allacciato e poi i due colpi di martelletto (non martello).

Mi giro e guardo la squadra, nessuno arriva a salvarlo, eppure l’hanno visto. Intanto da dietro arrivano delle urla, “basta, basta, lasciamolo stare”. I militanti si allontanano e finalmente arriva un collega. In due poi lo trascinano via. Doppia ritirata, a quel punto mi allontano anche io, non era rimasto più nessuno».

Secondo la giornalista «ci sono numerosi video di persone a terra circondate e manganellate quando sono a terra (anche fotografi, che non finiranno in home page), ho visto teste aperte, labbra spaccate, persone intossicate dal lacrimogeni che hanno vomitato in strada. Almeno in trenta sono andati negli ospedali torinesi, allertati la sera prima, l’ultima volta l’emergenza era stata data nel periodo Covid, per capirci. Molti altri curati sul posto, non si avvicinano ai pronto soccorsi per paura di denunce».

leggi anche